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GRANDE ARTE

La Gamc si rilancia:mostra tutta sua sul futurismo

Chiara Sillicani
La Gamc si rilancia:mostra tutta sua sul futurismo

Una ricostruzione targata Gamc di quello che è stata Viareggio, di un passato in cui l'identità della città cosmopolita e intellettuale si fondeva con l'anima popolare della Darsena, dei mestieri e dell'oralità. La mostra "Il futurismo a Viareggio e in Versilia

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VIAREGGIO. Una ricostruzione targata Gamc di quello che è stata Viareggio, di un passato in cui l'identità della città cosmopolita e intellettuale si fondeva con l'anima popolare della Darsena, dei mestieri e dell'oralità. La mostra "Il futurismo a Viareggio e in Versilia. Accadimenti e riflessi dal 1918 al 1940" disegnerà quell'identità attraverso le opere dei grandi padri del futurismo. Sarà inaugurata il 10 ottobre e rimarrà aperta fino al 20 dicembre.

La mostra è un banco di prova per la Gamc che tenta di inserirsi a pieno titolo nei circuiti culturali nazionali, in occasione del centenario dalla pubblicazione del Manifesto futurista di Marinetti. Dopo importanti collaborazioni, la Galleria allestisce, infatti, una mostra tutta sua, in cui Viareggio è protagonista.

Un ritorno al passato, agli anni in cui la Passeggiata era il cenacolo di artisti internazionali e le estati versiliesi erano all'insegna della cultura, nel senso più ampio del termine: arte, teatro, letteratura e tradizione popolare genuina, ma consapevole.

Negli anni tra le due guerre la città ha conosciuto il suo momento di gloria, i grandi del futurismo si sono incontrati in Versilia e hanno regalato a Viareggio il privilegio di essere musa ispiratrice.

E la mostra nasce sulle tracce di quel passato e di una grande esposizione che nel 1918 fece incontrare l'arte innovativa, di cui Marinetti è il padre, con le esperienze metafisiche di De Chirico e Carrà. Nei giorni caldi della seconda metà di agosto, il Kursaal, l'hotel dell'intelligentia chic, ospitò un'esposizione in cui De Chirico portò il suo "Ettore e Andromaca" e Carrà "L'ovale delle apparizioni" e Enrico Prampolini, amante del dinamismo e della scomposizione dei corpi, espose proprio i suoi studi sulla forma.

Da quel passato prende inspirazione la mostra.

«La prima sezione - spiega Alessandra Belluomini Pucci, direttrice della Gamc e curatrice dell'evento - ricorda l'esposizione del 1918. Gli anni tra le due guerre sono stati ricostruiti - sottolinea - con rigore scientifico». La seconda sezione, infatti, si concentra sul periodo immediatamente successivo e in particolare sulle figure dei fratelli Michahelles, Thayaht e Ram. Svizzeri, naturalizzati fiorentini, comprarono casa a Tonfano e lì crearono alcune delle loro opere più importanti. Artisti, designer, realizzarono quadri, ma furono anche inventori. Thayath è il padre della tuta blu degli operai.

Poi una terza sezione dedicata all'ultimo periodo del futurismo e ad un Lorenzi Viani in veste nuova. Riccardo Mazzoni, curatore della mostra con la Belluomini, racconta di «un cenacolo di artisti, raccolti intorno al giornalista Cristoforo Mercati di cui facevano parte anche Viani e il disegnatore Uberto Bonetti, il padre del Burlamacco». Un Viani in cui gli influssi del futurismo sono forti.

E poi opere di Uberto Binetti, appunto, di Primo Conti, di Lega Achille, di Enrico Prampolini e Fortunato Depero. E proprio l'opera "Le Bagnanti", di Depero, è il manifesto della mostra, simbolo di un Futurismo balneare che a Viareggio ha avuto la sua capitale.

L'apertura, nei locali della Gamc, il 10 ottobre, il 31 sarà presentato anche il catalogo realizzato dall'associazione il Caleidoscopio che comprende anche immagini di opere non esposte.

Una mostra su cui l'amministrazione e la galleria puntano molto, sperando che il prezzo contenuto del biglietto (3 euro, 1,50 il ridotto) sia un incentivo a scoprire l'anima futurista di Viareggio.

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