Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

«I tempi dell'inchiesta? Lunghi»

Donatella Francesconi
Il procuratore capo, Aldo Cicala; e il treno rovesciato sui binari ad un passo dalle case distrutte di via Ponchielli e dintorni
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Il procuratore capo, Aldo Cicala; e il treno rovesciato sui binari ad un passo dalle case distrutte di via Ponchielli e dintorni

«Tempi lunghi». È la frase più ripetuta dal procuratore capo, Aldo Cicala, che ieri mattina ha incontrato gli organizzatori del presidio sotto la sede della Procura, a Lucca. Con loro alcune delle persone colpite dalla strage. Alle quali Cicala ha espresso «solidarietà»

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VIAREGGIO. «Tempi lunghi». È la frase più ripetuta dal procuratore capo, Aldo Cicala, che ieri mattina ha incontrato gli organizzatori del presidio sotto la sede della Procura, a Lucca. Con loro alcune delle persone colpite dalla strage. Alle quali Cicala ha espresso «solidarietà».

«Ci tenevo ad esprimere la mia solidarietà e quella di tutto l'ufficio», ha detto il procuratore lasciando l'ufficio. Alla domanda se prima di Natale vi potranno essere novità sulle indagini, Aldo Cicala ha risposto laconico: «Sui tempi non si può dire...». A quella se sia stata o meno fissata una data per gli atti irripetibili, il procuratore si è limitato ad interloquire con un «no», scuotendo la testa.

«Sono fermi perché non sanno a chi dare la colpa di quanto accaduto»: Paolo Crivello, con la moglie, è uno dei tanti simboli della tragedia. La mattina del 30 giugno, quando la loro casa già non c'era più, hanno pagato l'ultima rata del mutuo. Riassunto semplice ed efficace del colloquio avuto con il procuratore capo: «Hanno spiegato che ci sono tante società coinvolte, tra titolari e appaltatrici...E che per un fascicolo a carico di ignoti si va avanti con rinnovi d'indagine di sei mesi in sei mesi...».

Se il fascicolo resta a carico di ignoti - è l'amaro commento di Riccardo Antonini, per l'"Assemblea 29 giugno" - si parla di anni ed anni. Al procuratore capo e al suo sostituto, titolare dell'indagine, Giuseppe Amodeo, i rappresentanti del Comitato di via Ponchielli e quelli dell'"assemblea 20 giugno" hanno portato un carico di dubbi su come si è operato - all'indomani della strage - sui binari luogo della tragedia. Arrivando a ripristinare nel giro di poco la circolazione dei treni: «Il procuratore - spiega Antonini - ha difeso la posizione del dissequestro. Altrimenti, ci ha detto, avrebbero protestato i pendolari. E a lui spetta, queste le parole che ha usato, anche il compito di salvaguardia egli interessi della collettività. Insomma, siamo in una situazione in cui il ministro si sostituisce ai magistrati («non è detto ci sia un colpevole a tutti i costi», aveva dichiarato Matteoli a Bruxelles, ndr) e i magistrati si sostituiscono alla politica».

Insomma, toni molto diversi da quelli ascoltati poche ore dopo la notte di fuoco e morte: «I dati parlano da soli - dichiarava allora il procuratore capo di Lucca -: è stato un vero disastro». Un'affermazione rafforzata dai fulmini del procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda: «Questo incidente non è frutto del caso, ma di precise azioni od omissioni che saranno attentamente vagliate. Tutto quello che circola sulla rete ferroviaria italiana deve essere a norma e Trenitalia ne è responsabile». A patto che si metta a fuco chi indagare.

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