Il Tirreno

Versilia

LA MOSTRA

Ecco come eravamo

Simone Pierotti
Ecco come eravamo

«Guarda, c'è il tu'zio!», «Mamma, hai visto? C'è il nonno», «Ma quella sono io!». Sono alcuni dei commenti delle oltre 400 persone che sabato pomeriggio hanno affollato il Museo della Marineria per l'inaugurazione della mostra fotografica "Darsena: memorie, luoghi, persone", che resterà aperta fino al 27 settembre

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VIAREGGIO. «Guarda, c'è il tu'zio!», «Mamma, hai visto? C'è il nonno», «Ma quella sono io!». Sono alcuni dei commenti delle oltre 400 persone che sabato pomeriggio hanno affollato il Museo della Marineria per l'inaugurazione della mostra fotografica "Darsena: memorie, luoghi, persone", che resterà aperta fino al 27 settembre (dal venerdì al sabato, orario 16-19, ingresso libero). Le istantanee, in bianco e nero, ricordano eventi e luoghi simbolo della Darsena. Ma anche, e soprattutto, persone.
Che sorpresa, per i meno giovani, specchiarsi in questi scatti con qualche primavera in meno sulle spalle, riassaporare anni della gioventù, rivedere amici fraterni o personaggi storici, che non ci sono più.

Le persone. Assieme a luoghi ed episodi memorabili della storia del quartiere, sono loro uno dei cardini di questa mostra. Ciò che agli occhi delle giovani generazioni fa sorridere, è che molti di essi siano menzionati attraverso il loro soprannome, o nomicchioro, alla viareggina, anziché con il nome di battesimo. Perché così tutti li chiamavano, vuoi per abitudine, vuoi perché il vero nome era a volte ignoto. Un tempo la comunità della Darsena era così; profondamente radicata sul territorio. Un quartiere dove tutti si conoscevano, aperto e accogliente, vivace e dinamico: non a caso è qui che si sono stabiliti i «forestieri» (i trabaccolari di San Benedetto del Tronto e i siciliani), è qui che è nato il primo rione del Carnevale.

E allora ecco che, di fianco all'incendio del Santa Monica, o alle giornate sportivo-ricreative del Cro, trovano (giustamente) spazio personaggi-simbolo del quartiere: ci sono Picciù e la sua signora che erano soliti andare sulla spiaggia a vendere i celebri «aquiloni per bamboretti che vòlino»; c'è Danilo Fedeli, il papà del Carnevaldarsena scomparso pochi mesi fa che aprì in via Savi il baraccone, una sorta di centro commerciale ante litteram; c'è Marietto, per anni infarinatore del pesce al Carnevaldarsena, che si improvvisa clown infarinandosi il volto e facendo una smorfia davanti all'obiettivo; ci sono pure Don Sirio e Don Beppe, due preti vecchio stampo che godevano di alta considerazione pure tra i laici del quartiere. C'è anche uno splendido primo piano di Claudio Franceschi, conosciuto in Darsena con il nome di Andrea Skofic: proprio lui è il protagonista di un video che verrà mostrato oggi al Museo, un film drammatico, muto, che per la prima, e unica, volta fu proiettato nel lontano 1957 al Cro e che offre uno spaccato della Darsena di allora. Assieme allo Skofic si riconosce anche Plinio Tomei, titolare dell'omonima ferramenta, mentre altri personaggi non sono stati ancora identificati: il pubblico presente potrà, dunque, dare il proprio contributo a questo arduo compito. E forse, proprio questo incessante coinvolgimento delle persone comuni (la mostra nasce proprio, grazie a fotografie che numerose famiglie hanno voluto mettere a disposizione) sembra la chiave del successo della rassegna.

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