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SANITA’

Medici e dirigentiEcco gli stipendi pagati dall'Asl

Luca Cinotti
<strong>DIRIGENTI E RESPONSABILI.</strong> Da sinistra: Giancarlo Sassoli, Sergio Milletti, Massimo Cecchi e Giuliano Angotzi
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DIRIGENTI E RESPONSABILI. Da sinistra: Giancarlo Sassoli, Sergio Milletti, Massimo Cecchi e Giuliano Angotzi

Medici, manager, primari. L'Asl, in ossequio alla brunettiana "Operazione trasparenza", ha pubblicato gli stipendi dei suoi dirigenti sul sito internet. Centinaia di nomi e cifre, sulle quali "svetta" (com'era logico aspettarsi) il compenso del direttore generale

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Medici, manager, primari. L'Asl, in ossequio alla brunettiana "Operazione trasparenza", ha pubblicato gli stipendi dei suoi dirigenti sul sito internet. Centinaia di nomi e cifre, sulle quali "svetta" (com'era logico aspettarsi) il compenso del direttore generale.
Giancarlo Sassoli, nel 2008, ha avuto in busta paga un totale (lordo) di 164.821 euro. Nella "classifica" della direzione aziendale è seguito dal direttore amministrativo Claudio Rapalini (131.858), da quello sanitario Antonio Latella (126.618) e da quello dei servizi sociali Luce Gatteschi (85.891 euro).
Dietro i vertici aziendali, la lunga teoria dei dirigenti medici. In questa prima puntata presentiamo le retribuzioni dei responsabili di unità operative, con particolare riferimento a quelli più impegnati sul versante "sanitario". Domani, invece, forniremo gli stipendi di tutti gli altri dirigenti forniti dall'azienda sanitaria.

In testa alle retribuzioni troviamo Massimo Cecchi, urologo e responsabile dell'area chirurgica 130.301 euro. Segue il responsabile dell'area attività di laboratorio Adolfo Moretti con 128.687 che stacca di un'incollatura Paola Lambelet (responsabile dell'area medica) con 128.657 euro. Al quarto posto del podio, Giuliano Angotzi (numero uno del dipartimento di prevenzione) con 127.603 euro. Sono tanti, comunque, a superare l'asticella dei 100mila euro.
Ma come si formano le cifre della dirigenza medica? Il totale è composto dalla somma di cinque voci. La prima, il cosiddetto "tabellare" è uguale per tutti e, centesimo più centesimo meno, si aggira intorno ai 50mila euro. A questa va sommata, innanzitutto, la cosiddetta "posizione fissa": una cifra che dipende dalla posizione del professionista. Si sale, infatti, dall'incarico base su su fino a quello di dirigente di struttura complessa.

C'è poi quella voce che, nei dati messi in rete dell'azienda sanitaria, va sotto l'etichetta di "variabile": si tratta, in sostanza, di una valutazione della capacità del professionista nella sua specializzazione.
A questi tre punti se ne aggiungono altri due, che poi sono anche quelli che fanno registrare l'oscillazione più ampia.
Il primo è quello della cosiddetta "retribuzione di risultato": vale a dire l'azienda verifica se - e in quale misura - il professionista ha raggiunto gli obiettivi gestionali e di budget fissati dalla direzione per un determinato settore sanitario (o tecnico, o amministrativo).
Infine c'è la categoria "altro": un "calderone" nel quale vanno a finire i proventi derivanti da una molteplicità di voci. Si va, infatti, dal conteggio degli straordinari, le indennità previste dal contratto, e anche quelle dovute - ad esempio - dal lavoro festivo o da quello notturno.
1-continua

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