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VIAREGGIO

Il ragazzo simulò, risarcito il prof

Luca Cinotti
<strong>SENTENZA.</strong> La scuola media Jenco in Darsena
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SENTENZA. La scuola media Jenco in Darsena

Quattro anni per veder ribaltare una sentenza che l'aveva condannato a pagare quasi 50mila euro di danni. Tanto ha aspettato Giovanni Ferreri, ex professore delle medie Jenco, che nel 2005 era stato condannato a risarcire un suo ex alunno al quale avrebbe dato un pugno

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VIAREGGIO. Quattro anni per veder ribaltare una sentenza che l'aveva condannato a pagare quasi 50mila euro di danni. Tanto ha aspettato Giovanni Ferreri, ex professore delle medie Jenco, che nel 2005 era stato condannato a risarcire un suo ex alunno al quale avrebbe dato un pugno. Ora la sentenza di appello parla di "condotta simulatoria" del giovane (che allora aveva 13 anni) e mette in dubbio anche la reale portata del fatto.
Tutto comincia nel 1996, nella prima B delle Jenco, in Darsena. Il ragazzo viene invitato dal professore a raccogliere la carta in terra. L'alunno avrebbe risposto «non sono stato io» e, di conseguenza, ci sarebbe stato il colpo sullo sterno. In sede penale Ferreri patteggiò mentre, in civile, fu condannato al pagamento di 47.211 euro per il risarcimento del danno fisico, di quello psichico temporaneo, di quello permanente e invalidante al 10% e del costo di un trattamento psicoterapeutico.

La decisione del giudice di primo grado, appellata da Ferreri assistito dagli avvocati Frati e Gemignani, era stata basata in gran parte su una consulenza tecnica d'ufficio. La stessa che il collegio della corte d'Appello di Firenze, sulla base di un'altra consulenza, ha sostanzialmente smontato.
Secondo l'esperto, infatti, le conclusioni del primo ctu «si fondano essenzialmente su quanto dichiarato» dal ragazzo. Insomma, il danno sarebbe stato più dichiarato che reale. E in questo senso andrebbero varie consulenze psichiatriche che delineano solo «una sospetta patologia panica» e un test secondo il quale c'era «un profilo sostanzialmente normale» del giovane. Ora, per il consulente d'appello, «le valutazioni del primo ctu si fondano su sintomi soggettivi riferiti, peraltro in modo meccanico, senza la capacità di descriverli in modo approfondito [.] Quindi si evidenzia la ricorrenza di elementi che conducono a ritenere una condotta simulatoria» del ragazzo. Che, nel frattempo ha finito gli studi, intrapreso il lavoro e avuto una normale vita sentimentale.

La sentenza di appello, sulla base anche di testimonianze di compagni di scuola del giovane e di un'insegnante, mette in dubbio anche l'effettiva portata del colpo inflitto da Ferreri: «L'intensità del colpo risulta molto meno forte di quanto sostenuto» dal ragazzo e «seppure non potrebbe escludesi la sua efficienza lesiva sulla psiche, la scarsa intensità del colpo mal si concilia con le gravi conseguenze lamentate». Conclusione: il ragazzo dovrà restituire i 24mila euro avuti come "anticipo", oltre a pagare a Ferreri parte delle spese di primo e secondo grado: in totale, 43.310 euro.

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