Sicurezza
DOPO LA CATASTROFE
Pochi soldi, imprese insoddisfatte
Chiara Sillicani
Quarant'anni ancora da compiere di cui venti trascorsi ad alzare ponteggi. Un'attivita redditizia quella che Francesco Pinto aveva tirato su con i suoi due fratelli. In via Ponchielli la ditta di noleggio attrezzature edili andava a gonfie vele e dava da mangiare anche a tre dipendenti
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VIAREGGIO. Quarant'anni ancora da compiere di cui venti trascorsi ad alzare ponteggi. Un'attivita redditizia quella che Francesco Pinto aveva tirato su con i suoi due fratelli. In via Ponchielli la ditta di noleggio attrezzature edili andava a gonfie vele e dava da mangiare anche a tre dipendenti. Poi la tragedia e i sacrifici di una vita andati in fumo.
Adesso Francesco Pinto teme il peggio: non ce la fa a tirare avanti, la sua ditta potrebbe chiudere i battenti. Si dà una scadenza temporale oltre la quale tirerà i remi in barca. Non ha molte speranze, non riesce a guardare al futuro con ottimismo, neanche dopo l'ordinanza del commissario Martini per la ripresa delle attività imprenditoriali. Neanche dopo la riunione tecnica di un paio di giorni fa, organizzata dagli uffici del Commissario. Sono troppo le domande a cui Francesco Pinto non trova risposta, troppo i dubbi e le perplessità. A preoccupare lui, come tutti gli altri imprenditori di via Ponchielli, è l'idea di dover tirare fuori altri soldi: «Certo potrebbe esserci un rimborso un giorno, ma adesso si tratta di sostenere altre spese». Il primo nodo cruciale è quello dell'affitto: nell'ordinanza sulle aziende firmata da Martini il 25 agosto è previsto un contributo massimo di mille euro mensili fino a dicembre, quando terminerà lo stato di emergenza. «Troppo pochi quei soldi - spiega Francesco Pinto - purtroppo con mille euro non troverei mai un capannone. Poi a dicembre la partita si riaprirebbe comunque». Così adesso i suoi ponteggi, almeno quelli sopravvissuti al fuoco, sono nel terreno di un amico in via del Brentino. Preoccupa gli imprenditori anche il fatto che i contributi siano erogati dietro la presentazione della documentazione di spesa, bonifici e fatture. L'ordinanza di Martini definisce con chiarezza la percentuale di contributi e i tetti massimi dell'erogazione (fino ad un totale di 366mila ad azienda), ma il vero problema è tirare fuori i soldi. Tanto che durante la riunione gli imprenditori chiedono di avere un'anticipazione sulle spese di riapertura dell'attività. Insomma soldi dietro presentazione di preventivi, anziché di bonifici. E gli uffici del Commissario non lo escludono. Poi ancora aperta c'è la questione mutui e leasing e anche su questo piano, purtroppo, quello dei fratelli Pinto è un caso che fa scuola: avevano deciso di fare il grande salto, avevano comprato il capannone andato in fumo, grazie ad un leasing. Ora non hanno più nulla, ma la rata da pagare arriva, puntuale come un orologio. E anche su questo fronte Martini si è impegnato ad incontrare gli istituti di credito. E i partecipanti alla riunione hanno anche garantito che presenteranno al Commissario la richiesta di un risarcimento per le spese di trasferimento attività.
Nessuna forma di chiusura da parte del Commissario quindi e addirittura la disponibilità a rivedere il modulo, da presentare entro il 2 ottobre, per la richiesta appunto dei contributi. Ma il vero problema sono i soldi: per ora si conta solo su 750mila euro, cifra rimasta dai 2milioni tirati fuori dalla Regione. Dei 15milioni dallo stato ancora neanche uno spicciolo.
Adesso Francesco Pinto teme il peggio: non ce la fa a tirare avanti, la sua ditta potrebbe chiudere i battenti. Si dà una scadenza temporale oltre la quale tirerà i remi in barca. Non ha molte speranze, non riesce a guardare al futuro con ottimismo, neanche dopo l'ordinanza del commissario Martini per la ripresa delle attività imprenditoriali. Neanche dopo la riunione tecnica di un paio di giorni fa, organizzata dagli uffici del Commissario. Sono troppo le domande a cui Francesco Pinto non trova risposta, troppo i dubbi e le perplessità. A preoccupare lui, come tutti gli altri imprenditori di via Ponchielli, è l'idea di dover tirare fuori altri soldi: «Certo potrebbe esserci un rimborso un giorno, ma adesso si tratta di sostenere altre spese». Il primo nodo cruciale è quello dell'affitto: nell'ordinanza sulle aziende firmata da Martini il 25 agosto è previsto un contributo massimo di mille euro mensili fino a dicembre, quando terminerà lo stato di emergenza. «Troppo pochi quei soldi - spiega Francesco Pinto - purtroppo con mille euro non troverei mai un capannone. Poi a dicembre la partita si riaprirebbe comunque». Così adesso i suoi ponteggi, almeno quelli sopravvissuti al fuoco, sono nel terreno di un amico in via del Brentino. Preoccupa gli imprenditori anche il fatto che i contributi siano erogati dietro la presentazione della documentazione di spesa, bonifici e fatture. L'ordinanza di Martini definisce con chiarezza la percentuale di contributi e i tetti massimi dell'erogazione (fino ad un totale di 366mila ad azienda), ma il vero problema è tirare fuori i soldi. Tanto che durante la riunione gli imprenditori chiedono di avere un'anticipazione sulle spese di riapertura dell'attività. Insomma soldi dietro presentazione di preventivi, anziché di bonifici. E gli uffici del Commissario non lo escludono. Poi ancora aperta c'è la questione mutui e leasing e anche su questo piano, purtroppo, quello dei fratelli Pinto è un caso che fa scuola: avevano deciso di fare il grande salto, avevano comprato il capannone andato in fumo, grazie ad un leasing. Ora non hanno più nulla, ma la rata da pagare arriva, puntuale come un orologio. E anche su questo fronte Martini si è impegnato ad incontrare gli istituti di credito. E i partecipanti alla riunione hanno anche garantito che presenteranno al Commissario la richiesta di un risarcimento per le spese di trasferimento attività.
Nessuna forma di chiusura da parte del Commissario quindi e addirittura la disponibilità a rivedere il modulo, da presentare entro il 2 ottobre, per la richiesta appunto dei contributi. Ma il vero problema sono i soldi: per ora si conta solo su 750mila euro, cifra rimasta dai 2milioni tirati fuori dalla Regione. Dei 15milioni dallo stato ancora neanche uno spicciolo.
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