Il Tirreno

Versilia

LA MEMORIA DELLA CITTÀ

La Darsena dei nostri ricordi

Simone Pierotti
La Darsena dei nostri ricordi

Se dici Darsena, la mente ti corre subito alla zona dei cantieri, al porto. Una delle imbarcazioni simbolo del quartiere, e della città, è stata il "Santa Monica". Tutti ne restavano ammirati e i bambini lo adoravano

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Se dici Darsena, la mente ti corre subito alla zona dei cantieri, al porto. Una delle imbarcazioni simbolo del quartiere, e della città, è stata il "Santa Monica". Tutti ne restavano ammirati e i bambini lo adoravano. Era un tipico barcobestia viareggino, ancorato alla Madonnina, trasformato in un elegante galeone, per essere utilizzato in un film; poi fu un set cinematografico per altre pellicole.
Ma un giorno il "Santa Monica" finì in fiamme e cenere.
La foto che apre questa pagina racconta un momento e un'emozione che appartiene alla storia di tanti viareggini. «Every picture tells a story», ogni foto racconta una storia, cantava Rod Stewart agli albori degli anni Settanta. Senza bisogno di parole, di storie da raccontare ne hanno parecchie le immagini utilizzate per «Darsena: memorie, luoghi, persone», mostra che aprirà domani, alle 17, al Museo della Marineria. Viaggio nel tempo per ricordare chi eravamo e consegnarlo alle future generazioni.

La nave incendiata. Il Santa Monica, fu convertito in bar-ristorante con sala da ballo (al Santa Monica iniziò la sua carriera da dj Salvatore «Tore» Romani, darsenotto purosangue) e più volte comparì in pellicole girate a Viareggio: tra queste meritano citazione «Una vita difficile» (1961) con Alberto Sordi, «Frenesia dell'estate» (1963) con un Philippe Leroy doppiato in fiorentino e «Lo chiamavano Bulldozer» (1978) con Bud Spencer. La foto testimonia la triste fine del Santa Monica: fu incendiato nlla primavera del 1980 e non è più resuscitato.

I trampolini per la pesca. Non lontano dal Santa Monica, all'interno del porto, si trovavano delle specie di pontili: erano i trampolini delle anguille cee, dove i pescatori si recavano armati di nafta e cerchiaia per catturare questi pesci. La pesca delle anguille cee, oggi proibita, aveva luogo da dicembre a marzo; era attività tipica dei viareggini e non a caso, per canzonarli, si diceva che «per campa' fanno i'bbagnini, peschino du' anguille cee, pitturino du' cari». Le immagini più suggestive, però, le regalava l'altra sponda del porto; osservare da lontano questi trampolini, che formicolavano di pescatori nella notte, era come assistere ad un'affascinante luminaria.

Il «padellone» e le giornate del Cro. Il tema delle anguille cee sposta l'attenzione su uno degli elementi irrinunciabili nella vita della Darsena: il pesce. In particolare, nel quartiere si svolgevano, dal 25 aprile al 1º maggio, le giornate sportivo-ricreative del Cro, storico locale di via Coppino; tradizione voleva che, a margine delle attività ludiche e sportive, si preparasse il «padellone». Si trattava di friggere il pesce nelle padelle, di alcuni metri di diametro, fabbricate in Darsena per conto del Cro, per poi distribuirlo ai presenti. Per lungo tempo ci fu un'accesa discussione; era più grande il «padellone» viareggino, o quello, simile, di Camogli?

La fabbrica di ghiaccio. Questo piccolo assaggio sulle fotografie da ammirare alla mostra si conclude con un'istantanea legata al luogo che la ospita: la fabbrica di ghiaccio, situata vicino al Museo della Marineria. Fu aperta nel 1918 dal senatore Angelo Giorgetti, politico conosciuto a Viareggio; il ghiaccio, indispensabile per le barche che andavano per mari, era prodotto in strisce e quindi tritato. Nel 1949, la famiglia Giorgetti (nel frattempo avevano fatto il loro ingresso in azienda i figli) si dedicò alla produzione di coni gelato, oltre a ghiaccio ed acqua gassata; era abitudine che i giovani darsenotti si recassero alla fabbrica, dove gli operai regalavano loro i coni che si erano rotti nella produzione e non potevano essere destinati al commercio.

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