Il Tirreno

Versilia

LA STORIA

L'ultima bambinadel Tabarracci è diventata grande

Stefano Buda
Sopra la foto di Elena poco dopo la nascita Accanto lei sul molo quindici anni dopo
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Sopra la foto di Elena poco dopo la nascita Accanto lei sul molo quindici anni dopo

Venuta al mondo alle 12.48 del 6 giugno 1994, nel reparto maternità dell'ospedale Tabarracci, Elena Benedetti è l'ultima nata viareggina. Quando lancia il suo primo sguardo sul mondo pesa tre chili e quattrocento grammi

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VIAREGGIO. Venuta al mondo alle 12.48 del 6 giugno 1994, nel reparto maternità dell'ospedale Tabarracci, Elena Benedetti è l'ultima nata viareggina. Quando lancia il suo primo sguardo sul mondo pesa tre chili e quattrocento grammi. A partire dal giorno successivo i bimbi della Versilia nasceranno a Pietrasanta. Anche Elena, insieme a sua madre Cinzia Landucci, poche ore dopo il parto viene trasferita in ambulanza nel nuovo centro nascite.

Le cronache di quei giorni annunciano che l'"ultima viareggina" è «una graziosa moretta». Dopo 15 anni Elena si conferma molto graziosa, ma con gli occhi azzurri e i capelli chiari. Vive con la sua famiglia a Torre del Lago, sogna di fare l'attrice e gioca a pallavolo con la Spv Vecchia Viareggio. Magari diventerà una stella del cinema o una grande atleta: un simbolo della città come Monicelli, la Sandrelli, Lippi e Collina. Se la madre avesse partorito qualche ora dopo per l'anagrafe sarebbe pietrasantina e se i big nostrani fossero nati al giorno d'oggi sulla carta d'identità risulterebbero camaioresi. Incontestabile il fascino delle due località, ma il legame identitario di Viareggio con i suoi figli illustri ne avrebbe inevitabilmente risentito.

Coltiva i suoi sogni l'"ultima viareggina", ma tiene i piedi saldamente piantati a terra: «Studio da ragioniera all'istituto Piaggia - dice con un sorriso aperto su cui affiora un tenero velo di timidezza -. Spero di realizzarmi in questo campo, magari come commercialista». A fianco a lei c'è il fidanzatino Andrea che l'aiuta a vincere l'imbarazzo. «Ci piace camminare in passeggiata - spiega Elena, la cui abbronzatura dorata risalta sulla canotta bianca - frequentiamo i locali della Darsena con gli amici e ogni tanto passiamo una serata in discoteca, al cinema o al bowling. Amo ascoltare la musica e i miei cantanti preferiti sono Ligabue e Tiziano Ferro».
Una ragazza come tante, nata in circostanze così speciali: doveva essere proprio lei l'ultima viareggina, era scritto nel destino. «Il Tabarracci stava per chiudere e mi ero già organizzata con l'ostetrica e il ginecologo per partorire a Pietrasanta - rivela la madre Cinzia Landucci - ma Elena è arrivata con otto giorni di anticipo cogliendo tutti di sorpresa. Dopo pochi minuti ci hanno spiegato che sarebbe stata l'ultima a nascere in città». Il 6 giugno del'94 la signora vive l'attenzione della stampa locale con un certo imbarazzo. «Oggi, invece, sono contenta di questa particolarità che ha segnato la storia di Elena - confessa la Landucci -: qualcosa che sicuramente la rende unica. Inoltre mio marito ed io veniamo da famiglie del posto e ci fa piacere tramandare le nostre origini».

Il rapporto ancestrale che lega i viareggini alla loro città è ben espresso nei versi scritti da uno dei suoi nomi più importanti: «Viareggio in te son nato in te spero morire». Parole di Mario Tobino tratte dalla raccolta "Asso di picche". Le hanno impresse a caratteri cubitali sui muraglioni del porto, lungo la diga foranea del Triangolino, un punto appartato e reso ancora più intimo dalla scritta in vernice bianca. E' lì che abbiamo scelto di incontrare l'"ultima viareggina".
«Che effetto ti fa sapere che dopo di te in questa città non nasce più nessuno, o quasi?», le chiediamo. Elena scrolla le spalle: «Non è così importante». Forse l'ultima bimba dell'ospedale di Viareggio incarna una Versilia meno campanilistica di un tempo. Una Versilia ancora identitaria, certo, ma legata a un territorio complessivo, e non più a una città singola.

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