La protesta
VIAREGGIO
La Finanza scopre altri tre finti poveri
Devono stare attenti, molto attenti tutti gli imprenditori che se la passano bene, vivono alla grande, ma si dimenticano, diciamo così, di pagare le tasse. Perché la guardia di finanza i ricchi li tiene d’occhio
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VIAREGGIO. Devono stare attenti, molto attenti tutti gli imprenditori che se la passano bene, vivono alla grande, ma si dimenticano, diciamo così, di pagare le tasse. Perché la guardia di finanza i ricchi li tiene d’occhio. E chi viaggia su macchine di lusso, si gusta la cucina nei locali più esclusivi, fa vita da mille e una notte si aspetti una verifica della dichiarazione dei redditi. Nella rete dei controlli, a maglie strette, sono caduti stavolta tre imprenditori versiliesi: il titolare di un laboratorio di marmo a Seravezza, un produttore di utensili per la casa, viareggino e il proprietario camaiorese di un mobilificio.
Come altri due imprenditori, beccati nei giorni scorsi dai finanzieri, anche questi ricconi non mettevano piede nello studio di un commercialista da anni, niente dichiarazione. Ma quello zero alla voce reddito ha insospettito la guardia di finanza: i tre conducevano una vita di lusso, da gente che di soldi ne ha tanti, e non dichiaravano un centesimo. Bella casa, auto di grossa cilindrata, ristoranti chic, da centinaia di euro a serata. E, come se non bastasse, avevano fatto importanti investimenti in beni immobili e titoli azionari. Agli uomini della Finanza quelle dichiarazioni da poveri in canna proprio non tornavano. L’imprenditore del marmo era stato fermato a giugno su una super car, l’auto, in leasing, costava al seravezzino 1500 euro al mese. Una rata salata e a garanzia del pagamento c’era una villetta con giardino. Sono immediatamente scattati i controlli. Ma di quell’uomo negli archivi del fisco non c’era traccia, neanche l’ombra di una dichiarazione o di una tassa versata. Come poteva dunque quel povero senza un centesimo, pagare 1500 euro mensili per un’auto di lusso?
Negli ultimi tre anni l’imprenditore non aveva dichiarato 840mila euro ai quali ne vanno aggiunti 284mila per l’ omesso pagamento dell’iva e 24mila per l’ Irap. Un bel gruzzolo. Neanche l’imprenditore viareggino, titolare di un’azienda di oggetti per la casa, se la passava male: anche per lui sabato sera nei locali più esclusivi della Versilia, senza badare a spese. E il “vizio” di non dichiarare, per evitare di pagare le tasse, oltre a quello di non contabilizzare le entrate. Per un totale di 457mila euro evasi, più 92mila di Iva non pagata e 12mila di Irap. Stessa storia per il camaiorese, titolare di un mobilificio. Dalla vendita dei suoi mobili in legno guadagnava parecchio, ma per il fisco era inesistente. Dai controlli della guardia di finanza risulta che non abbia dichiarato 535mila euro. Anche in questo caso è stata riscontrata un’evasione dell’Iva per 153mila euro e dell’Irap per 14mila.
E la finanza assicura che non finisce qui, l’azione ispettiva, in tutta la Versilia, proseguirà con l’intento di scovare gli evasori totali. I controlli saranno capillari e mirati al mondo dell’imprenditoria locale. «La compagnia di Viareggio - spiegano i finanzieri - non abbassa la guardia e prosegue nella costante osservazione delle realtà economiche territoriali, fra le quali si nascondono sacche di diffusa illegalità fiscale». Un avviso a chi se la gode alla grande, spende e spande, ma del fisco non ha mai tenuto conto.

Come altri due imprenditori, beccati nei giorni scorsi dai finanzieri, anche questi ricconi non mettevano piede nello studio di un commercialista da anni, niente dichiarazione. Ma quello zero alla voce reddito ha insospettito la guardia di finanza: i tre conducevano una vita di lusso, da gente che di soldi ne ha tanti, e non dichiaravano un centesimo. Bella casa, auto di grossa cilindrata, ristoranti chic, da centinaia di euro a serata. E, come se non bastasse, avevano fatto importanti investimenti in beni immobili e titoli azionari. Agli uomini della Finanza quelle dichiarazioni da poveri in canna proprio non tornavano. L’imprenditore del marmo era stato fermato a giugno su una super car, l’auto, in leasing, costava al seravezzino 1500 euro al mese. Una rata salata e a garanzia del pagamento c’era una villetta con giardino. Sono immediatamente scattati i controlli. Ma di quell’uomo negli archivi del fisco non c’era traccia, neanche l’ombra di una dichiarazione o di una tassa versata. Come poteva dunque quel povero senza un centesimo, pagare 1500 euro mensili per un’auto di lusso?
Negli ultimi tre anni l’imprenditore non aveva dichiarato 840mila euro ai quali ne vanno aggiunti 284mila per l’ omesso pagamento dell’iva e 24mila per l’ Irap. Un bel gruzzolo. Neanche l’imprenditore viareggino, titolare di un’azienda di oggetti per la casa, se la passava male: anche per lui sabato sera nei locali più esclusivi della Versilia, senza badare a spese. E il “vizio” di non dichiarare, per evitare di pagare le tasse, oltre a quello di non contabilizzare le entrate. Per un totale di 457mila euro evasi, più 92mila di Iva non pagata e 12mila di Irap. Stessa storia per il camaiorese, titolare di un mobilificio. Dalla vendita dei suoi mobili in legno guadagnava parecchio, ma per il fisco era inesistente. Dai controlli della guardia di finanza risulta che non abbia dichiarato 535mila euro. Anche in questo caso è stata riscontrata un’evasione dell’Iva per 153mila euro e dell’Irap per 14mila.
E la finanza assicura che non finisce qui, l’azione ispettiva, in tutta la Versilia, proseguirà con l’intento di scovare gli evasori totali. I controlli saranno capillari e mirati al mondo dell’imprenditoria locale. «La compagnia di Viareggio - spiegano i finanzieri - non abbassa la guardia e prosegue nella costante osservazione delle realtà economiche territoriali, fra le quali si nascondono sacche di diffusa illegalità fiscale». Un avviso a chi se la gode alla grande, spende e spande, ma del fisco non ha mai tenuto conto.
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