Il Tirreno

Versilia

Viaggio nel tempo

Amore all'ombra della mezzaluna

Donatella Francesconi
Amore all'ombra della mezzaluna

«Devi assolutamente vederlo». Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi ed implacabile critico d'arte, è irremovibile: perché il "villino della mezzaluna" - opera architettonica di pregio tra i pini della zona più riservato di Lido di Camaiore, completata nel 1929 per mano dell'architetto Sorbi - è davvero imperdibile

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LIDO. «Devi assolutamente vederlo». Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi ed implacabile critico d'arte, è irremovibile: perché il "villino della mezzaluna" - opera architettonica di pregio tra i pini della zona più riservato di Lido di Camaiore, completata nel 1929 per mano dell'architetto Sorbi - è davvero imperdibile.

Merito soprattutto di Giuseppe e Gabriella Ancillotti. Il padre di lui acquistò la casa nel 1939, «e lo chiamarono pazzo, all'epoca, per l'acquisto di una casa tonda». Loro, che vi hanno continuato ad abitare, hanno conservato intatta l'atmosfera di un tempo. Quando il villino circolare era la residenza di Marta Abba, musa ispiratrice di Luigi Pirandello che per lei scrisse, tra le altre opere, "Trovarsi" e "Come tu mi vuoi".

Pare di vederla, bella e ispirata, sul divanetto del salottino in penombra rigirare tra le mani una delle centinaia di lettere che il Maestro, come lei lo chiamava, a partire dal 1928 le inviava dai teatri che lo videro impegnato per molti anni fuori d'Italia.

«Durante la guerra rubarono tutto», racconta Giuseppe Ancillotti rispondendo al quesito di Sgarbi sulla presenza di eventuali foto dei due protagonisti di una storia che d'amore fu, nel senso più elevato del termine. Ma le lettere sono rimaste, raccolte poi da "Mondadori" in un volume che a casa Ancillotti non poteva mancare.

Il critico racconta del proprio rapporto con gli eredi Pirandello, auspica un "filo" che possa legare l'oasi di pace scovata in Versilia e la Sicilia, poi chiede di salire su, fino alla cupola arabeggiante con tanto di mezzaluna. Sopra, i colori brillanti del giallo e del blu. Dentro - nell'ingresso - la cupola con il cielo stellato, quello sotto il quale si consumano i grandi amori.

Anche quelli che dalla fiamma iniziale si fanno man mano puro "calore" mentale.

I mobili, gli arredi, lampade e lampadari: nella casa tonda ogni pezzo è conservato per fermare il tempo e per adattarsi alla mappa dell'edificio. Tutto intorno corre il giardino e sul retro la stretta scala in ferro battuto che porta alla terrazza in cotto, all'ombra dei pini, ad un passo dal cielo.

«Qui dietro abitava Pier Maria Rosso di San Secondo», raccontano ancora Giuseppe e Gabriella, impeccabile padrona di casa: giornalista e drammaturgo di origini siciliane a Lido di Camiore morì nel 1956. Là, invece, ecco la villa di Galileo Chini.

Ed è un viaggio a ritroso nel tempo, quello che la visita di Sgarbi al villino di Marta Abba propone. Un viaggio in una Versilia accogliente per i corpi quanto per le menti, illustri, che tra Ottocento e prima metà del Novecento l'hanno scelta e attraversata, lasciando segni tangibili del loro passaggio.

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