Sicurezza
DOPO LA CATASTROFE
«Strage, soldi subitoa chi ha perso la casa»
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ISTITUZIONI LOCALI. Stefano Baccelli (Provincia), Claudio Martini (Regione) e il sindaco Luca LunardiniSpunta un'ipotesi "liquidazione", in moneta sonante, del valore nominale delle case distrutte in via Ponchielli e dintorni
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VIAREGGIO. Spunta un'ipotesi "liquidazione", in moneta sonante, del valore nominale delle case distrutte in via Ponchielli e dintorni. È una delle opzioni che il sindaco Lunardini ha discusso ieri pomeriggio, nel primo incontro con le famiglie coinvolte nella strage, chiamate - spiega il sindaco - dall'ufficio edilizia «in base all'elenco fornito dalla Protezione civile».
Secondo Lunardini «chi ha la casa distrutta, da abbattere o con danni strutturali rilevanti (queste la tipologia di famiglie incontrate, ndr) può anche decidere di farsi liquidare il danno in contante» salvo poi decidere come impiegare la somma ricevuta dal governo. Ad incontri non ancora iniziati, ieri mattina Lunardini formulava l'ipotesi che a fare questa scelta potesse essere «la maggioranza degli interessati».
Che avrebbero avuto un repentino cambio di idea, rispetto all'esigenza più volte espressa a gran voce fino a qualche giorno fa per una ricostruzione della via Ponchielli così com'era prima del 29 giugno scorso. Sabato sera, nella manifestazione che ha attraversato la città a due mesi esatti dalla strage, il Comitato degli abitanti di via Ponchielli ha portato - scritta su uno striscione in apertura di corteo - la richiesta di «rimborso del valore nominale subito». Una richiesta (lo striscione è da ieri appeso nella zona del disastro) che si è andata consolidando all'indomani della stima dei danni effettuata dalla Provincia: 16 milioni e mezzo se la ricostruzione avviene interamente in loco, 25 milioni se le case più vicine alla ferrovia andranno delocalizzate.
«Le tre famiglie interessate - continua Lunardini - hanno tre opzioni a disposizione: la liquidazione economica pura e semplice; la ricostruzione in loco; la ricostruzione da un'altra parte. Una volta ascoltate le esigenze di tutti - conclude Lunardini - porterò il risultato al tavolo istituzionale. Il quale prenderà una decisione che sarà inevitabilmente una sintesi. Non dico che ci sarà qualcuno che resterà scontento, ma non tutti potranno essere accontentati».
In realtà il decreto del governo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 22 agosto scorso, prevede unicamente che il commissario definisca «le condizioni per il ripristino e/o ricostruzione ovvero la delocalizzazione degli immobili» tenendo a riferimento «il mantenimento della coerenza edilizia complessiva dell'area colpita».
Insomma, tutto farebbe pensare che i fondi del governo - giudicati insufficienti dal commissario Claudio Martini - siano da destinare alla ricostruzione vera e propria della zona interessata al disastro ferroviario, almeno per la parte dove le normative vigenti lo consentono.
Secondo Lunardini «chi ha la casa distrutta, da abbattere o con danni strutturali rilevanti (queste la tipologia di famiglie incontrate, ndr) può anche decidere di farsi liquidare il danno in contante» salvo poi decidere come impiegare la somma ricevuta dal governo. Ad incontri non ancora iniziati, ieri mattina Lunardini formulava l'ipotesi che a fare questa scelta potesse essere «la maggioranza degli interessati».
Che avrebbero avuto un repentino cambio di idea, rispetto all'esigenza più volte espressa a gran voce fino a qualche giorno fa per una ricostruzione della via Ponchielli così com'era prima del 29 giugno scorso. Sabato sera, nella manifestazione che ha attraversato la città a due mesi esatti dalla strage, il Comitato degli abitanti di via Ponchielli ha portato - scritta su uno striscione in apertura di corteo - la richiesta di «rimborso del valore nominale subito». Una richiesta (lo striscione è da ieri appeso nella zona del disastro) che si è andata consolidando all'indomani della stima dei danni effettuata dalla Provincia: 16 milioni e mezzo se la ricostruzione avviene interamente in loco, 25 milioni se le case più vicine alla ferrovia andranno delocalizzate.
«Le tre famiglie interessate - continua Lunardini - hanno tre opzioni a disposizione: la liquidazione economica pura e semplice; la ricostruzione in loco; la ricostruzione da un'altra parte. Una volta ascoltate le esigenze di tutti - conclude Lunardini - porterò il risultato al tavolo istituzionale. Il quale prenderà una decisione che sarà inevitabilmente una sintesi. Non dico che ci sarà qualcuno che resterà scontento, ma non tutti potranno essere accontentati».
In realtà il decreto del governo, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 22 agosto scorso, prevede unicamente che il commissario definisca «le condizioni per il ripristino e/o ricostruzione ovvero la delocalizzazione degli immobili» tenendo a riferimento «il mantenimento della coerenza edilizia complessiva dell'area colpita».
Insomma, tutto farebbe pensare che i fondi del governo - giudicati insufficienti dal commissario Claudio Martini - siano da destinare alla ricostruzione vera e propria della zona interessata al disastro ferroviario, almeno per la parte dove le normative vigenti lo consentono.
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