Il Tirreno

Versilia

L’INCHIESTA

Anche la Versilia ha il suo vino

Stefano Buda
Da uve versiliesi sono prodotti vini meno noti dei nobili toscani, ma ricchi di storia e tradizione
◗
Da uve versiliesi sono prodotti vini meno noti dei nobili toscani, ma ricchi di storia e tradizione

Meno famoso dei vini toscani più nobili, ma altrettanto ricco di storia: il vino versiliese ha estimatori illustri, tra cui Michelangelo Buonarroti. Nei carteggi dell'artista, nessuno era riuscito a comprendere il riferimento ad «un boccale di Tondo»

3 MINUTI DI LETTURA





Meno famoso dei vini toscani più nobili, ma altrettanto ricco di storia: il vino versiliese ha estimatori illustri, tra cui Michelangelo Buonarroti. Nei carteggi dell'artista, nessuno era riuscito a comprendere il riferimento ad «un boccale di Tondo». Lo storico Ezio Marcucci ha svelato l'arcano: «Negli anni in cui Michelangelo ha soggiornato a Pietrasanta, tra il 1515 e il 1520 - spiega lo storico - sappiamo che tra Strettoia e Seravezza c'era un'area denominata Colletondo dove si produceva dell'ottimo vino, grazie a un'esposizione solare straordinaria». Il «boccale di Tondo» apprezzato da Michelangelo è l'antenato dei vini più recenti prodotti nella zona, che hanno in comune la freschezza e la sapidità del sapore. Allo scopo di promuoverli l'anno scorso è nata l'Associazione viticoltori versiliesi: cinque i produttori affiliati, dall'entroterra viareggino fin quasi a Montignoso, passando per Vallecchia, Seravezza e Strettoia. Il giro d'affari è ancora limitato: in Versilia si producono tra le 100 e le 150 mila bottiglie all'anno, destinate soprattutto al mercato nazionale e in minima parte al Canada.

I vitigni versiliesi consentono ampie escursioni del gusto. La gamma dei vini è piuttosto vasta e propone qualità autoctone come il vermentino nero, una preziosa esclusiva della zona; qualità indigene come il vermentino bianco, che sbarcò in Versilia dalla Sardegna, dove era stato esportato dai "conquistadores" catalani; qualità internazionali come lo Chardonnay, il Merlot e il Syrah, che hanno comunque una lunga storia alle spalle: «Inizialmente erano prodotti soltanto in Francia, il Paese più avanzato ai tempi della rivoluzione industriale - spiega il presidente dell'Associazione viticoltori, Simone Basile -. Lì emigrarono molti versiliesi che lasciarono una terra afflitta da povertà endemica. Alcuni di loro, una volta tornati in Italia, iniziarono a coltivare questi vitigni. I nostri vecchi ancora oggi ne indicano il frutto con l'appellativo di uva francese». La Versilia vanta anche un'altra particolarità: «Un Sangiovese in purezza prodotto su sabbia a poche centinaia di metri dal mare - riferisce Basile -: fino all'800 si usava per tagliare i vini rossi toscani che, per non guastarsi nel corso delle traversate, avevano bisogno di salsedine».

I viticoltori non hanno lo sguardo rivolto soltanto al passato e mettono in evidenza come il "movimento del vino" versiliese potrebbe offrire un contributo decisivo alla crescita del turismo destagionalizzato. Come è accaduto sulle colline del Chianti e del Barolo, dove attorno all'industria enologica sono fioriti percorsi, visite guidate, attività ricettive ed enogastronomiche. Ma le difficoltà non mancano. «La nostra è una terra conolizzata da aziende esterne e dunque facciamo fatica a far conoscere i nostri vini - dice il presidente dei viticoltori -: per crescere e affermare il nostro brand è fondamentale radicarsi nel territorio». Basile invita ristoratori e albergatori a credere di più nell'enoturismo: «Porta benefici a tutti - rimarca -. Va bene proporre vini di altre zone, ma perchè non affiancare anche i nostri vini anzichè spacciare come locali il Vermentino della lunigiana o il Chianti? La proposta locale un domani potrebbe trasformarsi in turismo». Una sensibilità che secondo Basile è ancora molto scarsa: «Sono entrato in un bar di Piazza Duomo a Pietrasanta e ho chiesto un bicchiere di vino locale - racconta -. Mi hanno servito una Falanghina e quando ho obiettato che era un vino campano mi hanno portato il Greco che è della stessa regione».

La strada da percorrere è ancora lunga, ma - per il rappresentante dei viticoltori - negli ultimi tempi sono stati fatti passi da gigante: «L'Azienda per il turismo ha compreso il nostro progetto consentendoci di avviare rapporti con la Scozia e di presenziare a tutte le principali fiere del settore, a cominciare da Vinitaly. Sia la Provincia di Lucca che l'amministrazione di Pietrasanta ci sostengono e recentemente siamo entrati nel prestigioso circuito Strade del vino. Siamo stati al Pucciniano con uno stand e abbiamo ottenuto spazi sui siti web dell'Apt Versilia e di Turismo in Toscana».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa