Toscana
ALCOL AI RAGAZZINI
Il direttore Coop:«Sono amareggiato, abbiamo sbagliato»
Chiara Sillicani
Non si nasconde dietro un dito Giancarlo Nardini, massese, direttore del punto vendita Coop al Marco Polo: lunedì mattina, nel suo supermercato, un quattordicenne, "complice" del Tirreno, ha acquistato vino e birra
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VIAREGGIO. Non si nasconde dietro un dito Giancarlo Nardini, massese, direttore del punto vendita Coop al Marco Polo: lunedì mattina, nel suo supermercato, un quattordicenne, "complice" del Tirreno, ha acquistato vino e birra. Nardini ammette l'errore, ma rivendica il ruolo della Coop nella sensibilizzazione dei più giovani.
Direttore, lei ha figli?
Si, ho una bimba. Io la chiamo ancora così, ma ha 19 anni, anche se ne dimostra quindici.
Da padre, come si sarebbe sentito se qualcuno avesse venduto alcolici a sua figlia, contro le regole?
Ci sarei rimasto male. Tanto più se li avesse acquistati alla Coop. Dal mio supermercato mi sarei aspettato una maggiore tutela. Un genitore spera sempre che sui figli ci sia un controllo ulteriore, oltre a quello che esercitano mamma e papà.
Da quanto tempo guida il punto vendita Coop?
Da poco, sono arrivato a marzo.
Però sicuramente saprà che il supermercato è sempre stato in prima fila nelle campagne anti alcol.
Certamente. Io stesso ho preso parte a quelle campagne. Sono stato invitato in un istituto superiore per sensibilizzare i giovani e informarli sui rischi legati all'abuso di sostanze alcoliche. Ho cercato di spiegare ai ragazzi l'importanza di una corretta lettura dell'etichetta.
Lunedì è stato commesso un errore e un ragazzino ha comprato vino e birra. Lei come l'ha presa?
Come vuole che l'abbia presa? Male. Tutta la cooperativa è impegnata nella lotta all'abuso di bevande alcoliche, abbiamo addirittura scelto di non venderle ai minori di diciotto anni. Più di una volta abbiamo mandato via, a mani vuote, comitive di giovani tedeschi in vacanza. Sono amareggiato, e non solo per l'immagine del mio supermercato, ma perché è stato venduto alcol ad un ragazzetto e non doveva succedere.
Un errore, dunque. Ma come è potuto accadere?
Come in ogni sistema, le informazioni sono recepite da una platea. Avremmo dovuto assicurarci meglio che il messaggio (non vendere alcol ai minorenni n.d.r) fosse arrivato a tutti e secondo le indicazioni della cooperativa.
E adesso?
Noi siamo già partiti con un'informazione più stringente. La soglia del dubbio deve abbassarsi.
Soglia del dubbio? Ci spieghi meglio.
Quando una commessa sospetta che il cliente abbia meno di 18 anni, deve chiedere un documento. Insomma, dobbiamo discriminare meno. Se il dubbio c'è, deve scattare la richiesta. Sa, lo abbiamo fatto molte volte ed è capitato che qualcuno polemizzasse.
Se tra un mese Matteo tornasse alla Coop...
Stiamo facendo di tutto perché non si commetta più l'errore. Qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Qui siamo un gruppo, nessuno è deresponsabilizzato. Lo sbaglio è condiviso e non deve ripetersi.
Nel rispetto dell'ordinanza...
Certo, io non vi ho fatto riferimento perché la Coop si era mossa da tempo nella stessa direzione del sindaco. In tutti i suoi punti vendita.
Direttore, lei ha figli?
Si, ho una bimba. Io la chiamo ancora così, ma ha 19 anni, anche se ne dimostra quindici.
Da padre, come si sarebbe sentito se qualcuno avesse venduto alcolici a sua figlia, contro le regole?
Ci sarei rimasto male. Tanto più se li avesse acquistati alla Coop. Dal mio supermercato mi sarei aspettato una maggiore tutela. Un genitore spera sempre che sui figli ci sia un controllo ulteriore, oltre a quello che esercitano mamma e papà.
Da quanto tempo guida il punto vendita Coop?
Da poco, sono arrivato a marzo.
Però sicuramente saprà che il supermercato è sempre stato in prima fila nelle campagne anti alcol.
Certamente. Io stesso ho preso parte a quelle campagne. Sono stato invitato in un istituto superiore per sensibilizzare i giovani e informarli sui rischi legati all'abuso di sostanze alcoliche. Ho cercato di spiegare ai ragazzi l'importanza di una corretta lettura dell'etichetta.
Lunedì è stato commesso un errore e un ragazzino ha comprato vino e birra. Lei come l'ha presa?
Come vuole che l'abbia presa? Male. Tutta la cooperativa è impegnata nella lotta all'abuso di bevande alcoliche, abbiamo addirittura scelto di non venderle ai minori di diciotto anni. Più di una volta abbiamo mandato via, a mani vuote, comitive di giovani tedeschi in vacanza. Sono amareggiato, e non solo per l'immagine del mio supermercato, ma perché è stato venduto alcol ad un ragazzetto e non doveva succedere.
Un errore, dunque. Ma come è potuto accadere?
Come in ogni sistema, le informazioni sono recepite da una platea. Avremmo dovuto assicurarci meglio che il messaggio (non vendere alcol ai minorenni n.d.r) fosse arrivato a tutti e secondo le indicazioni della cooperativa.
E adesso?
Noi siamo già partiti con un'informazione più stringente. La soglia del dubbio deve abbassarsi.
Soglia del dubbio? Ci spieghi meglio.
Quando una commessa sospetta che il cliente abbia meno di 18 anni, deve chiedere un documento. Insomma, dobbiamo discriminare meno. Se il dubbio c'è, deve scattare la richiesta. Sa, lo abbiamo fatto molte volte ed è capitato che qualcuno polemizzasse.
Se tra un mese Matteo tornasse alla Coop...
Stiamo facendo di tutto perché non si commetta più l'errore. Qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Qui siamo un gruppo, nessuno è deresponsabilizzato. Lo sbaglio è condiviso e non deve ripetersi.
Nel rispetto dell'ordinanza...
Certo, io non vi ho fatto riferimento perché la Coop si era mossa da tempo nella stessa direzione del sindaco. In tutti i suoi punti vendita.
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