Il dolore
VIAREGGIO
Se la città è sporca, la pulisco io
Chiara Sillicani
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IN SPIAGGIA. Volontari alle prese con la spazzaturaAmare la città così tanto da curarla con le proprie mani. Volerle così bene da non poter accettare che sia trascurata o sporca. L'idea che il mondo finisca sulla soglia di casa non appartiene, o per lo meno non appartiene più, a molti viareggini
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VIAREGGIO. Amare la città così tanto da curarla con le proprie mani. Volerle così bene da non poter accettare che sia trascurata o sporca. L'idea che il mondo finisca sulla soglia di casa non appartiene, o per lo meno non appartiene più, a molti viareggini. Scendere in strada con ramazza e rastrello non li spaventa. L'importante è dare il proprio contributo.
Giovani e meno giovani si organizzano per pulire strade, piazze, marciapiedi. Per raccogliere sacchetti e cicche dalla spiaggia o dal molo. Per ridare dignità alle pinete, cuore e anima di Viareggio. E per ogni cittadino che sporca, ce ne sono molti pronti a pulire. E la vera novità è che i netturbini fai da te non fanno parte di associazioni, gruppi organizzati, ma spesso si autogestiscono. Della serie: "se la città è sporca, perché aspettare che qualcuno la pulisca per me".
Il dottor Enrico Petri, conosciutissimo a Viareggio, ha impugnato spesso il rastrello per pulire la Pineta di Ponente. «Quell'area è il simbolo della città e vederla sporca mi fa male». Eppure chi scende in strada con la scopa alla mano fa qualcosa di più di un maquillage a strade e piazze. Protesta pacificamente e senza grida e soprattutto chiede a chi di dovere di tornare a mettere il bene pubblico al primo posto. «Non c'è nulla di politico nella pulizia della pineta - ci tiene a sottolineare Petri - il vero problema è l'assenza di regole: chi sporca non è punito». Eppure qualcosa di politico, in senso lato, nella scelta di pulire la propria città c'è. Se i partiti hanno stancato, rimangono la voglia di partecipare e il senso di appartenenza. I giovani del Pd a gennaio hanno scelto un modo insolito di fare opposizione: si sono fiondati sul molo con sacchi neri e lunghi bastoni, per raccogliere la sporcizia. Il segretario dei giovani del partito, Matteo Martini, 21 anni, non ha dubbi: «si tratta di una forma di partecipazione politica». E se qualcuno sceglie di togliere il sudicio dalla pineta perché, con il mare, è l'anima di Viareggio, il Pd ha scelto il molo perché è il biglietto da visita della città. Anche i giovani surfisti del Soul Riding si sono dati da fare per ripulirlo.
E la buona pratica di curare la città è contagiosa ed ha oltrepassato i confini di Viareggio. Un paio di anni fa i ragazzi della scuola media "Enrico Pea" di Seravezza hanno lavorato per il Comune. Insieme all'Arci, sguinzagliati per le strade, hanno cercato tutte le discariche abusive. Risultato? Una mappa utilissima all'amministrazione. Bruno Burroni, dell'Arci, uno dei promotori dell'iniziativa, la definisce «un'esperienza formativa». Pulire per imparare a non sporcare. E accanto a questo proliferare di iniziative, dalla Lecciona alla Pineta di Ponente, ci sono quelle storiche targate Legambiente. La presidentessa Letizia Debitto ha le idee chiare: «è importante la spinta emotiva, ma quello che serve è un'idea di città. Non dobbiamo sostituirci alle istituzioni, ma sensibilizzare». Pulire per ricordare l'importanza dell'ambiente. Ai cittadini e a chi prende le decisioni. L'assessore Antonio Tedeschi recentemente ha ringraziato chi con scopa e guanti fa il possibile per pulire: «sono un esempio di alto senso civico. La loro azione sensibilizza ed educa». Un modo per fare quello che le istituzioni non fanno? «Assolutamente no; un'iniziativa isolata, anche se lodevole non risolve i problemi. Gli enti preposti fanno il loro lavoro». Ermindo Tucci, presidente di Sea, accanto al buon esempio di alcuni, vede la maleducazione di altri. «Abbiamo sempre dato il nostro contributo a chi è sceso in strada per migliorare l'aspetto della città». Certo è che chi pulisce, oltre a ridare dignità a luoghi, spesso storici e simbolici, lancia un messaggio chiaro. Alle istituzioni.«Qui c'è sporco e non pulisce nessuno». Per questo lo fa il cittadino, anche senza un'organizzazione alle spalle.
Giovani e meno giovani si organizzano per pulire strade, piazze, marciapiedi. Per raccogliere sacchetti e cicche dalla spiaggia o dal molo. Per ridare dignità alle pinete, cuore e anima di Viareggio. E per ogni cittadino che sporca, ce ne sono molti pronti a pulire. E la vera novità è che i netturbini fai da te non fanno parte di associazioni, gruppi organizzati, ma spesso si autogestiscono. Della serie: "se la città è sporca, perché aspettare che qualcuno la pulisca per me".
Il dottor Enrico Petri, conosciutissimo a Viareggio, ha impugnato spesso il rastrello per pulire la Pineta di Ponente. «Quell'area è il simbolo della città e vederla sporca mi fa male». Eppure chi scende in strada con la scopa alla mano fa qualcosa di più di un maquillage a strade e piazze. Protesta pacificamente e senza grida e soprattutto chiede a chi di dovere di tornare a mettere il bene pubblico al primo posto. «Non c'è nulla di politico nella pulizia della pineta - ci tiene a sottolineare Petri - il vero problema è l'assenza di regole: chi sporca non è punito». Eppure qualcosa di politico, in senso lato, nella scelta di pulire la propria città c'è. Se i partiti hanno stancato, rimangono la voglia di partecipare e il senso di appartenenza. I giovani del Pd a gennaio hanno scelto un modo insolito di fare opposizione: si sono fiondati sul molo con sacchi neri e lunghi bastoni, per raccogliere la sporcizia. Il segretario dei giovani del partito, Matteo Martini, 21 anni, non ha dubbi: «si tratta di una forma di partecipazione politica». E se qualcuno sceglie di togliere il sudicio dalla pineta perché, con il mare, è l'anima di Viareggio, il Pd ha scelto il molo perché è il biglietto da visita della città. Anche i giovani surfisti del Soul Riding si sono dati da fare per ripulirlo.
E la buona pratica di curare la città è contagiosa ed ha oltrepassato i confini di Viareggio. Un paio di anni fa i ragazzi della scuola media "Enrico Pea" di Seravezza hanno lavorato per il Comune. Insieme all'Arci, sguinzagliati per le strade, hanno cercato tutte le discariche abusive. Risultato? Una mappa utilissima all'amministrazione. Bruno Burroni, dell'Arci, uno dei promotori dell'iniziativa, la definisce «un'esperienza formativa». Pulire per imparare a non sporcare. E accanto a questo proliferare di iniziative, dalla Lecciona alla Pineta di Ponente, ci sono quelle storiche targate Legambiente. La presidentessa Letizia Debitto ha le idee chiare: «è importante la spinta emotiva, ma quello che serve è un'idea di città. Non dobbiamo sostituirci alle istituzioni, ma sensibilizzare». Pulire per ricordare l'importanza dell'ambiente. Ai cittadini e a chi prende le decisioni. L'assessore Antonio Tedeschi recentemente ha ringraziato chi con scopa e guanti fa il possibile per pulire: «sono un esempio di alto senso civico. La loro azione sensibilizza ed educa». Un modo per fare quello che le istituzioni non fanno? «Assolutamente no; un'iniziativa isolata, anche se lodevole non risolve i problemi. Gli enti preposti fanno il loro lavoro». Ermindo Tucci, presidente di Sea, accanto al buon esempio di alcuni, vede la maleducazione di altri. «Abbiamo sempre dato il nostro contributo a chi è sceso in strada per migliorare l'aspetto della città». Certo è che chi pulisce, oltre a ridare dignità a luoghi, spesso storici e simbolici, lancia un messaggio chiaro. Alle istituzioni.«Qui c'è sporco e non pulisce nessuno». Per questo lo fa il cittadino, anche senza un'organizzazione alle spalle.
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