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VERSILIANA
E Cristiano interpreta Faber: «Ora è il momento»
Stasera Cristiano De André interpreta le canzoni del padre alla Versiliana. E intanto si ricorda di quando Faber esordì alla Bussola
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MARINA. Voce calda e pastosa, gesti pudici, quasi impacciati, eppure magnetici. Quel modo di ingoiare il fumo delle sue Ms, di sussurrare sul microfono e di cacciare indietro i capelli che gli cadono sulla fronte. E poi lo sguardo acquoso e stralunato che sembra fissare tutti mentre scruta il vuoto. Non esiste un altro Fabrizio De André, purtroppo. E non è neppure imitabile. C’è una sola persona che gli assomiglia in modo impressionante, nei tratti del viso e del corpo, nella voce e nella sensibilità artistica ed umana: suo figlio Cristiano De André, che questa sera alle 21.30 sarà alla Versiliana con il tour “De Andrè interpreta De Andrè”.
Di Cristiano de André il padre disse in un'intervista: «È più bravo di me, è molto più preparato». Ma Cristiano non è d'accordo: «È solo perché ho studiato al conservatorio - si schermisce - una cosa di cui si può fare tranquillamente a meno, ci sono fior di artisti autodidatti».
Cristiano, per la prima volta giri l'Italia con un tour in cui interpreti tuo padre. Cosa ti ha spinto a compiere questo passo?
«Me lo hanno chiesto in tanti, appassionati e addetti ai lavori, soprattutto dopo che mi hanno visto cantare Creuza de mä insieme a Mauro Pagani. È una cosa in cui credo e questo era il momento giusto per farlo».
Ti manterrai fedele agli arrangiamenti originali dei brani o ci saranno delle novità?
«Alcuni pezzi non li ho quasi toccati, altri li ho riarrangiati rendendoli più rock, con sonorità sul genere dei Radiohead o dei Verve».
Secondo molti, specialmente per i puristi, sei l'unico artista in grado di evocare davvero la figura di tuo padre...
«Aveva una voce molto particolare, forse è una questione di cromosomi. Ma ci sono altre interpretazioni belle, penso a Zucchero che ha cantato Ho visto Nina volare o a Khorakhané della Mannoia e Amore che vieni amore che vai nella versione di Battiato».
Quali sono le canzoni di Fabrizio De André alle quali sei più legato?
«In questo momento Amico fragile, per una serie di vicende personali che ho vissuto e che mi hanno fatto capire a fondo quel testo. E Smisurata preghiera, che reputo il brano più bello che sia mai stato scritto».
I ricordi più belli di Fabrizio padre e amico?
«L'infanzia in Sardegna, quel giorno in cui pescai un dentice di sei chili e per noi due fu un momento di gioia e condivisione incredibile. Poi, dopo un periodo in cui ci allontanammo, ci sono stati momenti splendidi durante il suo ultimo tour. Abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e profondamente. I concerti che sto facendo sono in parte anche un modo per far rivivere quel legame».
Per tuo padre la Versilia evoca un momento storico, quello del suo esordio dal vivo. Qual è invece il tuo legame con questa terra?
«Da ragazzo venivo spesso a Forte dei Marmi, soprattutto nei week-end. C'è ancora il mio caro amico Marco Galeotti, allora dee-jay. E' un bel posto, divertente, il luogo delle mie scorribande giovanili».
Progetti e impegni per il futuro?
«Uscirò con un mio disco il prossimo anno e poi lascio sempre una porta aperta a questo lavoro che sto facendo su mio padre. Mi piace riarrangiare le sue canzoni, tornare sui suoi brani e non voglio fermarmi. Mi sembra di vivere la fase di passaggio del testimone».
Di Cristiano de André il padre disse in un'intervista: «È più bravo di me, è molto più preparato». Ma Cristiano non è d'accordo: «È solo perché ho studiato al conservatorio - si schermisce - una cosa di cui si può fare tranquillamente a meno, ci sono fior di artisti autodidatti».
Cristiano, per la prima volta giri l'Italia con un tour in cui interpreti tuo padre. Cosa ti ha spinto a compiere questo passo?
«Me lo hanno chiesto in tanti, appassionati e addetti ai lavori, soprattutto dopo che mi hanno visto cantare Creuza de mä insieme a Mauro Pagani. È una cosa in cui credo e questo era il momento giusto per farlo».
Ti manterrai fedele agli arrangiamenti originali dei brani o ci saranno delle novità?
«Alcuni pezzi non li ho quasi toccati, altri li ho riarrangiati rendendoli più rock, con sonorità sul genere dei Radiohead o dei Verve».
Secondo molti, specialmente per i puristi, sei l'unico artista in grado di evocare davvero la figura di tuo padre...
«Aveva una voce molto particolare, forse è una questione di cromosomi. Ma ci sono altre interpretazioni belle, penso a Zucchero che ha cantato Ho visto Nina volare o a Khorakhané della Mannoia e Amore che vieni amore che vai nella versione di Battiato».
Quali sono le canzoni di Fabrizio De André alle quali sei più legato?
«In questo momento Amico fragile, per una serie di vicende personali che ho vissuto e che mi hanno fatto capire a fondo quel testo. E Smisurata preghiera, che reputo il brano più bello che sia mai stato scritto».
I ricordi più belli di Fabrizio padre e amico?
«L'infanzia in Sardegna, quel giorno in cui pescai un dentice di sei chili e per noi due fu un momento di gioia e condivisione incredibile. Poi, dopo un periodo in cui ci allontanammo, ci sono stati momenti splendidi durante il suo ultimo tour. Abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e profondamente. I concerti che sto facendo sono in parte anche un modo per far rivivere quel legame».
Per tuo padre la Versilia evoca un momento storico, quello del suo esordio dal vivo. Qual è invece il tuo legame con questa terra?
«Da ragazzo venivo spesso a Forte dei Marmi, soprattutto nei week-end. C'è ancora il mio caro amico Marco Galeotti, allora dee-jay. E' un bel posto, divertente, il luogo delle mie scorribande giovanili».
Progetti e impegni per il futuro?
«Uscirò con un mio disco il prossimo anno e poi lascio sempre una porta aperta a questo lavoro che sto facendo su mio padre. Mi piace riarrangiare le sue canzoni, tornare sui suoi brani e non voglio fermarmi. Mi sembra di vivere la fase di passaggio del testimone».
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