Sicurezza
UN MISTERO DELL’ESTATE
Ventinove incendi e la solita mano
Chiara Sillicani
Ha colpito a Pasqua e da allora non ha mai smesso. Sempre alla stessa ora, sempre in collina, sempre furtivo. Per 29 volte. Nessuno si accorge di lui, nessuno lo nota: non ha nome, né volto
3 MINUTI DI LETTURA
CAMAIORE. Ha colpito a Pasqua e da allora non ha mai smesso. Sempre alla stessa ora, sempre in collina, sempre furtivo. Per 29 volte.
Nessuno si accorge di lui, nessuno lo nota: non ha nome, né volto. È l'uomo delle fiamme. Che da mesi terrorizza Camaiore, costringe le istituzioni ad evacuare intere famiglie, obbliga gli uomini della protezione civile a ore di lavoro. Si mimetizza tra i lecci e colpisce, nessuno lo ha mai visto, nessuno ha mai notato una presenza sospetta nei boschi. Ci si accorge di lui solo quando le fiamme illuminano la collina. Ed è troppo tardi: il piromane ha già colpito. Un'altra estate di lotta contro la potenza divoratrice delle fiamme, un'estate che segue ad altre sette. Perché è dal 2002 che Camaiore combatte contro l'uomo invisibile. Stessa modalità d'azione, stessa ora (tra le 3 e le 4 del pomeriggio), ma zone diverse e a volte distanti. E se non fosse solo? Se dietro gli incendi ci fossero più menti malate? È un'ipotesi che si fa spazio anche nelle indagini degli inquirenti: un focolaio si accende e le sterpaglie cominciano a bruciare, passano pochi minuti e il terribile film si ripete, a qualche centinaia di metri di distanza. Quasi un macabro rituale. Gli uomini della protezione civile arrivano dove le prime fiamme divorano la collina e il fuoco, come un diavolo che abbandona le viscere della terra, compare anche in un'altra zona della collina. Come due settimane fa: il primo focolaio a Marignana, pochi minuti ed ecco le fiamme a Gorgo e poi più in basso a Santa Lucia.
Un gruppo di persone, malate, che progetta e organizza un banchetto in cui il fuoco si mangia tutto quello che trova sul suo cammino. Nessun doppio fine, su quei terreni, ormai cenere, non sorgerà neanche una casa: la legge prevede che siano vincolati per anni. Del resto nessuno potrebbe pensare di edificare tra i boschi, spesso in zone impervie. Perché le fiamme compaiono tra le montagne, a volte a oltre mille metri d'altezza, nel vasto territorio di Camaiore. Oltre 84 chilometri quadrati di cui il 40% boschivo. Una dura prova per le istituzioni e le forze dell'ordine. Qualcuno si inerpica agevolmente tra i monti, arriva dove solo un escursionista esperto può arrivare e piazza gli innesti a tempo. Ha qualche minuto per andarsene prima che arrivi il fuoco. E quando le fiamme si alzano tanto da essere avvistate più in basso, del piromane non c'è nessuna traccia, almeno apparentemente. Perché gli elementi per indagare ci sono, lo sta facendo con costanza la Guardia forestale: nessuna indiscrezione però sui primi risultati. Nei boschi, in tenuta da cacciatore o da cercatore di funghi, si nascondono proprio gli uomini delle forze dell'ordine, non si fanno sfuggire nulla. Dalle loro postazioni, in punti panoramici, i volontari controllano tutta la collina, pronti a dare il segnale in caso di avvistamento: il piromane o i piromani non avranno vita facile. I controlli sono a tappeto, tanto che pattugliando i boschi, la Guardia forestale ha trovato anche gli innesti usati anni fa per appiccare il fuoco. «Stanno lavorando a 360 gradi - assicura il sindaco Giampaolo Bertola - e anche l'amministrazione fa il possibile. Perché questi incendi non solo spaventano la popolazione, ma deturpano il territorio».
Nei boschi di Camaiore il piromane è braccato: volontari, carabinieri, guardie forestali. Tutti per proteggere le colline e beccare l'uomo delle fiamme.
Nessuno si accorge di lui, nessuno lo nota: non ha nome, né volto. È l'uomo delle fiamme. Che da mesi terrorizza Camaiore, costringe le istituzioni ad evacuare intere famiglie, obbliga gli uomini della protezione civile a ore di lavoro. Si mimetizza tra i lecci e colpisce, nessuno lo ha mai visto, nessuno ha mai notato una presenza sospetta nei boschi. Ci si accorge di lui solo quando le fiamme illuminano la collina. Ed è troppo tardi: il piromane ha già colpito. Un'altra estate di lotta contro la potenza divoratrice delle fiamme, un'estate che segue ad altre sette. Perché è dal 2002 che Camaiore combatte contro l'uomo invisibile. Stessa modalità d'azione, stessa ora (tra le 3 e le 4 del pomeriggio), ma zone diverse e a volte distanti. E se non fosse solo? Se dietro gli incendi ci fossero più menti malate? È un'ipotesi che si fa spazio anche nelle indagini degli inquirenti: un focolaio si accende e le sterpaglie cominciano a bruciare, passano pochi minuti e il terribile film si ripete, a qualche centinaia di metri di distanza. Quasi un macabro rituale. Gli uomini della protezione civile arrivano dove le prime fiamme divorano la collina e il fuoco, come un diavolo che abbandona le viscere della terra, compare anche in un'altra zona della collina. Come due settimane fa: il primo focolaio a Marignana, pochi minuti ed ecco le fiamme a Gorgo e poi più in basso a Santa Lucia.
Un gruppo di persone, malate, che progetta e organizza un banchetto in cui il fuoco si mangia tutto quello che trova sul suo cammino. Nessun doppio fine, su quei terreni, ormai cenere, non sorgerà neanche una casa: la legge prevede che siano vincolati per anni. Del resto nessuno potrebbe pensare di edificare tra i boschi, spesso in zone impervie. Perché le fiamme compaiono tra le montagne, a volte a oltre mille metri d'altezza, nel vasto territorio di Camaiore. Oltre 84 chilometri quadrati di cui il 40% boschivo. Una dura prova per le istituzioni e le forze dell'ordine. Qualcuno si inerpica agevolmente tra i monti, arriva dove solo un escursionista esperto può arrivare e piazza gli innesti a tempo. Ha qualche minuto per andarsene prima che arrivi il fuoco. E quando le fiamme si alzano tanto da essere avvistate più in basso, del piromane non c'è nessuna traccia, almeno apparentemente. Perché gli elementi per indagare ci sono, lo sta facendo con costanza la Guardia forestale: nessuna indiscrezione però sui primi risultati. Nei boschi, in tenuta da cacciatore o da cercatore di funghi, si nascondono proprio gli uomini delle forze dell'ordine, non si fanno sfuggire nulla. Dalle loro postazioni, in punti panoramici, i volontari controllano tutta la collina, pronti a dare il segnale in caso di avvistamento: il piromane o i piromani non avranno vita facile. I controlli sono a tappeto, tanto che pattugliando i boschi, la Guardia forestale ha trovato anche gli innesti usati anni fa per appiccare il fuoco. «Stanno lavorando a 360 gradi - assicura il sindaco Giampaolo Bertola - e anche l'amministrazione fa il possibile. Perché questi incendi non solo spaventano la popolazione, ma deturpano il territorio».
Nei boschi di Camaiore il piromane è braccato: volontari, carabinieri, guardie forestali. Tutti per proteggere le colline e beccare l'uomo delle fiamme.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
