Sicurezza
«Serve più manutenzione per questo gioiello»
Versiliana, le ombre del parco
Stefano Buda
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Uno scorcio suggestivo del parco della Versiliana: velieri in miniatura, bambini, joggers e veterani del verde amano questo luogo e la sua magia Peccato per il degrado che incombe in alcuni punti del parcoLuci e ombre nel parco della Versiliana. Proprio come i chiaroscuri tra gli alberi all'interno di uno degli spazi verdi più famosi d'Italia. Nel bosco domina la quiete e fanno festa i colori: si mescolano le tonalità del verde, del giallo e del rosso
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MARINA DI PIETRASANTA. Luci e ombre nel parco della Versiliana. Proprio come i chiaroscuri tra gli alberi all'interno di uno degli spazi verdi più famosi d'Italia. Nel bosco domina la quiete e fanno festa i colori: si mescolano le tonalità del verde, del giallo e del rosso. Un affresco avvincente, macchiato dall'incuria e dalla sporcizia, generate dall'uomo.
Un'intera stanza da bagno è disseminata tra le erbacce, con tanto di bidet, lavello e water. Altri sanitari spuntano pochi metri più in là. E poi cartacce, buste, assorbenti, bottiglie e lattine. Nel lato opposto, verso Fosso, i ruderi di un palazzo. Delle sbarre sgangherate sono i resti di quel che era un divieto - ma ormai solo un invito - a non avvicinarsi a una struttura pericolante e malandata. Varie finestre sono sventrate, i cornicioni di cemento sbriciolati e alcuni fili elettrici ciondolano. Intorno al casolare le carcasse arrugginite di una lavatrice e di un frigo per gelati.
Più all'interno, ai margini di uno dei vialetti dove gli sportivi corrono e fanno i loro esercizi, c'è una scaletta in legno per lo "step". A giudicare dal tappeto di fazzoletti sporchi molti sembrano preferirla come riparo per i loro bisogni. Oltre il teatro, invece, una vera discarica: blocchi di spalti in disuso accatastati insieme a pezzi di cemento, fioriere rotte, sacchi della spazzatura, tavole di compensato e di polistirolo. Uno spettacolo deprimente, ravvivato soltanto dalla sagoma di una ragazza bionda, giovane e carina, ma completamente fuori posto. Da un cartellone pubblicitario tra i rifiuti invita tutti a mantenersi in forma con "Wii fit di Nintendo".
«Da 2 anni hanno chiuso il maneggio perché dicono che i cavalli sporcano - scuote la testa Giovanna, un'anziana signora di Marina che tutti i giorni passeggia nel bosco -. Ora è molto peggio e non ci sono più neanche quel controllo e quella sicurezza che avevamo quando andavano al galoppo in lungo e largo».
In compenso, trionfa la magia di questi ottanta ettari: il canto degli uccelli, i passi di qualche animale tra i cespugli, il rumore dell'acqua mossa dal gesto improvviso di una paperella. E poi il silenzio. Le persone, perfino i bambini, parlano a bassa voce, quasi avessero timore di rompere l'incantesimo. Occorre fidarsi della Versiliana e lasciarsi trasportare in un mondo senza tempo. Solo così è possibile svelare i suoi misteri. Scoprire che i rami secchi avvolti attorno a tronchi secolari sono le sue viscere, le trame barocche tessute dai ragni le sue lacrime, il fruscìo delle foglie il suo respiro.
Un ragazzo con la maglietta rossa costeggia il fiume abbracciato a una ragazza. Una coppia di mezza età fa jogging. Una ragazza dai tratti nordeuropei si gode il fresco su una panchina. Qualcuno si diverte a pescare. «Prendiamo qualche gobbetta e qualche alborella», dice eccitato un ragazzino. «Poi le ributtiamo in acqua - precisa il padre - in albergo è difficile che ce le facciano cucinare...», e sorride con garbo.
Ogni sguardo incrociato nel parco trasmette armonia. La stessa che affiora negli occhi di quattro anziani: seguono le rotte tracciate sul fiume da un veliero radiocomandato. A guidarlo è uno di loro. «Li costruisco io - spiega con orgoglio Piero Rutili detto Bakù -. Ne faccio vari modelli, non li vendo, li regalo agli amici. Siamo in pensione e passiamo il tempo così». Poco più in là a giocare sono i più piccoli, sulle giostrine. «Lavoriamo poco, non c'è turismo», si lamenta il gestore Mauro Ballatore. E' rimasto solo un bimbo biondo che si sbraccia in sella a un cavallo nero. Il suo west è la Versiliana.
Un'intera stanza da bagno è disseminata tra le erbacce, con tanto di bidet, lavello e water. Altri sanitari spuntano pochi metri più in là. E poi cartacce, buste, assorbenti, bottiglie e lattine. Nel lato opposto, verso Fosso, i ruderi di un palazzo. Delle sbarre sgangherate sono i resti di quel che era un divieto - ma ormai solo un invito - a non avvicinarsi a una struttura pericolante e malandata. Varie finestre sono sventrate, i cornicioni di cemento sbriciolati e alcuni fili elettrici ciondolano. Intorno al casolare le carcasse arrugginite di una lavatrice e di un frigo per gelati.
Più all'interno, ai margini di uno dei vialetti dove gli sportivi corrono e fanno i loro esercizi, c'è una scaletta in legno per lo "step". A giudicare dal tappeto di fazzoletti sporchi molti sembrano preferirla come riparo per i loro bisogni. Oltre il teatro, invece, una vera discarica: blocchi di spalti in disuso accatastati insieme a pezzi di cemento, fioriere rotte, sacchi della spazzatura, tavole di compensato e di polistirolo. Uno spettacolo deprimente, ravvivato soltanto dalla sagoma di una ragazza bionda, giovane e carina, ma completamente fuori posto. Da un cartellone pubblicitario tra i rifiuti invita tutti a mantenersi in forma con "Wii fit di Nintendo".
«Da 2 anni hanno chiuso il maneggio perché dicono che i cavalli sporcano - scuote la testa Giovanna, un'anziana signora di Marina che tutti i giorni passeggia nel bosco -. Ora è molto peggio e non ci sono più neanche quel controllo e quella sicurezza che avevamo quando andavano al galoppo in lungo e largo».
In compenso, trionfa la magia di questi ottanta ettari: il canto degli uccelli, i passi di qualche animale tra i cespugli, il rumore dell'acqua mossa dal gesto improvviso di una paperella. E poi il silenzio. Le persone, perfino i bambini, parlano a bassa voce, quasi avessero timore di rompere l'incantesimo. Occorre fidarsi della Versiliana e lasciarsi trasportare in un mondo senza tempo. Solo così è possibile svelare i suoi misteri. Scoprire che i rami secchi avvolti attorno a tronchi secolari sono le sue viscere, le trame barocche tessute dai ragni le sue lacrime, il fruscìo delle foglie il suo respiro.
Un ragazzo con la maglietta rossa costeggia il fiume abbracciato a una ragazza. Una coppia di mezza età fa jogging. Una ragazza dai tratti nordeuropei si gode il fresco su una panchina. Qualcuno si diverte a pescare. «Prendiamo qualche gobbetta e qualche alborella», dice eccitato un ragazzino. «Poi le ributtiamo in acqua - precisa il padre - in albergo è difficile che ce le facciano cucinare...», e sorride con garbo.
Ogni sguardo incrociato nel parco trasmette armonia. La stessa che affiora negli occhi di quattro anziani: seguono le rotte tracciate sul fiume da un veliero radiocomandato. A guidarlo è uno di loro. «Li costruisco io - spiega con orgoglio Piero Rutili detto Bakù -. Ne faccio vari modelli, non li vendo, li regalo agli amici. Siamo in pensione e passiamo il tempo così». Poco più in là a giocare sono i più piccoli, sulle giostrine. «Lavoriamo poco, non c'è turismo», si lamenta il gestore Mauro Ballatore. E' rimasto solo un bimbo biondo che si sbraccia in sella a un cavallo nero. Il suo west è la Versiliana.
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