Lutto
CATASTROFE: LE BUONE NOTIZIE
Lo squalo la salva dalle ustioni
Chiara Sillicani
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Quella notte il fuoco ha travolto Laura Galli che dopo le operazioni può mangiare e chiacchierare Presto tornerà dalla sua famigliaLa tragedia di via Ponchielli e il terrore dei mari: lo squalo. Un binomio davvero insolito. Eppure è grazie all'enorme pesce dai denti aguzzi che Laura Galli è ancora viva e presto tornerà a Viareggio, dopo più di un mese di ricovero all'Istituto di ricerca e cura "Galeazzi" di Milano
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VIAREGGIO. La tragedia di via Ponchielli e il terrore dei mari: lo squalo. Un binomio davvero insolito. Eppure è grazie all'enorme pesce dai denti aguzzi che Laura Galli è ancora viva e presto tornerà a Viareggio, dopo più di un mese di ricovero all'Istituto di ricerca e cura "Galeazzi" di Milano. Per lei si è temuto il peggio, adesso Laura mangia, parla e sogna la sua Viareggio.
La notte della tragedia, non è riuscita a sfuggire alle fiamme: il fuoco ha lasciato ustioni sul 50% del suo corpo e le ha lesionato corde vocali e apparato respiratorio. Ha tentato di reagire in ogni modo, ma il metabolismo è andato in tilt e i polmoni si sono riempiti d'acqua.
Quando, poche ore dopo l'esplosione, Laura Galli, 56 anni, è arrivata a Milano, i medici temevano che non ce l'avrebbe fatta. A salvarla quattro operazioni, nelle mani del primario di chirurgia plastica del "Galeazzi", Franz Baruffaldi Preis. E quella proteina estratta dal collagene dello squalo. Una sorta di pelle artificiale, un tessuto che ha protetto il suo corpo e favorito la formazione del sottocute. A raccontare la storia di Laura è lo stesso dottor Baruffaldi Preis: «Il nostro istituto è nell'elenco delle strutture per le emergenze. La notte tra il 29 e il 30 giugno siamo stati contattati: una donna era in gravi condizioni, aveva bisogno di noi. Abbiamo accettato ed è arrivata Laura». Accoglierla non è stato semplice: «Un ustionato ha bisogno di molto spazio - spiega il dottore -, ma per noi è stata una grande soddisfazione. Ci siamo subito dati da fare per liberare la terapia intensiva».
Laura è arrivata con ustioni dai piedi fino alle cosce, su un braccio, su una parte dell'addome e del viso. Ma - cosa ancor peggiore - erano ustionate le vie aeree: la laringe, la faringe, i bronchi. «L'abbiamo intubata perché non avrebbe più respirato, ha fatto in tempo a dire poche parole», ricorda commosso il dottore. E solo qualche giorno fa, dopo un mese, Laura è tornata a parlare. Il primario era convinto che l'unica via di scampo fosse l'operazione, ma non era facile: «Era necessario togliere i tessuti necrotizzati che avrebbero potuto causare infezioni. E soprattutto serviva la pelle sintetica, prodotta in America, utilizzando una proteina dello squalene». Un costo importante di cui l'istituto si è fatto carico. Quella pelle di squalo l'ha protetta e ha permesso ai suoi tessuti di riformarsi. «Laura ha tenuto sul proprio corpo questa speciale protezione per 20 giorni. All'esterno - spiega il dottor Baruffaldi Preis - è una sorta di silicone, all'interno invece c'è un collagene in grado di ricostruire il sottocutaneo». Cosa fondamentale per permettere l'innesto.
Ma se la natura ha dato un contributo importante alla cura delle ustioni, la tecnologia non è stata da meno perché, grazie ad un letto speciale, di ultima generazione, Laura non ha dovuto fare i conti con le piaghe da decubito, terribili per un'ustionata. «Aveva bisogno di non appoggiare il corpo - chiarisce il dottore - ma non potevamo immergerla nell'acqua, la sua cute non ce l'avrebbe fatta. Abbiamo deciso di farla galleggiare in una vasca di sabbia davvero speciale». Perché da grandi bocchettoni fuoriusciva aria: un'azione fluidificante che permetteva alla paziente di non appoggiare il corpo e di tollerare gli interventi di innesto.
Uno squalo, la sabbia e le competenze dei medici: Laura è viva. «Non ce la fa più a stare a Milano - scherza il medico - siamo troppo composti, ha bisogno della vivacità dei viareggini, le mancate molto. Poi, per lei, juventina, resistere un mese in un covo di interisti come il "Galeazzi" non deve essere stato facile». Adesso si può scherzare perché Laura Galli è fuori pericolo e presto tornerà a Viareggio ad abbracciare suo figlio Marco e il marito Marino.
La notte della tragedia, non è riuscita a sfuggire alle fiamme: il fuoco ha lasciato ustioni sul 50% del suo corpo e le ha lesionato corde vocali e apparato respiratorio. Ha tentato di reagire in ogni modo, ma il metabolismo è andato in tilt e i polmoni si sono riempiti d'acqua.
Quando, poche ore dopo l'esplosione, Laura Galli, 56 anni, è arrivata a Milano, i medici temevano che non ce l'avrebbe fatta. A salvarla quattro operazioni, nelle mani del primario di chirurgia plastica del "Galeazzi", Franz Baruffaldi Preis. E quella proteina estratta dal collagene dello squalo. Una sorta di pelle artificiale, un tessuto che ha protetto il suo corpo e favorito la formazione del sottocute. A raccontare la storia di Laura è lo stesso dottor Baruffaldi Preis: «Il nostro istituto è nell'elenco delle strutture per le emergenze. La notte tra il 29 e il 30 giugno siamo stati contattati: una donna era in gravi condizioni, aveva bisogno di noi. Abbiamo accettato ed è arrivata Laura». Accoglierla non è stato semplice: «Un ustionato ha bisogno di molto spazio - spiega il dottore -, ma per noi è stata una grande soddisfazione. Ci siamo subito dati da fare per liberare la terapia intensiva».
Laura è arrivata con ustioni dai piedi fino alle cosce, su un braccio, su una parte dell'addome e del viso. Ma - cosa ancor peggiore - erano ustionate le vie aeree: la laringe, la faringe, i bronchi. «L'abbiamo intubata perché non avrebbe più respirato, ha fatto in tempo a dire poche parole», ricorda commosso il dottore. E solo qualche giorno fa, dopo un mese, Laura è tornata a parlare. Il primario era convinto che l'unica via di scampo fosse l'operazione, ma non era facile: «Era necessario togliere i tessuti necrotizzati che avrebbero potuto causare infezioni. E soprattutto serviva la pelle sintetica, prodotta in America, utilizzando una proteina dello squalene». Un costo importante di cui l'istituto si è fatto carico. Quella pelle di squalo l'ha protetta e ha permesso ai suoi tessuti di riformarsi. «Laura ha tenuto sul proprio corpo questa speciale protezione per 20 giorni. All'esterno - spiega il dottor Baruffaldi Preis - è una sorta di silicone, all'interno invece c'è un collagene in grado di ricostruire il sottocutaneo». Cosa fondamentale per permettere l'innesto.
Ma se la natura ha dato un contributo importante alla cura delle ustioni, la tecnologia non è stata da meno perché, grazie ad un letto speciale, di ultima generazione, Laura non ha dovuto fare i conti con le piaghe da decubito, terribili per un'ustionata. «Aveva bisogno di non appoggiare il corpo - chiarisce il dottore - ma non potevamo immergerla nell'acqua, la sua cute non ce l'avrebbe fatta. Abbiamo deciso di farla galleggiare in una vasca di sabbia davvero speciale». Perché da grandi bocchettoni fuoriusciva aria: un'azione fluidificante che permetteva alla paziente di non appoggiare il corpo e di tollerare gli interventi di innesto.
Uno squalo, la sabbia e le competenze dei medici: Laura è viva. «Non ce la fa più a stare a Milano - scherza il medico - siamo troppo composti, ha bisogno della vivacità dei viareggini, le mancate molto. Poi, per lei, juventina, resistere un mese in un covo di interisti come il "Galeazzi" non deve essere stato facile». Adesso si può scherzare perché Laura Galli è fuori pericolo e presto tornerà a Viareggio ad abbracciare suo figlio Marco e il marito Marino.
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