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La strage di Viareggio
LA STRAGE DI VIAREGGIO

Un mese dopo, ancora nessun indagato

Fabrizio Brancoli
Un mese dopo, ancora nessun indagato

Manca una valutazione dei danni e il commissario non arriva. Viareggio vuole risposte

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Questa notte migliaia di uomini e donne di Viareggio si metteranno in cammino al buio e in silenzio. Assemblee e riti, cortei e processioni, riflessioni e preghiere toccheranno le zone ferite dalla strage che ha portato via ventotto vite e che ne ha messe in pericolo molte altre, alcune ancora con quadri clinici gravissimi. Ormai è passato un mese dal disastro.

Il 29 giugno l’esplosione di gas lungo i binari della ferrovia, poco dopo la stazione. Il Gpl viaggiava su un convoglio di cisterne della Gatx Europe. È diventato un ordigno: ha sparato fiamme lungo via Ponchielli e in altre strade, ardendo corpi umani, carbonizzandoli, ustionandoli fino a conseguenze atroci. E per chi è rimasto c’è una realtà di macerie e desolazione, spesso un azzeramento drammatico delle proprie attività e risorse.

Ventotto morti, trenta giorni, nessun indagato. A un mese dalla notte che ha cambiato la storia di questa città, non c’è un’idea chiara su chi possa essere chiamato a rispondere di un incidente che non è stato causato da eventi naturali. Dall’emergenza a oggi il Comune ha lavorato duro per un mese. Tanto impegno, spasmodico e sfibrante, riconosciuto da tutti. Anche gli altri enti hanno speso energie e ingegni.

Ma oggi si apre simbolicamente una nuova fase, non meno delicata. E Viareggio attende (pretende) risposte. Non c’è ancora una valutazione concreta dei danni subiti dalle famiglie dei morti e dei vivi, un elenco delle istanze primarie, che finalmente tolga il freno ai primi 2 milioni stanziati dalla Regione. Manca una stima concreta delle ferite che Viareggio ha ricevuto in quella notte. La speranza è che arrivi in questa settimana.

Lo scriviamo di nuovo, come un mantra o un salmo: ventotto morti, trenta giorni, ma nessuna lista danni. Esistono pratiche che camminano piano e altre che corrono, anzi, volano. Il Comune ha già disposto che siano acquistati 14 veicoli nuovi, tra auto e moto, sostenendo che si sono usurati nei giorni del disastro. E tiene aperta la possibilità che quell’acquisto, così come la nuova segnaletica in tutta la città, debba essere pagato proprio con i fondi dell’emergenza per la catastrofe. Totale centinaia di migliaia di euro.

«Deciderà il commissario», dice il sindaco, per chiudere la questione. Che in realtà resta aperta. Il commissario - che deve gestire spese ed entrate, orientare le donazioni e inquadrare le priorità - è un altro dei treni in ritardo, oggi, alla stazione di Viareggio. Non arriva. Non è stato nominato. Forse sarà designato venerdì da Berlusconi. Per ora è una riga bianca sul promemoria della ricostruzione. Ventotto morti, trenta giorni, nessun commissario. Quanti e quali treni pericolosi continuano a passare come frecce attraverso il cuore di Viareggi? Anche dopo quella notte li vedono correre lungo la stazione, trascorse le 24: cisterne, liquidi imprecisati, probabilmente infiammabili.

Ma le Ferrovie non rendono noti i dati, gli orari, le merci. Transitano alla stessa velocità del carico di Gpl di un mese fa. Un consigliere comunale si è procurato dati parziali: Viareggio sarebbe percorsa ogni settimana da un convoglio di Gpl (prima della strage erano due), due di acido e materiali per raffinerie, uno di sostanze tossiche. Una volta al mese polvere da sparo per fuochi di artificio, oltre a trasporti militari di vario tipo. Ventotto morti, trenta giorni. Nessuna riduzione della velocità. E i feriti. E le case da ricostruire, le attività finite in fumo, l’immagine turistica inevitabilmente lacerata.

Poi ci sono certe parole: a volte, anche quelle provocano ustioni. Il 23 luglio l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, ha detto: «Quando c’è un incidente, sembra che caschi il mondo... Bisognerebbe razionalizzare, oltre l’emozione del momento che è anche comprensibile». Né Moretti, né i dirigenti dell’azienda che trasportava il Gpl, cammineranno questa notte con la gente di Viareggio. Può darsi che abbiano razionalizzato, che siano andati oltre all’emozione del momento.

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