Attenzione
STRAGE DI VIAREGGIO
Via Ponchielli, 24
Letto da Maddalena Crippa
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Sara ed Emanuela si sono conosciute da piccole, quando entrambe abitavano a Torre del Lago. Due caratteri diversi, quasi opposti: Emanuela più allegra e scherzosa, Sara più diffidente e cupa. Sara si trasferisce con i suoi genitori a Viareggio, in via Ponchielli 24.
Emanuela continua vivere a Torre del Lago, con i suoi genitori. Le due hanno progetti comuni per il futuro: sognano di aprire un'agenzia immobiliare tutta loro. Da qualche tempo, una tremenda malattia ha costretto Mario, il papà di Sara su una sedia a rotelle.
Una dura prova per lui, ma la sua vita ha due ragioni fondamentali per essere vissuta: sua moglie Roberta e sua figlia Sara. Madre e figlia, si danno da fare e si dividono tra il lavoro e il prendersi cura di lui.
Sara si trasferisce nella mansarda di quella casa, così riesce ad essere presente, ma con una sua indipendenza. E i sogni qualche volta diventano realtà. Sara ed Emanuela aprono "La Fenice", la loro agenzia immobiliare in zona Campo d'Aviazione. La mettono su in poco tempo, con l'aiuto del papà di Emanuela, che costruisce pareti e colora il soffitto e con quello della mamma di Sara, che da una mano con i conti.
A marzo la inaugurano, sono felici: il soffitto è rosso come lo volevano loro e il logo, che ha disegnato Sara, è bellissimo! Emanuela si trasferisce da Sara: "Dai mamma, in quella famiglia non ridono mai! Magari se dico due bischerate un sorriso glielo strappo!" Vivono nella mansarda della casa dei genitori, loro due, un pincherino nero, due gatti, e la piccola Giunone, detta Giuno, una pincherina bionda che Sara ha regalato a Emanuela.
Da un mese poi, con loro vive anche Nicola, un amico al quale hanno offerto ospitalità in una delle stanze della mansarda. Una casa piena di gente che spesso si riunisce a cena quando Roberta cucina per tutti. Le ragazze, quella sera, sono appena tornate in via Ponchielli. Hanno passato gli ultimi giorni a casa dei genitori di Emanuela, che avevano passato qualche giorno sulla costiera amalfitana.
Emanuela è passata per un veloce saluto ai suoi genitori e poi è tornata da Sara. Nicola non c'è, fa il cameriere, il Lunedì è il suo giorno libero e lui è andato a Carrara a trovare sua mamma. Sono nella loro mansarda: una partita a carte sul letto, prima di andare a dormire. Sentono un boato. Aprono la finestra e vedono le fiamme. "Mamma, chiama i pompieri!" grida Sara e poi scappano. Escono così come sono, in mutande e canottiera, senza nemmeno le scarpe.
Arrivano in strada, corrono, ma non riescono ad essere più veloci delle fiamme. Sara spegne il fuoco su Emanuela con la sua stessa maglietta. Emanuela cade. Sara si ferma, torna indietro, la prende in braccio e la porta via con sé, fino ai giardini.
Sara, che era uno scriciolo, ferita e ustionata, trova la forza di mettere in salvo la sua amica, anche a costo di sacrificare la sua stessa vita e quella di sua madre, che sapeva essere rimasta in casa. Alle 3:10 la madre di Emanuela riceve una telefonata.
È la stessa Emanuela che la chiama dall'ospedale Versilia: "C'è stato un incidente. Un grosso incendio, ma io sto bene, stai tranquilla" dice. Verrà poi portata all'ospedale di Pisa, affidata alle meravigliose cure del primario Di Lonardo e di tutto il suo staff, dove ancora oggi è ricoverata.
La sera stessa, quando la madre è salita in macchina per raggiungerla in ospedale, ha visto un daino, e non ha potuto fare a meno di pensare che fosse di buon auspicio. Diverso il destino di Sara. Anche lei soccorsa e portata, ancora viva, a Genova al Centro grandi ustionati.
Valentina, la sorella di Emanuela è andata subito a trovarla. Le loro amiche, hanno fatto spola per giorni tra Viareggio, Genova e Pisa, per stare loro vicine. Ma Sara è morta qualche giorno dopo la tragedia. Quello stesso giorno Emanuela ha registrato un piccolo miglioramento.
Nello stesso ospedale di Genova, qualche giorno dopo, è morta Roberta, la madre di Sara. Il padre, è l'unico che ne è uscito miracolosamente illeso, protetto da una porta che gli è crollata addosso. Dopo quella notte è stato ricoverato all'Alfieri. Privato delle uniche due ragioni per cui continuava a lottare.
Mario da quella sera non ha più proferito parola. Emanuela è a Pisa, ha vicino la sua mamma, il suo papà e sua sorella. Emanuela non è sola, ce la deve fare!
Emanuela continua vivere a Torre del Lago, con i suoi genitori. Le due hanno progetti comuni per il futuro: sognano di aprire un'agenzia immobiliare tutta loro. Da qualche tempo, una tremenda malattia ha costretto Mario, il papà di Sara su una sedia a rotelle.
Una dura prova per lui, ma la sua vita ha due ragioni fondamentali per essere vissuta: sua moglie Roberta e sua figlia Sara. Madre e figlia, si danno da fare e si dividono tra il lavoro e il prendersi cura di lui.
Sara si trasferisce nella mansarda di quella casa, così riesce ad essere presente, ma con una sua indipendenza. E i sogni qualche volta diventano realtà. Sara ed Emanuela aprono "La Fenice", la loro agenzia immobiliare in zona Campo d'Aviazione. La mettono su in poco tempo, con l'aiuto del papà di Emanuela, che costruisce pareti e colora il soffitto e con quello della mamma di Sara, che da una mano con i conti.
A marzo la inaugurano, sono felici: il soffitto è rosso come lo volevano loro e il logo, che ha disegnato Sara, è bellissimo! Emanuela si trasferisce da Sara: "Dai mamma, in quella famiglia non ridono mai! Magari se dico due bischerate un sorriso glielo strappo!" Vivono nella mansarda della casa dei genitori, loro due, un pincherino nero, due gatti, e la piccola Giunone, detta Giuno, una pincherina bionda che Sara ha regalato a Emanuela.
Da un mese poi, con loro vive anche Nicola, un amico al quale hanno offerto ospitalità in una delle stanze della mansarda. Una casa piena di gente che spesso si riunisce a cena quando Roberta cucina per tutti. Le ragazze, quella sera, sono appena tornate in via Ponchielli. Hanno passato gli ultimi giorni a casa dei genitori di Emanuela, che avevano passato qualche giorno sulla costiera amalfitana.
Emanuela è passata per un veloce saluto ai suoi genitori e poi è tornata da Sara. Nicola non c'è, fa il cameriere, il Lunedì è il suo giorno libero e lui è andato a Carrara a trovare sua mamma. Sono nella loro mansarda: una partita a carte sul letto, prima di andare a dormire. Sentono un boato. Aprono la finestra e vedono le fiamme. "Mamma, chiama i pompieri!" grida Sara e poi scappano. Escono così come sono, in mutande e canottiera, senza nemmeno le scarpe.
Arrivano in strada, corrono, ma non riescono ad essere più veloci delle fiamme. Sara spegne il fuoco su Emanuela con la sua stessa maglietta. Emanuela cade. Sara si ferma, torna indietro, la prende in braccio e la porta via con sé, fino ai giardini.
Sara, che era uno scriciolo, ferita e ustionata, trova la forza di mettere in salvo la sua amica, anche a costo di sacrificare la sua stessa vita e quella di sua madre, che sapeva essere rimasta in casa. Alle 3:10 la madre di Emanuela riceve una telefonata.
È la stessa Emanuela che la chiama dall'ospedale Versilia: "C'è stato un incidente. Un grosso incendio, ma io sto bene, stai tranquilla" dice. Verrà poi portata all'ospedale di Pisa, affidata alle meravigliose cure del primario Di Lonardo e di tutto il suo staff, dove ancora oggi è ricoverata.
La sera stessa, quando la madre è salita in macchina per raggiungerla in ospedale, ha visto un daino, e non ha potuto fare a meno di pensare che fosse di buon auspicio. Diverso il destino di Sara. Anche lei soccorsa e portata, ancora viva, a Genova al Centro grandi ustionati.
Valentina, la sorella di Emanuela è andata subito a trovarla. Le loro amiche, hanno fatto spola per giorni tra Viareggio, Genova e Pisa, per stare loro vicine. Ma Sara è morta qualche giorno dopo la tragedia. Quello stesso giorno Emanuela ha registrato un piccolo miglioramento.
Nello stesso ospedale di Genova, qualche giorno dopo, è morta Roberta, la madre di Sara. Il padre, è l'unico che ne è uscito miracolosamente illeso, protetto da una porta che gli è crollata addosso. Dopo quella notte è stato ricoverato all'Alfieri. Privato delle uniche due ragioni per cui continuava a lottare.
Mario da quella sera non ha più proferito parola. Emanuela è a Pisa, ha vicino la sua mamma, il suo papà e sua sorella. Emanuela non è sola, ce la deve fare!
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