Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
strage di Viareggio

Corso Garibaldi 171

Letto da Gianluca Capuana

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Stare la sera d'estate seduti fuori dalla Croce per noi è un'abitudine.

Di solito facciamo una notte a settimana a Viareggio.

Io sono volontario in Croce Verde dall' 88, Linda nell'88 era appena nata, ma vi assicuro che anche lei sono anni che presta servizio di notte, anzi possiamo dire che lei in Croce ci è nata.

Stiamo seduti lì fuori, quattro chiacchiere e una partita a carte. Pronti per uscire appena arriva una chiamata.

Quella sera, era una di quelle sere.

Ad un certo punto ho sentito un rumore.

Uno stridio molto forte.

Ho pensato che fosse una macchina che, prendendo male la curva, avesse strisciato contro il muro della ferrovia e sono andato a vedere.

Ho girato l'angolo, ma non c'era nessuna macchina.

Però ho visto per terra uno strato di qualcosa, sembrava fumo, poi ho sentito delle grida, ho alzato gli occhi e ho visto due uomini scavalcare il muro della ferrovia.

Avevano dei fogli in mano e mi hanno gridato:

"Non siamo stati noi, non siamo stati noi! Scappa! Avvisa tutti, qui scoppia tutto! Trasportiamo gas infiammabile!"

In quell'istante non ho realizzato, ho solo iniziato a correre anche io, dovevo avvertire i ragazzi. Mentre correvo ho chiamato il 115, ho detto che era deragliato un treno, ma dovevo essere il primo che li chiamava perchè loro mi hanno chiesto se fossi sicuro.

E io non ero sicuro. In quel momento non ero sicuro di niente...ma ho risposto si.

Conservo ancora la chiamata sul cellulare, erano le 23:52.

Dopo un paio di minuti c'è stata la prima esplosione, una fiammata alta come un palazzo.

Sono arrivato in Croce e ho detto a tutti di scappare.

Linda mi ha raccontato che mentre io ero a vedere cosa stesse succedendo una macchina si è fermata vicino alla croce, dentro c'erano due ragazzi, lei incinta.

La macchina si era fermata e avevano sentito odore di gas. Pensando che fosse un problema della loro auto cercavano aiuto.

Non hanno nemmeno provato a riaccenderla, sono scesi, poi  hanno visto i ragazzi scappare e hanno iniziato a correre con loro.

Io invece sono entrato, insieme a Luigi Cordoni, il mio collega più anziano, dovevamo mettere in salvo almeno le ambulanze per i primi soccorsi. In più erano anche piene di benzina e rischiavano di scoppiare!

Siamo entrati e mentre scendevamo le scale per arrivare al garage c'è stata la seconda esplosione: un botto incredibile, sembrava proprio una bomba.

Luigi è stato sbattuto giù dalle scale per l'esplosione, ma per fortuna non si è ferito gravemente, io ero miracolosamente protetto da due muri e una porta tagliafuoco e ne sono uscito illeso.

Nel garage, le ambulanze che noi di solito parcheggiamo in prima, con il freno a mano tirato, sono state spostate dalla potenza dell'esplosione, ne avevamo 4, se ne è salvata soltanto una.

Quando sono uscito di nuovo in strada ho visto il corpo di un uomo, non sembrava nemmeno ustionato, era ancora nella posizione di guida, ma era distante un centinaio di metri dai resti della moto. Non avevo mai visto una cosa simile.

Intanto Linda correva, tornava verso di noi per vedere se eravamo vivi.

Ha sentito gli scoppi e visto il fuoco e temeva per me, per tutti noi

Sulla strada ha incontrato un gruppo di persone: "Spegnila, spegnila", lei non capiva, sembrava che stessero tutti bene.

Dal gruppo si è fatta largo una donna, ustionata, ma cosciente., indicava i resti di quella motocicletta. Gridava, aveva dolore ma soprattutto gridava di andare da suo marito per il quale però purtroppo non c'era nulla da fare.

Linda ha cercato di coprirla e tamponarla con una felpa che aveva addosso, poi ha fermato un'ambulanza e ha affidato la signora alle loro cure.

Tutto quello che è venuto dopo è stato un gran caos, c'erano fiamme e fuoco e fumo ovunque.

C'erano sirene che andavano avanti e indietro.

Ad un certo punto della notte sono crollato, saranno state le 3.

Ho pensato ai miei, a quello che avrei potuto perdere...

Ho pensato a Linda e al rischio che abbiamo corso entrambi.

Ho pensato di voler cancellare quella notte.

Linda non ha chiesto niente, perchè sa che non è giusto lamentarsi perchè ha scelto lei di essere lì quella notte e tutte le altre. Però...

Linda non ha mai chiesto niente però lei lo sa che la memoria, spesso è ciò che rimane.

Linda non chiederà mai niente, ma quella notte, si è chiesta, come tutti noi, che cosa ci faceva lì, con quella divisa addosso.

E la risposta l'ha trovata nei vent'anni di attività che suo padre ha fatto alla Croce Lido, e che le hanno insegnato la passione e l'attaccamento per quella divisa.

E ha pensato che sarebbe giusto titolare, almeno un'ambulanza, all'uomo che era suo padre.

Linda alle 6 è arrivata a casa, si è fatta una doccia e alle 7 è uscita per andare al lavoro.

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