Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
STRAGE DI VIAREGGIO

200

I posti letto disponibili inutilizzati. Di Daniele Stella, letto da Daniele Stella

3 MINUTI DI LETTURA





Mi chiamo Daniele, ho 22 anni. Vivo con mio padre Giorgio, con il mio gemello Gabriele e con Simone, mio fratello maggiore, che ha due anni più di noi. Io faccio il falegname, mentre loro tre fanno gli idraulici.

Quella sera eravamo tutti e tre in casa (via bottego 23) una sera come tante: abbiamo cenato e dopo stavamo guardando un po' di tv, Simone era al pc... Non mi ricordo nemmeno cosa stavamo guardando, solo che ad un certo punto abbiamo sentito il rumore di un treno, che si è fatto il rumore di un jet.

La casa ha iniziato a tremare come fosse un terremoto. Poi un botto fortissimo, la casa è diventata tutta arancione e una fiammata, fuori dalla finestra è stata più alta del palazzo. Sembrava un arcobaleno di fuoco.

Abbiamo iniziato a sentire le grida delle persone, suonavano sirene, noi ci siamo guardati, stavamo tutti bene, ma non ci riuscivamo a rendere conto di cosa fosse successo. Siamo usciti di casa e siamo andati a prendere la mia nonna, che abita sopra di noi e che ha 80 anni.

L'abbiamo portata giù e le abbiamo messo una sedia in mezzo alla strada perchè potesse stare seduta. Anche lei era molto agitata, non capiva cosa fosse successo e noi non sapevamo cosa dirle. Nessuno capiva niente. Tutto intorno c'era gente che scappava, che gridava.

Ogni tanto si sentiva il rumore di qualche scoppio, erano le macchine: bruciavano, bruciava tutto. Da via Ponchielli arrivava gente ustionata, con bruciature dappertutto. All'improvviso mio fratello si blocca, mi guarda e mi dice: "E Manuel?"  Manuel è un nostro amico che abita proprio accanto alla passerella.

Appena me lo ha detto mi sono ricordato che doveva essere in casa perchè Elisa, la sua fidanzata, ha una gamba ingessata. Allora non è che mi sono messo a pensare, ho iniziato a correre. Dietro di me mio padre e Simone, mentre Gabriele è rimasto con la nonna a farle coraggio.

Siamo arrivati in via Ponchielli, ma non si riusciva a passare, troppo fuoco, era proprio un incendio in mezzo alla città. Allora siamo corsi dall'altro ingresso della casa, ho scavalcato il muretto e sono entrato. Ho visto che in camera c'erano Katia, la mamma di Manuel e il suo compagno Fabrizio, abbracciati e immobili.

Era come se fossero paralizzati, gli ho fatto coraggio, gli ho detto che dovevano uscire e si sono fidati. Mi hanno aperto la porta del giardino, io sono entrato e li ho portati fuori. Abbiamo aiutato Katia a scavalcare il muretto mentre mio padre Fabrizio ed io siamo rimasti a cercare il gatto.

Lo abbiamo recuperato e siamo usciti. Manuel per fortuna non era in casa, e nemmeno sua sorella Serena. Quando abbiamo capito che stavano tutti bene siamo tornati dalla nonna. A quel punto mi sono preso anche la sgridata di mio padre. Ha ragione lui, lo so.

Ma in quel momento non c'è stato il tempo per pensare, per valutare il pericolo: io stavo bene e mi sembrava giusto andare a vedere se anche gli altri stavano bene. Alla fine lui era dietro di me e avrebbe fatto lo stesso. In fondo, se sono fatto così,forse è perchè lui mi ha educato così.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze