Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
STRAGE DI VIAREGGIO

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Storia della prima e seconda partenza del distaccamento dei Vigili del Fuoco letto da Raimondo Colucci

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Tredici uomini  in servizio quella sera. Siamo tredici  vigili del Fuoco  a formare la  prima e seconda squadra  del distaccamento di Viareggio. È un lunedì sera un giorno tranquillo,  in un tranquillo  posto di mare. Alcuni  di noi sono già  nelle camerate, altri, per il gran caldo  sono seduti  nel giardinetto del distaccamento: tutti  in attesa di una chiamata di soccorso, che  speriamo  non giunga mai.

Sono le 23:50. Il cielo si tinge di rosso. Pensiamo ad un tramonto, ma vista l'ora è un flash che svanisce immediatamente. Alcuni di noi ipotizzano che sia stato sparato un razzo di segnalazione, magari per gioco. Ci si alziamo per vedere meglio. Qualche battuta  di qualche collega e poi improvvisamente la visione  ci immobilizza.

Un forte boato, le fiamme che superano gli alti edifici  adiacenti alla caserma, dopo il primi attimi di incredulità saliamo sui mezzi ed una dopo l'altro siamo già in strada. Siamo  due squadre o come si dice  due partenze, la prima e la seconda  su  due mezzi antincendio, più il mezzo di scorta idrica  con tutto il personale disponibile al distaccamento, fatta eccezione per   due colleghi che restano in sede  per gestire le successive e numerose chiamate di aiuto.  
Ci dirigiamo verso le fiamme e i boati.

Durante il breve tragitto incontriamo diverse persone che gridano : "andate alla stazione...è scoppiato tutto."  Le strade di  noi  vigili di Viareggio si dividono. La  prima partenza,   si ferma in via Porta Pietrasanta. La seconda  inverte la rotta, e va  in direzione della stazione: passa attraverso il cavalcaferrovia e vede un convoglio in fiamme. Passa attraverso via Garibaldi, e vede le ferite inferte alla sede della Croce Verde.

La situazione diventa istante dopo istante  drammatica.  Su via Burlamacchi  individuiamo il  primo cadavere e i primi feriti. L'autista chiede: "Che cosa devo fare?" Ci sono già gli operatori  della Croce Verde  a portare i  primi soccorsi : sappiamo  di non poter portare aiuto a quelle persone "Scansa e vai oltre!" grida il capo squadra.

Non sappiamo  di preciso  cosa sia successo, bisogna capire immediatamente.
La  seconda partenza  arriva all'altezza della passerella. Il capo squadra sale per rendersi conto della situazione:   guarda in direzione della stazione e si rende conto che il problema non è lì.
Abbassa lo sguardo e vede a pochi metri un treno merci,  costituito da un locomotore e 14  cisterne cilindriche, di cui, più della metà è avvolte dalle fiamme.

14  grandi contenitori, adagiati sulla ferrovia, con il carico di qualcosa, sicuramente infiammabile, ma al momento sconosciuto.  Un potenziale di rischio enorme: ma solo una sembra aver versato il suo contenuto.  Occorre intervenire in fretta, occorre rendere innocue le altre 13 cisterne per evitare un effetto domino , bisogna fare presto, bisogna fare "prima"...            
Stiamo sempre in contatto con  la sala operativa per descrivere  quello che troviamo sul nostro cammino e chiediamo rinforzi, tecnici e specialisti dei vigili del Fuoco.  

La seconda partenza raggiunge via Ponchielli da via Bottego , ci sono decine di macchine in fiamme, tutta la strada è in fiamme. È l'inferno! Da tutte le case escono lingue di fuoco.
La situazione è fuori da ogni peggiore previsione e procedura d'intervento. Sentiamo le urla provenire dalle abitazioni, il fuoco è ovunque e  avanza verso  tutti, cerca d'inghiottire anche noi.

Con  lance e manichette ci bagniamo per entrare nel fuoco,  spegnamo  e  abbassiamo  le fiamme per quel tanto che  ci permette di intervenire all'interno delle case. La  priorità è una sola: portare in salvo le persone. La zona è completamente buia, illuminata solo dai bagliori  del fuoco.. Il silenzio è rotto dalle urla , dagli scoppi e dai crolli delle strutture...Entriamo nelle abitazioni già completamente prese dal fuoco.

Agiamo senza parlare. Cerchiamo di essere più veloci  possibile.
Con ben chiare nella nostra mente le procedure d'intervento, decidiamo di disattenderle : si entra almeno due per volta in un'abitazione per qualunque intervento: ma in via Ponchielli  e in via Porta Pietrasanta  non c'è tempo. Ognuno  di noi  entra da solo in ogni edificio, ci teniamo d'occhio l'uno con l'altrom na entriamo soli.

Intanto la squadra rimasta in via Pietrasanta, dopo aver cercato di mettere in sicurezza un camion cisterna, che si temeva potesse scoppiare,  presta soccorso a diverse persone e poi inizia il lavoro di ricerca tra le macerie. C'è un bambino al primo piano di  una casa semidistrutta dall' esplosione, è vivo!

I nostri capo squadra dispongono, intervengono, aiutano, e controllano, che tutti  noi vigili si ritorni tutti interi... Sono molte  le  persone  portate in salvo : tirate  fuori dall'inferno e  affidate alle cure dei primi soccorsi. Ma purtroppo non tutte! Per alcuni è davvero impossibile...
Stiamo  vivendo una situazione fuori da ogni logica e più drammatica del  peggiore degli incubi.
Riusciamo  a creare un varco  tra le fiamme ed  avanzare su via Ponchielli fino a sbucare sulla via Porta Pietrasanta.

Intravediamo tra le fiamme i colleghi dell'altra squadra, che finalmente incrociamo di nuovo. Nel frattempo sono  arrivate decine di altre squadre, circa trecento vigili del fuoco provenienti da tutta la Toscana, ma anche dalla Liguria dal Lazio, dal Piemonte, dal Veneto.Non ci siamo fermati neanche per un attimo. Non 'era tempo per la comprensione.....

Non c'era  tempo per la sofferenza ...... Non c'era  tempo per la rabbia ...... Non c'era tempo per la paura .... I pochi minuti che l'incidente ferroviario  aveva lasciato alle operazioni di soccorso  l'abbiamo destinato esclusivamente all'azione. Quali sono state le NOSTRE emozioni e quali i nostri ricordi? Non ci sono parole per raccontare,  e' stato come vivere in una realtà surreale .

Il tempo ci sta restituendo la dimensione di  quello che abbiamo vissuto e la portata del rischio affrontato per noi e per gli altri. Abbiamo avuto paura, ma abbiamo lasciato  che l' istinto e l'esperienza ci guidassero. Abbiamo salvato  alcune persone, ma con altre abbiamo potuto solo potuto provare. Abbiamo alcuni particolari  ricordi di quella sera stampati nella nostra mente e nel nostro cuore. Abbiamo  una  certezza, quella di aver fatto tutto quello che potevamo fare.
E abbiamo il cuore spezzato all'idea che il nostro "tutto" non sia stato abbastanza.
Lo stesso cuore spezzato di tutti i cittadini di Viareggio.

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di Redazione web