Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio
STRAGE DI VIAREGGIO

113

Letto da Luca Batoli

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Ore 23:45: ultimo quarto d'ora di lavoro. Suona il telefono. Una voce di donna urla: "Aiuto, aiuto, in via Ponchielli c'è una fortissima puzza di gas. Mandate qualcuno!" La sento agitata, cerco di calmarla e di metterla in contatto con il 115.

Poi un'altra telefonata, stesso tono. Arrivano il collega per il cambio e il sovrintendente; siamo in tre, ho il telefono in mano, sono in piedi e guardo verso i monti di Massarosa. Incredibile: improvvisamente diventano tutti rossi.

Io e il sovrintendente usciamo di corsa, ci avevano detto che era scoppiato un incendio e ci dirigiamo velocemente lì. Mi arrampico su una canala di un'abitazione, per vedere al di là del muro della stazione: mi appare una scena  che sembra quella di certi servizi al telegiornale sugli attentati, o nei film.

Fuoco, fuoco dappertutto. Fumo nero. E in via Ponchielli case con le finestre in fiamme. Ricordo il fuoco dal tetto, pensavo un camino, ma poi ho capito che era un lucernaio. Qualcosa di nero e grosso fuma a 100 metri sui binari: è un vagone.

La nostra priorità è quella di mettere in sicurezza più persone possibile. Riusciamo, a fatica, a fare arretrare il folto gruppo di curiosi di almeno un centinaio di metri. Non credo avessero colto la gravità della situazione, perchè erano tutti lì con i telefoni che fotografavano e riprendevano.

A mezzanotte e un quarto arrivano altre due auto, una nostra, una dei carabinieri. Da una parte all'altra siamo in dieci poliziotti. Ci sono già alcune ambulanze sul posto. Ci portiamo dalla parte opposta dell'incendio. Un volontario ha in braccio un bimbo, sta salendo su una macchina, facciamo inversione e li scortiamo fino all'ospedale.

Torniamo sul posto. Un'auto medica si ferma e ci chiede dove sia via Piaggia: una signora, vedendo l'inferno ha avuto un infarto. Ore 01:10: ho già visto almeno trenta ambulanze in azione.

Ci sono tanti volontari con giubbotti di ogni associazione di soccorso. La sala radio dice che i pompieri hanno bisogno di un'auto all'uscita della loro caserma. Vado lì. Chiedo lumi ai pompieri. Mi dicono che è esplosa una cisterna di gpl, ma che ce ne sono altre tredici e che ancora non sanno come andrà a finire. Avviso tutti i colleghi che mi rispondono al telefono: dico di non avvicinarsi troppo e di cercare di far allontanare più gente possibile.

Che la situazione è ancora molto pericolosa. A quel punto chiamo mio figlio: "Dove sei? Torna subito a casa e non uscire!" Ore 02:00: circa quaranta poliziotti stanno presidiando tutti gli accessi per bloccare il traffico e favorire i soccorsi.

Ore 02:30: i pompieri dicono che tutte le case che si affaccino sulla ferrovia devono essere sgomberate perchè non riescono a raffreddare le cisterne. Ore 05:00: due ambulanze prendono la superstrada in direzione Pisa. Ore 06:00: cavalcavia bloccato e accesso a Viareggio bloccato.

Ore 06:30: arriva il cambio da parte di due squadre del reparto mobile di Genova. Ore 08:00: arrivo a casa. La mia vicina di casa, che spesso incontro quando rientro dal turno di notte mi dice: "Però, ti vedo stanco cosa avrai mai fatto stanotte?"

Ero davvero a pezzi Le ho detto solo di accendere la televisione. In quella lunga notte ho visto passare o presentarsi decine e decine di ragazzi, ragazze, uomini, donne con pettorine fluorescenti, gialle, arancioni, rosse, che mostravano tesserini o altro e gentilmente chiedevano di passare per poter dare una mano.

Ho visto autobotti, macchine e vigili del fuoco arrivare da tutta la Toscana, dalla Liguria e perfino da Parma. Ragazzi che scendevano dall'auto del padre, accompagnati dalle mogli con i figli a bordo, con tuta e casco in mano e andare di corsa a mettersi a disposizione della caserma.

Ho visto i pompieri, ed il loro lavoro straordinario. Ho visto decine di persone che quella notte hanno fatto l'impossibile, dimenticandosi di tutto e tutti. E mi sono sentito fiero di essere italiano, poliziotto e di vivere in una comunità veramente unica come quella di Viareggio.

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