Italia
Il brand Versilia non tira più, serve qualità
Chiara Sillicani
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Turisti in riva al mare sul litorale viareggino Al lato, il pontile di LidoL'accusa. Molti alberghi sono datati Avrebbero bisogno di essere ristrutturati o rimodernati
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Per conquistare i clienti, dire Versilia non basta più. L'epoca del brand, nel mercato turistico, sta finendo. E la strada verso la competitività è marcata dalla qualità e dai servizi. Così non deve stupire che un cliente scriva al nostro giornale per lamentarsi: polvere, moquette sporca, coperte macchiate. E quel conto finale: 190 euro. L'Apt gli chiederà di tornare, gli invierà una lettera, lo inviterà ad apprezzare le bellezze della zona, ma la sfida, quella vera, è un' altra. Investire, ricostruire, rimodernare. Certo i limiti strutturali esistono, basti pensare agli hotel sul lungomare di Viareggio, senza parcheggio, ma il resto lo fanno la cultura dell'accoglienza e i servizi. «Molti hotel - spiega Beatrice Taccola, presidentessa degli albergatori viareggini - sono nati quando al mare si veniva in carrozza. I limiti ci sono».
Ma quando si parla di rapporto qualità-prezzo, gli albergatori sono reticenti ed esauriscono l'argomento con un «non è questione di prezzi». Lo conferma anche la Taccola: «è il rapporto tra la qualità e il costo, l'elemento più importante». E per la qualità servono investimenti importanti. E qui è il nocciolo della questione: lo stesso Corchia, presidente regionale di Federalberghi e rappresentante di categoria a Forte dei Marmi, punta il dito contro il piano alberghiero. Eppure ci sono interventi che non richiedono autorizzazioni e lunghi iter burocratici: dai doppi vetri per isolare, alla biancheria nuova. Ma qui entrano in gioco le difficoltà economiche di chi vive di turismo. «Non pensate che le spese non giustifichino i prezzi, anche se gli errori devono essere uno sprone per una sana autocritica» conclude la Taccola.
Per Barbara Pardini, general menager dell'albergo Piestrasanta, 4 stelle lusso, la ricetta è la sinergia e la capacità di vedere a lungo termine. «Può capitare di fare errori. Cosa avrei fatto con il cliente deluso che ha scritto una lettera al vostro quotidiano? Non lo avrei fatto pagare». Insomma, se la Versilia da sempre punta al cliente di fascia alta, deve offrire servizi al top e puntare sull'etica del lavoro. «Perchè solo questo - continua Barbara - permette di fidelizzare i clienti e il cliente fidelizzato torna e fa da passa parola». L'obbiettivo potrebbe essere proprio questo: lavorare con un 30-40% di turisti abituali, gli albergatori li conoscono e riescono a soddisfarli prima e meglio. Maurizio Lavetti dirige l'Una hotel di Lido, per lui un giudizio negativo deve essere valutato con attenzione, l'importante è che rimanga isolato. «Ci sono servizi la cui qualità è soggettiva, pensiamo alla cucina; su ciò che si sottrae alla soggettività, non devono però esserci ombre». Questo per dire che un pietanza può non essere gradita, ma su ordine e pulizia non si discute. «E poi - come sottolinea Massimo Lucchesi, direttore dell'Apt - riscoprire la cultura dell'accoglienza, essere meno ruvidi». Perchè le cose sono cambiate da quando Conrad Hilton, fondatore dell'omonima catena, diceva che gli ingredienti per un ottimo albergo sono tre: «location, location, location». Oggi essere Versilia non è più sufficiente.
Ma quando si parla di rapporto qualità-prezzo, gli albergatori sono reticenti ed esauriscono l'argomento con un «non è questione di prezzi». Lo conferma anche la Taccola: «è il rapporto tra la qualità e il costo, l'elemento più importante». E per la qualità servono investimenti importanti. E qui è il nocciolo della questione: lo stesso Corchia, presidente regionale di Federalberghi e rappresentante di categoria a Forte dei Marmi, punta il dito contro il piano alberghiero. Eppure ci sono interventi che non richiedono autorizzazioni e lunghi iter burocratici: dai doppi vetri per isolare, alla biancheria nuova. Ma qui entrano in gioco le difficoltà economiche di chi vive di turismo. «Non pensate che le spese non giustifichino i prezzi, anche se gli errori devono essere uno sprone per una sana autocritica» conclude la Taccola.
Per Barbara Pardini, general menager dell'albergo Piestrasanta, 4 stelle lusso, la ricetta è la sinergia e la capacità di vedere a lungo termine. «Può capitare di fare errori. Cosa avrei fatto con il cliente deluso che ha scritto una lettera al vostro quotidiano? Non lo avrei fatto pagare». Insomma, se la Versilia da sempre punta al cliente di fascia alta, deve offrire servizi al top e puntare sull'etica del lavoro. «Perchè solo questo - continua Barbara - permette di fidelizzare i clienti e il cliente fidelizzato torna e fa da passa parola». L'obbiettivo potrebbe essere proprio questo: lavorare con un 30-40% di turisti abituali, gli albergatori li conoscono e riescono a soddisfarli prima e meglio. Maurizio Lavetti dirige l'Una hotel di Lido, per lui un giudizio negativo deve essere valutato con attenzione, l'importante è che rimanga isolato. «Ci sono servizi la cui qualità è soggettiva, pensiamo alla cucina; su ciò che si sottrae alla soggettività, non devono però esserci ombre». Questo per dire che un pietanza può non essere gradita, ma su ordine e pulizia non si discute. «E poi - come sottolinea Massimo Lucchesi, direttore dell'Apt - riscoprire la cultura dell'accoglienza, essere meno ruvidi». Perchè le cose sono cambiate da quando Conrad Hilton, fondatore dell'omonima catena, diceva che gli ingredienti per un ottimo albergo sono tre: «location, location, location». Oggi essere Versilia non è più sufficiente.
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