Il Tirreno

Versilia

Quel carro che si guastava spesso

Donatella Francesconi
Quel carro che si guastava spesso

Nella storia del carro che si è rovesciato sui binari, seminando fuoco e morte in via Ponchielli, anche un fermo di dieci giorni al Brennero. Lo racconta "radio rotaia", con un particolare inquietante: il carro sarebbe stato fermato proprio perché i controlli di rito del personale Fs avrebbero evidenziato un problema all'asse.

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VIAREGGIO. Nella storia del carro che si è rovesciato sui binari, seminando fuoco e morte in via Ponchielli, anche un fermo di dieci giorni al Brennero. Lo racconta "radio rotaia", con un particolare inquietante: il carro sarebbe stato fermato proprio perché i controlli di rito del personale Fs avrebbero evidenziato un problema all'asse. Dopo lo stop subito il carro sarebbe stato portato in un'officina e poi inviato a Trecate (Novara) da dove è partito.
Abbiamo girato quanto raccolto all'Agenzia nazionale per la sicurezza della ferrovia ed al suo direttore Chiovelli che ci ha spiegato «di non essere al corrente» del fermo. «Sarebbe davvero inquietante», ha commentato assicurandoci di cercare riscontri. «Abbiamo chiesto a Trenitalia - spiega ancora il direttore dell'Ansf - quando il carro è entrato in Italia e da quando circolava nel nostro paese. È una delle tante informazioni che siamo ancora in attesa di ricevere».
In cerca di risposte, inseguendo il tam tam che lungo i binari rimanda notizia del fermo al Brennero, importante era definire la tempistica del fermo: se prima del gennaio 2009, quando il carro è entrato in officina a Bozzolo, oppure tra marzo - quando è tornato in circolazione - e la tragedia del 29 giugno.
Sicuramente non è stato tra gennaio e marzo 2009, l'arco di tempo durante il quale il carro 33807818210-6 è stato alla "Cima Riparazioni" di Bozzolo (Mantova). Ce lo conferma Giuseppe Pacchioni, disponibilissimo titolare dell'officina che rientra tra quelle cui si rivolge Trenitalia: «Il carro è arrivato presso di noi proveniente da Pomezia Santa Palomba (nel Lazio, ndr). E non era "etichettato"». Ovvero non era accompagnato dalla segnalazione del controllo effettuato e del problema riscontrato.
Eppure - ed è un primo quesito cui andrebbe trovata risposta - nel mettere mano alla manutenzione prevista il personale dell'officina mantovana «rileva delle non conformità a due sale montate presenti sul carro», come si legge nella relazione che la stessa Ansf ha consegnato al ministro Matteoli. Insomma, il carro già viaggiava con un problema che - però - fino al momento in cui entra in officina nessuno aveva evidenziato.
Ecco perché da Bozzolo arriva alla Gatx, proprietaria del carro, la richiesta di due "sale" da sostituire.
Per il titolare della Cima Riparazioni la domanda è d'obbligo: se l'asse inviato per essere installato sul carro (al posto di quello che aveva problemi) avesse presentato «un errore di colatura» - come affermato da Mario Castaldo, direttore della divisione Cargo di Trenitalia, davanti ai consiglieri regionali - la revisione ad ultrasuoni che risulta eseguita dall'officina tedesca "Jungenthal" di Hannover nel novembre del 2008 avrebbe rilevato il problema? «Le prove con gli ultrasuoni - risponde senza incertezza Pacchioni - vengono fatte proprio per evitare di mettere in circolazione carri che presentino questo tipo di difetti».
A proposito della revisione dell'asse inviato dalla Germania e sostituito al posto di quello sul quale erano state riscontrate le non conformità emerge un altro particolare: «La nostra officina ha avuto notizia della revisione fatta in Germania dall'etichetta apposta sul pezzo», spiega Pacchioni. Pezzo al quale «non era allegata documentazione cartacea alcuna relativa all'intervento di revisione» di tipo IS2, «ovvero completa e comprensiva di ultrasuoni».
Se ad essere fermato al Brennero non è stato il carro prima del passaggio dalla "Cima Riparazioni", allora quanto rimbalza "radio rotaia" potrebbe essere relativo allo stesso carro, post cambio delle "sale". Pochi mesi prima, cioè della tragedia a ridosso delle case e delle vite di via Ponchielli. Ed è lo scenario più drammatico che si possa immaginare: significherebbe, infatti, che qualcuno sapeva cosa sarebbe accaduto.

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