Il dolore
In terapia dopo l'orrore
Anna Cecchini
Non riescono a dormire perché vedono scorrere le immagini della notte in cui Viareggio ha incontrato la parola "strage". Oppure si svegliano, in preda al panico, credendo di trovarsi ancora in un abisso di fiamme e morte.
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VIAREGGIO. Non riescono a dormire perché vedono scorrere le immagini della notte in cui Viareggio ha incontrato la parola "strage". Oppure si svegliano, in preda al panico, credendo di trovarsi ancora in un abisso di fiamme e morte.
Dopo l'urto iniziale della tragedia, rimane una lunga scia di dolore. E tante persone ferite nell'anima. Sono i volontari delle associazioni che da quel lunedì notte, il 29 giugno che nessuno mai dimenticherà, hanno lavorato senza tregua per strappare la gente di via Ponchielli dal fuoco. Tra corpi in fiamme, urla strazianti e persone carbonizzate, hanno fatto il loro dovere. Hanno servito quello spirito di umana solidarietà che li ha portati lì, nell'apocalisse. Come loro infermieri e medici che, sui mezzi di soccorso e poi all'ospedale Versilia, si sono trovati davanti uomini, donne e bambini straziati dall'esplosione. Sul momento hanno agito, con professionalità e un indispensabile tentativo di distacco, ma adesso che l'emergenza è terminata si sentono persi. A mente fredda rivivono l'orrore come in un flashback continuo. Ora c'è bisogno di prendersi cura anche di loro, perché il trauma di lunedì notte non li tormenti per sempre.
Quasi due settimane fa, venerdì 3 luglio, è stato attivato il servizio di assistenza psicologica a volontari e personale medico che era in servizio durante la notte della tragedia. «Questo tipo di programma - spiega Enrico Salvi, primario dell'unità psicologica dell'ospedale Versilia - è inserito nel piano per le maxi emergenze, ma non era mai stato attivato. L'evento di lunedì ha coinvolto innumerevoli volontari, infermieri e medici, che hanno fatto un lavoro instancabile, con grande professionalità. Adesso però qualcuno di loro può aver bisogno di rielaborare quell'orrore, per questo, oltre ai gruppi di psicologi a disposizione delle vittime e dei familiari, è partito anche il progetto di assistenza psicologica al personale».
Un'assistenza di cui c'è bisogno, come dimostra il fatto che le richieste arrivate alla coordinatrice del percorso, la dottoressa Roberta Natucci dell'unità psicologica dell'ospedale Versilia, sono già molte. Due i versanti su cui lavorare. «C'è l'assistenza ai volontari e al personale del 118 - dice Natucci -, che nei giorni dopo la tragedia manifesta insonnia, e sta male in modo generalizzato, senza capire il motivo. Queste persone parlano di fato, proiettano sul destino la colpa della sciagura, continuano a immaginarsi se la morte avesse preso anche loro».
Per i volontari è già stato attivato un gruppo di sostegno, al quale è possibile accedere contattando il 118 (dottor Andrea Niccolini).
È analogo l'approccio psicologico post trauma riservato a infermieri e medici, che alla spicciolata si sono rivolti alla dottoressa Natucci per avere un sostegno o almeno un conforto umano. «L'emergenza sui pazienti sta scemando - spiega Natucci - e il personale sanitario, dopo le prime reazioni di incredulità e di choc, adesso, gradualmente, prende coscienza di quello che è successo. Anche loro vengono inseriti in specifici gruppi di sostegno, per evitare che questo evento traumatico straordinario possa paralizzarli».
Il supporto psicologico di un esperto è stato importante anche nell'affrontare il lutto nel corso delle esequie solenni e della camera ardente collettiva che le ha precedute. In quei giorni così difficili il Comune di Viareggio (assessorato al sociale) ha affidato Emanuele Palagi - giovane psicologo che ha già collaborato in altre iniziative - l'incarico di seguire da vicino i familiari delle vittime della catastrofe. Un lavoro delicatissimo, che a suo modo segna una carriera. E un'esistenza.
Dopo l'urto iniziale della tragedia, rimane una lunga scia di dolore. E tante persone ferite nell'anima. Sono i volontari delle associazioni che da quel lunedì notte, il 29 giugno che nessuno mai dimenticherà, hanno lavorato senza tregua per strappare la gente di via Ponchielli dal fuoco. Tra corpi in fiamme, urla strazianti e persone carbonizzate, hanno fatto il loro dovere. Hanno servito quello spirito di umana solidarietà che li ha portati lì, nell'apocalisse. Come loro infermieri e medici che, sui mezzi di soccorso e poi all'ospedale Versilia, si sono trovati davanti uomini, donne e bambini straziati dall'esplosione. Sul momento hanno agito, con professionalità e un indispensabile tentativo di distacco, ma adesso che l'emergenza è terminata si sentono persi. A mente fredda rivivono l'orrore come in un flashback continuo. Ora c'è bisogno di prendersi cura anche di loro, perché il trauma di lunedì notte non li tormenti per sempre.
Quasi due settimane fa, venerdì 3 luglio, è stato attivato il servizio di assistenza psicologica a volontari e personale medico che era in servizio durante la notte della tragedia. «Questo tipo di programma - spiega Enrico Salvi, primario dell'unità psicologica dell'ospedale Versilia - è inserito nel piano per le maxi emergenze, ma non era mai stato attivato. L'evento di lunedì ha coinvolto innumerevoli volontari, infermieri e medici, che hanno fatto un lavoro instancabile, con grande professionalità. Adesso però qualcuno di loro può aver bisogno di rielaborare quell'orrore, per questo, oltre ai gruppi di psicologi a disposizione delle vittime e dei familiari, è partito anche il progetto di assistenza psicologica al personale».
Un'assistenza di cui c'è bisogno, come dimostra il fatto che le richieste arrivate alla coordinatrice del percorso, la dottoressa Roberta Natucci dell'unità psicologica dell'ospedale Versilia, sono già molte. Due i versanti su cui lavorare. «C'è l'assistenza ai volontari e al personale del 118 - dice Natucci -, che nei giorni dopo la tragedia manifesta insonnia, e sta male in modo generalizzato, senza capire il motivo. Queste persone parlano di fato, proiettano sul destino la colpa della sciagura, continuano a immaginarsi se la morte avesse preso anche loro».
Per i volontari è già stato attivato un gruppo di sostegno, al quale è possibile accedere contattando il 118 (dottor Andrea Niccolini).
È analogo l'approccio psicologico post trauma riservato a infermieri e medici, che alla spicciolata si sono rivolti alla dottoressa Natucci per avere un sostegno o almeno un conforto umano. «L'emergenza sui pazienti sta scemando - spiega Natucci - e il personale sanitario, dopo le prime reazioni di incredulità e di choc, adesso, gradualmente, prende coscienza di quello che è successo. Anche loro vengono inseriti in specifici gruppi di sostegno, per evitare che questo evento traumatico straordinario possa paralizzarli».
Il supporto psicologico di un esperto è stato importante anche nell'affrontare il lutto nel corso delle esequie solenni e della camera ardente collettiva che le ha precedute. In quei giorni così difficili il Comune di Viareggio (assessorato al sociale) ha affidato Emanuele Palagi - giovane psicologo che ha già collaborato in altre iniziative - l'incarico di seguire da vicino i familiari delle vittime della catastrofe. Un lavoro delicatissimo, che a suo modo segna una carriera. E un'esistenza.
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