Sicurezza
La nostra vita è in via Ponchielli
Chiara Sillicani
Seduto sul divano di pelle, riprende vita solo quando parla del figlio Marco, ormai fuori pericolo. In un albergo elegante e accogliente, con gli occhi gonfi dal pianto. Perché quell'hotel non è casa sua, non è l'appartamento al 25 di via Ponchielli
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VIAREGGIO. Seduto sul divano di pelle, riprende vita solo quando parla del figlio Marco, ormai fuori pericolo. In un albergo elegante e accogliente, con gli occhi gonfi dal pianto. Perché quell'hotel non è casa sua, non è l'appartamento al 25 di via Ponchielli.
Marino Germani ha visto la sua casa andare a fuoco, ora è ospite all'Esplanade e vive ogni giorno aspettando una certezza. Non lascia neanche un secondo il suo cellulare: «potrebbero chiamarmi da Milano e dirmi che mia moglie Laura sta bene». Non sa ancora dove tornerà a scorrere la sua vita: «non ho nessuna notizia. Non saprei dire quanto tempo ancora rimarrò in albergo». Una certezza però ce l'ha: non potrebbe mai abitare alla Salov, la sua nuova casa deve essere in via Ponchielli, come la vecchia.
Con lui, all'Esplanade, ci sono il padre Alfio, 87 anni, la sorella Mariademia con il marito Gianfranco Lucatelli e la futura nuora, Donatella Baldi. Una famiglia conosciuta in città: la madre di Marino, Mara Vestri, morta qualche anno fa, ha a lungo gestito un negozio di articoli per parrucchieri in via Mazzini. L'attività si era poi trasferita proprio in via Ponchielli, Mariademia la tirava avanti. Adesso non ha più né casa nè lavoro.
Tra il fruscio dei kaftani delle turiste, le ciabatte infradito e l'odore di salmastro di un albergo al mare, gli occhi di Marino si notano. Dove gli altri vivono la vacanza, lui trascorre le giornate. Lentissime. «Il giorno non passa mai». Dall'albergo non si allontana, attraversa la strada e si siede su una panchina, al sole, con suo padre e lì rimane per ore.
Dietro la grande montatura marrone, un baleno di luce quando parla del suo Marco, il figlio 36enne che gli ha salvato la vita e ora è fuori pericolo. «Pensavo ad una perdita di gas, poi ho visto tutta la casa andare a fuoco. Io e mia moglie eravamo circondati dalle fiamme, non riuscivamo ad uscire. Mio figlio è sceso lungo la canala per aprire la porta a piano terra e farci scappare. Si è bruciato le mani e le gambe». Dall'ospedale Niguarda di Milano, dove è ricoverato, Marco lo chiama e lo rassicura. «Abitava sopra di me - racconta il padre - avevamo messo a nuovo la casa perchè presto si sarebbe sposato con Donatella. Invece...».
C'era anche la sua fidanzata in via Ponchielli la notte della tragedia. Medico all'ospedale Versilia, è lei ad incoraggiare tutta la famiglia. «Ho visto Laura, in camera intensiva all'ospedale milanese Galeazzi. L'ho rassicurata, le ho detto che stiamo bene». Lunedì per Laura il quarto intervento di innesto cutaneo. La notte della tragedia è caduta su vetri roventi, ha ustioni sul 45% del corpo. «Sono tranquillo per Marco - confida Marino Germani -, ma ho paura per la mia Laura. Siamo sposati dal 1973».
E ora la vita scorre in un albergo: «Sono gentili qui, ci hanno riservato un'ottima accoglienza, sono disponibili e hanno sempre una parola buona. Ma io vorrei tornare in via Ponchielli». Lasciare una camera d'hotel per una casa. In quella strada Marino è andato un paio di volte per prendere i suoi abiti.
E lì vorrebbe tornare a vivere. Il padre di Marino, Alfio, in via Ponchielli abitava dal 1953. «Ho sentito un boato - racconta - pensavo fosse il terremoto, sono corso nell'orto e mi sono salvato». E adesso in quella strada al di là della ferrovia sogna una nuova casa.
Marino Germani ha visto la sua casa andare a fuoco, ora è ospite all'Esplanade e vive ogni giorno aspettando una certezza. Non lascia neanche un secondo il suo cellulare: «potrebbero chiamarmi da Milano e dirmi che mia moglie Laura sta bene». Non sa ancora dove tornerà a scorrere la sua vita: «non ho nessuna notizia. Non saprei dire quanto tempo ancora rimarrò in albergo». Una certezza però ce l'ha: non potrebbe mai abitare alla Salov, la sua nuova casa deve essere in via Ponchielli, come la vecchia.
Con lui, all'Esplanade, ci sono il padre Alfio, 87 anni, la sorella Mariademia con il marito Gianfranco Lucatelli e la futura nuora, Donatella Baldi. Una famiglia conosciuta in città: la madre di Marino, Mara Vestri, morta qualche anno fa, ha a lungo gestito un negozio di articoli per parrucchieri in via Mazzini. L'attività si era poi trasferita proprio in via Ponchielli, Mariademia la tirava avanti. Adesso non ha più né casa nè lavoro.
Tra il fruscio dei kaftani delle turiste, le ciabatte infradito e l'odore di salmastro di un albergo al mare, gli occhi di Marino si notano. Dove gli altri vivono la vacanza, lui trascorre le giornate. Lentissime. «Il giorno non passa mai». Dall'albergo non si allontana, attraversa la strada e si siede su una panchina, al sole, con suo padre e lì rimane per ore.
Dietro la grande montatura marrone, un baleno di luce quando parla del suo Marco, il figlio 36enne che gli ha salvato la vita e ora è fuori pericolo. «Pensavo ad una perdita di gas, poi ho visto tutta la casa andare a fuoco. Io e mia moglie eravamo circondati dalle fiamme, non riuscivamo ad uscire. Mio figlio è sceso lungo la canala per aprire la porta a piano terra e farci scappare. Si è bruciato le mani e le gambe». Dall'ospedale Niguarda di Milano, dove è ricoverato, Marco lo chiama e lo rassicura. «Abitava sopra di me - racconta il padre - avevamo messo a nuovo la casa perchè presto si sarebbe sposato con Donatella. Invece...».
C'era anche la sua fidanzata in via Ponchielli la notte della tragedia. Medico all'ospedale Versilia, è lei ad incoraggiare tutta la famiglia. «Ho visto Laura, in camera intensiva all'ospedale milanese Galeazzi. L'ho rassicurata, le ho detto che stiamo bene». Lunedì per Laura il quarto intervento di innesto cutaneo. La notte della tragedia è caduta su vetri roventi, ha ustioni sul 45% del corpo. «Sono tranquillo per Marco - confida Marino Germani -, ma ho paura per la mia Laura. Siamo sposati dal 1973».
E ora la vita scorre in un albergo: «Sono gentili qui, ci hanno riservato un'ottima accoglienza, sono disponibili e hanno sempre una parola buona. Ma io vorrei tornare in via Ponchielli». Lasciare una camera d'hotel per una casa. In quella strada Marino è andato un paio di volte per prendere i suoi abiti.
E lì vorrebbe tornare a vivere. Il padre di Marino, Alfio, in via Ponchielli abitava dal 1953. «Ho sentito un boato - racconta - pensavo fosse il terremoto, sono corso nell'orto e mi sono salvato». E adesso in quella strada al di là della ferrovia sogna una nuova casa.
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