Sicurezza
Spazzato via il giardino del pianto
La notizia arriva all’ora di colazione: una mano anonima ha spazzato via il “giardino del pianto”. L’angolo di via Aurelia dove dal 30 giugno fiori, peluche, poesie, disegni di bimbi, striscioni ricordano la strage di via Ponchielli, i 24 morti, i 14 feriti, gli 83 senza casa
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. La notizia arriva all’ora di colazione: una mano anonima ha spazzato via il “giardino del pianto”. L’angolo di via Aurelia dove dal 30 giugno fiori, peluche, poesie, disegni di bimbi, striscioni ricordano la strage di via Ponchielli, i 24 morti, i 14 feriti, gli 83 senza casa.
Gianfranco Baldini, che ha ancora l’ufficio inagibile, telefona alla moglie Raffaella Rosa intorno alle 10,15 per raccontarle l’accaduto. Entrambi fanno parte del comitato “Assistenza vittime incidente ferroviario” (Avif) e Raffaella sta tornando da Roma dove, insieme a Raffaello Matrone (zio di Ilaria e Michela Mazzoni, entrambe morte), è stata ospite della trasmissione “Sabato e domenica estate” su Rai1. Con loro la cronista del “Tirreno”. Che alle 10,30, circa, avverte dell’accaduto - via telefono - il sindaco Lunardini. Il terzetto fa in tempo a rientrare a Viareggio senza aver ricevuto risposta alcuna sulla sparizione delle testimonianze di un’intera città all’angolo con via Porta a Pietrasanata, zona interdetta e sotto sequestro. La voce che circola è quella di un intervento messo in atto, nelle primissime ore del mattino, dalla società dei rifiuti. Poco dopo le 14 è il presidente di Sea (Ermindo Tucci, di nomina del sindaco) a dare la prima risposta: «È intervenuta la cooperativa “Crea Impresa” che ha un appalto con Sea e doveva spazzare il marciapiede. Invece hanno agito di loro iniziativa».
Ben più parole hanno i colpiti dalla strage e i cittadini del quartiere. Sulle transenne “nude” è spuntato un cartello: “Vergogna! Per chi ha tolto i fiori troppo in fretta. Non è giunto ancora il momento di dimenticare». In tanti si sono riuniti sul posto. Ci sono i biker, amici di Andrea Falorni, unico disperso nella tragedia. Sono andati ad Empoli in moto per ritirare un mazzo di fiori del club “Moto Guzzi”. Quando sono arrivati a Viareggio, però, un posto dove mettere i fiori non c’era più. I commenti sono di fuoco. Si sono fatte le cinque del pomeriggio e né Sea, né il Comune - a questo punto ampiamente avvertiti - hanno pensato di rimediare allo scempio. A proposito del quale la vice presidente della cooperativa sociale, Giorgia De Palma, commenta: «Farò una lettera di richiamo. L’operatore intervenuto non ha avuto la sensibilità necessaria...».
Sono quasi le 17,30 quando dalle transenne, parte all’improvviso un gruppo di uomini e donne. Diretti al cassonetto dall’altro lato della strada. Basta alzare il coperchio e sui volti scorrono rabbia e sgomento: all’interno, chiusi in un maxi sacco nero targato Sea, stanno stipati pupazzetti, disegni, poesie, fiori, una pianta con tutto il vaso. Mentre dietro le transenne il “giardino del pianto” viene ricomposto arriva il capogruppo del Pdl, Alessandro Santini. A nome del sindaco, che a Venezia ieri pomeriggio ha ricevuto la solidarietà concreta di un gruppo di industriali veneti guidati da Pierre Cardin, dichiara: «Si è trattato di un gesto molto grave e stupido da parte di chi ha dato l’ordine. Come amministrazione comunale (che un consigliere, però non rappresenta, ndr) chiediamo scusa».
Da Venezia il primo cittadino fa sapere: «Non farò sconti. A nessuno. Voglio una responsabilità. La esigo».
La risposta del quartiere è immediata: l’operatore della cooperativa è un soggetto debole, svantaggiato. Dunque, «a pagare non siano le teste piccole», dicono ad una sola voce i cittadini. Anche perché, ammette il presidente di Sea, l’uomo non era solo: «Con lui c’erano due addetti dell’azienda dei rifiuti che poi sono stati chiamati per un’emergenza. E un altro di Crea». In quattro, insomma, solo per “spazzare” il marciapiede... A fine serata un amareggiato Tucci offriva al primo cittadino la propria testa. Mentre il “giardino” si arricchiva di 24 mazzi di fiori inviati «da sindaco e amministrazione comunale con le più sentite scuse».
Gianfranco Baldini, che ha ancora l’ufficio inagibile, telefona alla moglie Raffaella Rosa intorno alle 10,15 per raccontarle l’accaduto. Entrambi fanno parte del comitato “Assistenza vittime incidente ferroviario” (Avif) e Raffaella sta tornando da Roma dove, insieme a Raffaello Matrone (zio di Ilaria e Michela Mazzoni, entrambe morte), è stata ospite della trasmissione “Sabato e domenica estate” su Rai1. Con loro la cronista del “Tirreno”. Che alle 10,30, circa, avverte dell’accaduto - via telefono - il sindaco Lunardini. Il terzetto fa in tempo a rientrare a Viareggio senza aver ricevuto risposta alcuna sulla sparizione delle testimonianze di un’intera città all’angolo con via Porta a Pietrasanata, zona interdetta e sotto sequestro. La voce che circola è quella di un intervento messo in atto, nelle primissime ore del mattino, dalla società dei rifiuti. Poco dopo le 14 è il presidente di Sea (Ermindo Tucci, di nomina del sindaco) a dare la prima risposta: «È intervenuta la cooperativa “Crea Impresa” che ha un appalto con Sea e doveva spazzare il marciapiede. Invece hanno agito di loro iniziativa».
Ben più parole hanno i colpiti dalla strage e i cittadini del quartiere. Sulle transenne “nude” è spuntato un cartello: “Vergogna! Per chi ha tolto i fiori troppo in fretta. Non è giunto ancora il momento di dimenticare». In tanti si sono riuniti sul posto. Ci sono i biker, amici di Andrea Falorni, unico disperso nella tragedia. Sono andati ad Empoli in moto per ritirare un mazzo di fiori del club “Moto Guzzi”. Quando sono arrivati a Viareggio, però, un posto dove mettere i fiori non c’era più. I commenti sono di fuoco. Si sono fatte le cinque del pomeriggio e né Sea, né il Comune - a questo punto ampiamente avvertiti - hanno pensato di rimediare allo scempio. A proposito del quale la vice presidente della cooperativa sociale, Giorgia De Palma, commenta: «Farò una lettera di richiamo. L’operatore intervenuto non ha avuto la sensibilità necessaria...».
Sono quasi le 17,30 quando dalle transenne, parte all’improvviso un gruppo di uomini e donne. Diretti al cassonetto dall’altro lato della strada. Basta alzare il coperchio e sui volti scorrono rabbia e sgomento: all’interno, chiusi in un maxi sacco nero targato Sea, stanno stipati pupazzetti, disegni, poesie, fiori, una pianta con tutto il vaso. Mentre dietro le transenne il “giardino del pianto” viene ricomposto arriva il capogruppo del Pdl, Alessandro Santini. A nome del sindaco, che a Venezia ieri pomeriggio ha ricevuto la solidarietà concreta di un gruppo di industriali veneti guidati da Pierre Cardin, dichiara: «Si è trattato di un gesto molto grave e stupido da parte di chi ha dato l’ordine. Come amministrazione comunale (che un consigliere, però non rappresenta, ndr) chiediamo scusa».
Da Venezia il primo cittadino fa sapere: «Non farò sconti. A nessuno. Voglio una responsabilità. La esigo».
La risposta del quartiere è immediata: l’operatore della cooperativa è un soggetto debole, svantaggiato. Dunque, «a pagare non siano le teste piccole», dicono ad una sola voce i cittadini. Anche perché, ammette il presidente di Sea, l’uomo non era solo: «Con lui c’erano due addetti dell’azienda dei rifiuti che poi sono stati chiamati per un’emergenza. E un altro di Crea». In quattro, insomma, solo per “spazzare” il marciapiede... A fine serata un amareggiato Tucci offriva al primo cittadino la propria testa. Mentre il “giardino” si arricchiva di 24 mazzi di fiori inviati «da sindaco e amministrazione comunale con le più sentite scuse».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

