Sicurezza
Falorni scampò alla scossa
Donatella Francesconi
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Andrea Falorni e la moglie Maria Luisa CarmazziTra le macerie ammucchiate sotto il cavalcavia è stato ritrovato quel che resta del cane di Andrea Falorni. Di lui, invece, poco o niente. Ammesso che quel poco di umano tra massi e polvere sia davvero riconducibile al Dna dello "Scarburato". Che il mercoledì precedente alla strage era stato miracolato, incredibilmente salvo dopo aver preso una scarica di corrente.
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VIAREGGIO. Tra le macerie ammucchiate sotto il cavalcavia è stato ritrovato quel che resta del cane di Andrea Falorni. Di lui, invece, poco o niente. Ammesso che quel poco di umano tra massi e polvere sia davvero riconducibile al Dna dello "Scarburato". Che il mercoledì precedente alla strage era stato miracolato, incredibilmente salvo dopo aver preso una scarica di corrente.
Una storia da "brividi" rimasta impressa negli amici e parenti di Falorni e della moglie Carmazzi, soprannominata "Pulce", anche lei con la passione delle due ruote che ruggiscono. A raccontarcela è Donatella Raffaelli, ferma davanti al "giardino del pianto" smantellato e poi recuperato: «Era successo sul posto di lavoro e Antonio era caduto sulle ginocchia. Questo l'aveva salvato, perché la caduta l'aveva isolato».
Gli amici ricordano la gioia dopo lo spavento e la cena del sabato sera dove il "pezzo" forte della conversazione era stato proprio lo scampato pericolo: «Proprio Maria Luisa - ricorda Donatella - aveva riso sull'accaduto, per scacciare la paura una volta per tutte: "Ma ci pensate che lo Scarburato poteva non essere più con noi?"».
Domenica 28 giugno, ventiquattro ore prima della strage di via Ponchielli, Andrea Falorni aveva riunito nella casetta in collina tutta la famiglia. Appuntamento consueto, ma anche occasione per festeggiare ancora una volta il miracolo d'esser vivo.
Ricordano così, amici e parenti, lo Scarburato. Del quale oggi si cercano i resti tra le macerie accumulate, morto senza bara e senza funerale, mentre chi gli ha voluto bene non abbandona a giornate intere la sponda del canale o il luogo delle ricerche. Gli occhi fissi a scrutare qualsiasi particolare che possa ricondurre a quell'uomo grande e grosso che quella maledetta sera, come al solito, portava a passeggio il suo cagnolino.
Una storia da "brividi" rimasta impressa negli amici e parenti di Falorni e della moglie Carmazzi, soprannominata "Pulce", anche lei con la passione delle due ruote che ruggiscono. A raccontarcela è Donatella Raffaelli, ferma davanti al "giardino del pianto" smantellato e poi recuperato: «Era successo sul posto di lavoro e Antonio era caduto sulle ginocchia. Questo l'aveva salvato, perché la caduta l'aveva isolato».
Gli amici ricordano la gioia dopo lo spavento e la cena del sabato sera dove il "pezzo" forte della conversazione era stato proprio lo scampato pericolo: «Proprio Maria Luisa - ricorda Donatella - aveva riso sull'accaduto, per scacciare la paura una volta per tutte: "Ma ci pensate che lo Scarburato poteva non essere più con noi?"».
Domenica 28 giugno, ventiquattro ore prima della strage di via Ponchielli, Andrea Falorni aveva riunito nella casetta in collina tutta la famiglia. Appuntamento consueto, ma anche occasione per festeggiare ancora una volta il miracolo d'esser vivo.
Ricordano così, amici e parenti, lo Scarburato. Del quale oggi si cercano i resti tra le macerie accumulate, morto senza bara e senza funerale, mentre chi gli ha voluto bene non abbandona a giornate intere la sponda del canale o il luogo delle ricerche. Gli occhi fissi a scrutare qualsiasi particolare che possa ricondurre a quell'uomo grande e grosso che quella maledetta sera, come al solito, portava a passeggio il suo cagnolino.
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