Toscana
STRAGE DI VIAREGGIO
Dopo Federico muore anche RobertaIl numero delle vittime sale a 26
Claudio Vecoli
Altre due vittime della strage di Viareggio: il tragico bilancio tocca quota 26. In mattinata sono morti Roberta Calzoni, 54 anni, madre di Sara Orsi, 24 anni, deceduta il 9 luglio e Federico Battistini, 32 anni. Battistini era il marito di Elena Iacopini, 32 anni, anche lei deceduta nella strage. Oggi i funerali di Alessandro Farnocchia. Intanto è polemica per i ricordi rimossi
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VIAREGGIO. Ancora due morti. La strage infinita di Viareggio non sembra fermarsi più. Ieri l’ultimo, drammatico aggiornamento con il bilancio delle vittime che sale a ventisei. E con un disperso - Andrea Falorni, cinquant’anni - di cui ancora non si trovano i resti. Lutti che vanno a colpire famiglie già duramente provate dal dolore. Spesso letteralmente decimate dalla bomba di Gpl esplosa sui binari.
Come quella di Federico Battistini, 32 anni compiuti proprio due giorni prima del disastro, autista di Vaibus, l’azienda di trasporto pubblico della provincia di Lucca. Nell’incidente ferroviario del 29 giugno, Federico aveva perduto la moglie Elena Iacopini, 32 anni, morta sul colpo. Lui era stato assalito dalle fiamme che lo avevano avvolto nella gran parte del corpo. Ma da quella notte infernale era uscito ancora vivo. Trasferito nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cisanello, ha provato a lottare per due settimane. Poi, ieri mattina, il suo cuore non ce l’ha più fatta. E Federico ha raggiunto la sua Elena.
I due si erano conosciuti al lavoro. Lei, bionda bigliettaia al punto clienti di Vaibus in piazza D’Azeglio a Viareggio, era stata subito notata da lui, l’allegro autista di autobus che veniva ogni giorno da Ripa, popolosa frazione del comune di Seravezza. Un colpo di fulmine, quello fra Fede e Elena. Che nel 2005 era sfociato nel matrimonio, celebrato nel Duomo di Pietrasanta. I due erano andati a vivere sotto la casa dei genitori di lei. Una soluzione provvisoria, in attesa di una casa tutta per loro che sarebbe dovuta arrivare - raccontano gli amici - alla fine dell’estate. Troppo tardi, per scampare alla tragedia. La sera del 29 giugno, poi, i due dovevano trovarsi altrove.
Quello stesso pomeriggio, infatti, Federico aveva detto ai compagni di lavoro che sarebbe andato a pesca sul molo con Elena: una delle tante passioni che i due coltivavano insieme. Invece un pizzico di stanchezza in più o qualche contrattempo domestico hanno fatto rivedere i programmi ai due. Che sono rimasti nella casa di via Porta Pietrasanta, la più colpita insieme a via Ponchielli. E qui - con due settimane di distanza l’una dall’altro - hanno trovato la morte.
Una tragedia che non ha risparmiato neppure il resto della famiglia di lei. La mamma di Elena, Emanuela Milazzo, 63 anni, è infatti morta alcuni giorni dopo il disastro nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Carrara. Il papà, Mauro Iacopini, sessant’anni, è invece ricoverato in gravissime condizioni al centro ustioni di Parma.
Anche Roberta Calzoni, 54 anni, originaria di Livorno, seconda vittima di ieri, va ad aggiungere il proprio nome fra le vittime a fianco di un familiare. Giovedì, dopo una agonia durata dieci giorni, la figlia Sara Orsi, 24 anni, si era arresa alle ustioni. Sabato pomeriggio, in una chiesa stracolma di gente, a Torre del Lago si erano celebrati i funerali. Poco più di ventiquattro ore dopo, anche la mamma ha esaurito le proprie forze. Malgrado fossero ricoverate entrambe nel centro ustioni di Villa Scassi, a Genova Sampiedarena, Roberta non aveva mai saputo della morte della figlia. Alcune ore dopo era stata però sottoposta ad un delicatissimo intervento per un innesto cutaneo e da allora era tenuta in coma farmacologico. Uno stato da cui non si è più risvegliata.
La macabra contabilità delle vittime sale dunque a ventisei nomi. Ma il bilancio sembra destinato ad essere ulteriormente aggiornato. Negli ospedali di mezza Italia sono ancora ricoverate dodici persone. Alcune delle quali in condizioni gravissime. Lo stillicidio, purtroppo, è destinato a continuare.

Come quella di Federico Battistini, 32 anni compiuti proprio due giorni prima del disastro, autista di Vaibus, l’azienda di trasporto pubblico della provincia di Lucca. Nell’incidente ferroviario del 29 giugno, Federico aveva perduto la moglie Elena Iacopini, 32 anni, morta sul colpo. Lui era stato assalito dalle fiamme che lo avevano avvolto nella gran parte del corpo. Ma da quella notte infernale era uscito ancora vivo. Trasferito nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cisanello, ha provato a lottare per due settimane. Poi, ieri mattina, il suo cuore non ce l’ha più fatta. E Federico ha raggiunto la sua Elena.
I due si erano conosciuti al lavoro. Lei, bionda bigliettaia al punto clienti di Vaibus in piazza D’Azeglio a Viareggio, era stata subito notata da lui, l’allegro autista di autobus che veniva ogni giorno da Ripa, popolosa frazione del comune di Seravezza. Un colpo di fulmine, quello fra Fede e Elena. Che nel 2005 era sfociato nel matrimonio, celebrato nel Duomo di Pietrasanta. I due erano andati a vivere sotto la casa dei genitori di lei. Una soluzione provvisoria, in attesa di una casa tutta per loro che sarebbe dovuta arrivare - raccontano gli amici - alla fine dell’estate. Troppo tardi, per scampare alla tragedia. La sera del 29 giugno, poi, i due dovevano trovarsi altrove.
Quello stesso pomeriggio, infatti, Federico aveva detto ai compagni di lavoro che sarebbe andato a pesca sul molo con Elena: una delle tante passioni che i due coltivavano insieme. Invece un pizzico di stanchezza in più o qualche contrattempo domestico hanno fatto rivedere i programmi ai due. Che sono rimasti nella casa di via Porta Pietrasanta, la più colpita insieme a via Ponchielli. E qui - con due settimane di distanza l’una dall’altro - hanno trovato la morte.
Una tragedia che non ha risparmiato neppure il resto della famiglia di lei. La mamma di Elena, Emanuela Milazzo, 63 anni, è infatti morta alcuni giorni dopo il disastro nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Carrara. Il papà, Mauro Iacopini, sessant’anni, è invece ricoverato in gravissime condizioni al centro ustioni di Parma.
Anche Roberta Calzoni, 54 anni, originaria di Livorno, seconda vittima di ieri, va ad aggiungere il proprio nome fra le vittime a fianco di un familiare. Giovedì, dopo una agonia durata dieci giorni, la figlia Sara Orsi, 24 anni, si era arresa alle ustioni. Sabato pomeriggio, in una chiesa stracolma di gente, a Torre del Lago si erano celebrati i funerali. Poco più di ventiquattro ore dopo, anche la mamma ha esaurito le proprie forze. Malgrado fossero ricoverate entrambe nel centro ustioni di Villa Scassi, a Genova Sampiedarena, Roberta non aveva mai saputo della morte della figlia. Alcune ore dopo era stata però sottoposta ad un delicatissimo intervento per un innesto cutaneo e da allora era tenuta in coma farmacologico. Uno stato da cui non si è più risvegliata.
La macabra contabilità delle vittime sale dunque a ventisei nomi. Ma il bilancio sembra destinato ad essere ulteriormente aggiornato. Negli ospedali di mezza Italia sono ancora ricoverate dodici persone. Alcune delle quali in condizioni gravissime. Lo stillicidio, purtroppo, è destinato a continuare.
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