Proteste
STRAGE DI VIAREGGIO
Ciao, Andrea, ovunque tu sia
Maria Grazia Piastri
◗
Andrea Falorni con l’adorata moglie Maria Luisa, morta nell’esplosioneLa città piange i propri morti, soffre per i feriti. E resta in angoscia per il disperso di questa strage, Andrea Falorni. Pubblichiamo questo ricordo, scritto da Maria Grazia Piastri, a testimonianza dell'affetto con cui Viareggio partecipa alla storia di Andrea
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La città piange i propri morti, soffre per i feriti. E resta in angoscia per il disperso di questa strage, Andrea Falorni. Pubblichiamo questo ricordo, scritto da Maria Grazia Piastri, a testimonianza dell'affetto con cui Viareggio partecipa alla storia di Andrea.
Andrea Falorni. Adesso è solo un nome, che rimbalza sui giornali e nelle tv. Per me invece è un ricordo, un ricordo di lui e del suo cane Filippo. Da 24 anni abito in largo Risorgimento, vicino alle ormai tristemente famose vie Porta Pietrasanta e Ponchielli; in questo tempo ho avuto modo di conoscere chi vi abitava. Con qualcuno mi fermavo a fare due chiacchiere, con altri ci si incontrava casualmente. Del Falorni finora non sapevo neppure il nome; conoscevo però l'amore per il suo cane che portava sempre a spasso verso mezzanotte, sia che fosse una piovosa notte invernale o una calda notte estiva.
Il tragitto era il solito: da via Ponchielli prendeva Porta Pietrasanta, costeggiava la ferrovia dietro il supermercato e tornava in Largo Risorgimento verso casa. Quella casa che adesso è un cumulo di macerie, tomba della moglie e di tutti gli altri animali che avevano con sé. Lui non si trova, lui e Filippo. Quante volte ci siamo incontrati nella passeggiata serale. Un saluto distratto, con la fatica di una giornata di lavoro, Filippo che dava un'annusatina alle mie canine e poi ognuno di nuovo assorbito dalla propria vita. Quante volte è successo tutto questo nei 17 anni di Filippo e nei 13 della mia Candy. Due o tre sere prima della tragica notte del 29 giugno, mi sono affacciata al terrazzo a respirare l'aria fresca. Sul marciapiede di fronte ho visto Andrea che passeggiava tranquillo con il suo cane al guinzaglio. Era lui a guidarlo perché Filippo era ormai vecchietto e quasi cieco ma trotterellava felice e sicuro al suo fianco.
Non so quanto tempo sia passato da quella sera all'altra del 30 giugno. Non riesco a prendere sonno. Mi aggiro per la casa, mi perseguita l'immagine di quelle fiamme davanti a me e di quei corpi straziati. Automaticamente mi affaccio di nuovo al terrazzo. La scena è da incubo: il palazzo di fronte evacuato, il quartiere transennato, solo qualche poliziotto per la strada a controllare la situazione. Quell'assoluto silenzio mi esplode dentro. Guardo il marciapiede di fronte a me e mi sembra di vedere Andrea che passeggia tranquillo con il suo cane, verso casa. Non lo dimenticherò più.
Saluto Andrea, ovunque egli sia, e la sua adorata moglie Maria Luisa; e una carezza a Filippo. Forse insieme, per sempre. In un mondo migliore, dove non esistono cisterne di Gpl che esplodono, dove non esiste l'incuria umana, dove non esiste il dolore.
Andrea Falorni. Adesso è solo un nome, che rimbalza sui giornali e nelle tv. Per me invece è un ricordo, un ricordo di lui e del suo cane Filippo. Da 24 anni abito in largo Risorgimento, vicino alle ormai tristemente famose vie Porta Pietrasanta e Ponchielli; in questo tempo ho avuto modo di conoscere chi vi abitava. Con qualcuno mi fermavo a fare due chiacchiere, con altri ci si incontrava casualmente. Del Falorni finora non sapevo neppure il nome; conoscevo però l'amore per il suo cane che portava sempre a spasso verso mezzanotte, sia che fosse una piovosa notte invernale o una calda notte estiva.
Il tragitto era il solito: da via Ponchielli prendeva Porta Pietrasanta, costeggiava la ferrovia dietro il supermercato e tornava in Largo Risorgimento verso casa. Quella casa che adesso è un cumulo di macerie, tomba della moglie e di tutti gli altri animali che avevano con sé. Lui non si trova, lui e Filippo. Quante volte ci siamo incontrati nella passeggiata serale. Un saluto distratto, con la fatica di una giornata di lavoro, Filippo che dava un'annusatina alle mie canine e poi ognuno di nuovo assorbito dalla propria vita. Quante volte è successo tutto questo nei 17 anni di Filippo e nei 13 della mia Candy. Due o tre sere prima della tragica notte del 29 giugno, mi sono affacciata al terrazzo a respirare l'aria fresca. Sul marciapiede di fronte ho visto Andrea che passeggiava tranquillo con il suo cane al guinzaglio. Era lui a guidarlo perché Filippo era ormai vecchietto e quasi cieco ma trotterellava felice e sicuro al suo fianco.
Non so quanto tempo sia passato da quella sera all'altra del 30 giugno. Non riesco a prendere sonno. Mi aggiro per la casa, mi perseguita l'immagine di quelle fiamme davanti a me e di quei corpi straziati. Automaticamente mi affaccio di nuovo al terrazzo. La scena è da incubo: il palazzo di fronte evacuato, il quartiere transennato, solo qualche poliziotto per la strada a controllare la situazione. Quell'assoluto silenzio mi esplode dentro. Guardo il marciapiede di fronte a me e mi sembra di vedere Andrea che passeggia tranquillo con il suo cane, verso casa. Non lo dimenticherò più.
Saluto Andrea, ovunque egli sia, e la sua adorata moglie Maria Luisa; e una carezza a Filippo. Forse insieme, per sempre. In un mondo migliore, dove non esistono cisterne di Gpl che esplodono, dove non esiste l'incuria umana, dove non esiste il dolore.
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