Sicurezza
Cinquanta milioni per ricostruire
Donatella Francesconi
«C'è un'inchiesta in corso. Ma tutta la comunità deve mantenere una pressione sulle autorità competenti per avere risposte rapide. Un responsabile che paghi, anche economicamente, deve esserci». Nel giorno della sepoltura dei morti nella strage di via Ponchielli, il sindaco Lunardini torna a chiedere giustizia: «Da qui in poi importante è la pressione dell'opinione pubblica»
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VIAREGGIO. «C'è un'inchiesta in corso. Ma tutta la comunità deve mantenere una pressione sulle autorità competenti per avere risposte rapide. Un responsabile che paghi, anche economicamente, deve esserci». Nel giorno della sepoltura dei morti nella strage di via Ponchielli, il sindaco Lunardini torna a chiedere giustizia: «Da qui in poi importante è la pressione dell'opinione pubblica».
Giustizia per 22 morti, per i feriti (22) molti dei quali avranno davanti un calvario infinito anche se si salveranno, per chi nella tragedia ha perso affetti e casa. Trentaquattro nuclei familiari, per un totale di 83 persone: questi i dati forniti dal Comune sulla necessità abitativa. Dieci delle 34 famiglie «sono ospitati a carico del Comune, gli altri 24 hanno trovato sistemazioni in proprio ma già da questa mattina (ieri per chi legge, ndr) stanno venendo in Municipio perché hanno necessità di soluzioni diverse». Nell'immediato, continua Lunardini, «andranno tutti in hotel». Poi «dovremo decidere se prendere in affitto abitazioni per le sistemazioni temporanee o iniziare l'acquisto di alloggi per chi, magari, non ha intenzione di attendere la ricostruzione della zona distrutta». Anche considerano che, per le normative successive all'edificazione di via Ponchielli, a 15 metri dalla ferrovia - com'era prima che scoppiasse l'inferno - non è più possibile ricostruire.
Il Comune pensa ad una ricostruzione «nell'ambito del quartiere - continua Lunardini -: magari alla Salov. Ma è ancora una ipotesi tutta da verificare». Comunque sia, assicura il primo cittadino, «ogni singolo nucleo familiare sarà ascoltato».
Anche perché questa mattina Lunardini sarà a Roma per un incontro con il Dipartimento Protezione civile: «Voglio chiarire - spiega - il percorso amministrativo/burocratico da seguire. Mi porto dietro il direttore generale del Comune e da venerdì mattina voglio essere in grado di far riempire i moduli necessari per ripartire». Nel pomeriggio Lunardini incontra anche il ministro dell'interno, Roberto Maroni: «Che ha annunciato maggiori rinforzi per le forze dell'ordine della zona, dopo quanto accaduto. E al quale porrò la richiesta di interventi per i nostri vigili del fuoco». Che da troppo tempo attendo una caserma nuova e adatta alle esigenze di un territorio dai molti rischi.
«A tutti loro va il mio ringraziamento infinito», ci tiene a precisare il sindaco: «Basti pensare che sono arrivati sul posto ancor prima che alla centrale operativa fosse arrivato l'allarme».
A Roma Lunardini porta anche una richiesta economica precisa: cinquanta milioni di euro, come base di partenza per la ricostruzione. Delle case, come delle vite di chi è rimasto. Cominciando da quella dell'unica superstite della famiglia Ayad: «Ci sono aziende della zona che si sono offerte di assumerla», ha raccontato il sindaco che incontrerà la ventenne marocchina domattina. Lo zio, invece, è ripartito ieri per Parigi, dove vive: «Voglio ringraziare - ci ha detto al telefono - le tantissime persone che ci sono state vicine in questi giorni terribili. In particolare l'assessore Fantoni, la dottoressa Tazzioli, l'ispettore Colletti».
Luca Lunardini, sindaco da un anno e due mesi, mai avrebbe pensato di dover entrate nel vivo del mandato affrontando un'emergenza simile: «L'immagine che non dimenticherò mai più è quella delle piccole bare bianche di Luca e Lorenzo Piagentini strette a quella della madre Stefania». E mentre attendeva il presidente della Repubblica - confessa il sindaco - e lo stadio rimandava uno dopo l'altro i nomi delle vittime, seguiti dal lungo applauso della folla, «ho dovuto nascondere i singhiozzi».
Giustizia per 22 morti, per i feriti (22) molti dei quali avranno davanti un calvario infinito anche se si salveranno, per chi nella tragedia ha perso affetti e casa. Trentaquattro nuclei familiari, per un totale di 83 persone: questi i dati forniti dal Comune sulla necessità abitativa. Dieci delle 34 famiglie «sono ospitati a carico del Comune, gli altri 24 hanno trovato sistemazioni in proprio ma già da questa mattina (ieri per chi legge, ndr) stanno venendo in Municipio perché hanno necessità di soluzioni diverse». Nell'immediato, continua Lunardini, «andranno tutti in hotel». Poi «dovremo decidere se prendere in affitto abitazioni per le sistemazioni temporanee o iniziare l'acquisto di alloggi per chi, magari, non ha intenzione di attendere la ricostruzione della zona distrutta». Anche considerano che, per le normative successive all'edificazione di via Ponchielli, a 15 metri dalla ferrovia - com'era prima che scoppiasse l'inferno - non è più possibile ricostruire.
Il Comune pensa ad una ricostruzione «nell'ambito del quartiere - continua Lunardini -: magari alla Salov. Ma è ancora una ipotesi tutta da verificare». Comunque sia, assicura il primo cittadino, «ogni singolo nucleo familiare sarà ascoltato».
Anche perché questa mattina Lunardini sarà a Roma per un incontro con il Dipartimento Protezione civile: «Voglio chiarire - spiega - il percorso amministrativo/burocratico da seguire. Mi porto dietro il direttore generale del Comune e da venerdì mattina voglio essere in grado di far riempire i moduli necessari per ripartire». Nel pomeriggio Lunardini incontra anche il ministro dell'interno, Roberto Maroni: «Che ha annunciato maggiori rinforzi per le forze dell'ordine della zona, dopo quanto accaduto. E al quale porrò la richiesta di interventi per i nostri vigili del fuoco». Che da troppo tempo attendo una caserma nuova e adatta alle esigenze di un territorio dai molti rischi.
«A tutti loro va il mio ringraziamento infinito», ci tiene a precisare il sindaco: «Basti pensare che sono arrivati sul posto ancor prima che alla centrale operativa fosse arrivato l'allarme».
A Roma Lunardini porta anche una richiesta economica precisa: cinquanta milioni di euro, come base di partenza per la ricostruzione. Delle case, come delle vite di chi è rimasto. Cominciando da quella dell'unica superstite della famiglia Ayad: «Ci sono aziende della zona che si sono offerte di assumerla», ha raccontato il sindaco che incontrerà la ventenne marocchina domattina. Lo zio, invece, è ripartito ieri per Parigi, dove vive: «Voglio ringraziare - ci ha detto al telefono - le tantissime persone che ci sono state vicine in questi giorni terribili. In particolare l'assessore Fantoni, la dottoressa Tazzioli, l'ispettore Colletti».
Luca Lunardini, sindaco da un anno e due mesi, mai avrebbe pensato di dover entrate nel vivo del mandato affrontando un'emergenza simile: «L'immagine che non dimenticherò mai più è quella delle piccole bare bianche di Luca e Lorenzo Piagentini strette a quella della madre Stefania». E mentre attendeva il presidente della Repubblica - confessa il sindaco - e lo stadio rimandava uno dopo l'altro i nomi delle vittime, seguiti dal lungo applauso della folla, «ho dovuto nascondere i singhiozzi».
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