Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Il silenzio dell'«altra» città

Stefano Buda
Negozi chiusi in città in segno di lutto. Cartelli e anche pagine di giornale per ricordare le vittime della strage
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Negozi chiusi in città in segno di lutto. Cartelli e anche pagine di giornale per ricordare le vittime della strage

Strade deserte, saracinesche abbassate, tricolori listati a lutto. La città che non è allo stadio trattiene il fiato e si raccoglie nell'intimità delle mura domestiche. In via Cesare Battisti il silenzio è irreale. Un'assordante assenza di suoni rotta soltanto dalle note dell'organo Hammond.

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VIAREGGIO. Strade deserte, saracinesche abbassate, tricolori listati a lutto. La città che non è allo stadio trattiene il fiato e si raccoglie nell'intimità delle mura domestiche. In via Cesare Battisti il silenzio è irreale. Un'assordante assenza di suoni rotta soltanto dalle note dell'organo Hammond.
La melodia funebre arriva dai televisori e riempie le strade. Dietro le persiane chiuse si segue la diretta dei funerali solenni. «Per Cristo nostro Signore». In via Verdi la tv rilancia le parole del vescovo. In Piazza Cavour, solitamente animata dai mille colori del mercato, tutto è fermo. La casetta con le giostrine sembra assurdamente fuori posto. «Chiuso per lutto. Viareggio non dimentica», è il messaggio quasi minaccioso che compare sui cartelli affissi da botteghe e negozi. Commozione ma anche voglia di verità. La vita è come sospesa in città. Non si è lavorato negli uffici e nelle fabbriche. Cancelli chiusi anche nei cantieri navali della Darsena. Fisicamente o con il cuore, sono tutti allo stadio. Altri avrebbero voluto esserci, per stringersi attorno alle vittime di una catastrofe che ha sconvolto l'intera comunità. All'hotel Principe di Piemonte sono più di venti i membri dello staff riuniti nell'elegante salone all'ingresso. Divise nere, bianche e amaranto. Cuochi, impiegati, manager e fattorini. Tutti insieme, in silenzio, seguono la cerimonia solenne in tv. «Conoscevo Falorni e la moglie - racconta con voce sommessa Fabio Mazzei, chef viareggino di 21 anni - è una cosa bruttissima».
Il sorriso dolce di un'incolpevole turista bionda, che davanti a una vetrina indica un abitino al fidanzato, sembra quasi una provocazione. I pochi viareggini che si affacciano per strada, alla richiesta di un commento hanno tutti la stessa reazione: occhi lucidi. È così per Daniele Pancaccini, titolare dell'omonimo forno di via Mazzini. Vestito di bianco esce sulla porticina secondaria del negozio. «Che tristezza - dice comosso - sto guardando la tv, è dura». Pochi metri più avanti Katia Nelli è di ritorno dal mare. «Vado a casa per seguire il rito funebre - spiega la bionda signora di Altopascio - volevo andare allo stadio, ma conosco tante persone che hanno qualcuno da piangere e non mi sembrava giusto togliere spazio alla gente del posto».
Se il ventre della città ha un groppo in gola che sembra soffocarla, il lungomare prova a respirare. Ma con grande compostezza. Burlamacco, in piazza Mazzini, oggi ha un sorriso un po' amaro. Sullo schermo montato pochi metri più in alto scorrono le fotografie della strage. Immagini di morte e dolore alternate a una frase secca: «Viareggio piange le sue vittime». Questa volta non è retorica.
Qualche turista vaga spensierato sul viale che costeggia il mare. Passi che paiono felpati. Nessun rumore, nessun vociare, nessuna allegria. «Non ci sono parole - accenna con un filo di voce Raffaele Giannoni, fermandosi sulle sue stampelle - vorrei dire una parola di conforto ma è meglio il silenzio, si rischia di essere fraintesi». Anche il sole, irriverente e vacanziero, per qualche attimo si nasconde dietro le nuvole, quasi in segno di rispetto. Ristoranti, bar e boutique del litorale sono tutti chiusi. In spiaggia sono in pochi che hanno la forza di pensare alla tintarella. Vento e mare mosso sembrano invitarli a lasciar perdere. Alle undici vengono chiusi tutti gli ombrelloni per un'ora. C'è anche chi non li aprirà per tutto il giorno. È il caso del Principino, uno dei bagni storici della città, nella struttura del centro congressi. «National death», si legge sul cartello all'ingresso. Con l'avviso che «non sarà garantito il servizio di assistenza ai bagnanti». Al bagno Petrini, poco dopo Piazza Maria Luisa verso Lido di Camaiore, sono otto i tricolori a mezz'asta. Il bar è chiuso, le serrande abbassate. Dentro c'è solo Barbara Zampolini che vive a Viareggio da cinque mesi. Guarda i funerali in tv e trova «devastante» quanto accaduto.
«Noi non volevamo aprire - tiene a precisare Oreste Giannessi, del bagno Nettuno - ma l'associazione dei balneari ci ha chiesto di non lasciare soli i turisti. Dunque garantiamo i servizi fondamentali, rinunciando ad animazione e musica, e senza servire né alcolici né colazioni». All'interno quasi trenta persone seguono la diretta. «C'è un'aria mesta, completamente diversa dal solito - osserva Renata Campi, una turista milanese -. È giusto così». Rosanna Capobianco, di Viareggio, nota «la grande solennità con cui la cittadinanza partecipa al lutto» e apprezza «l'attenzione e la solidarietà mostrate dalle persone che sono in vacanza». Stesse scene anche negli altri stabilimenti, dove gruppi più o meno numerosi guardano la messa funebre sulle varie emittenti televisive. «Una ferita profonda - sospira Giada Cordoni, titolare del bagno Roma -. Bloccando tutto magari abbiamo creato disagi ma i turisti hanno capito e nessuno si è lamentato». Poco prima di mezzogiorno le nuvole si fanno un po' più in là e ricompare il sole. Sul lungomare si riaffacciano i turisti. Il brusio di voci è un timido passo verso il ritorno alla normalità. «Viareggio non dimentica», recitano i cartelli affissi sulle vetrine.

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