Il dolore
Tutti uguali davanti alla morte
Alessandro Cesarini
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L’ORA DEL DOLORE. Palasport, ieri mattina: in questa immagine la sofferenza di tutta ViareggioDormono, uno accanto all'altro. E' qui, all'interno del palasport, che il numero dei morti cessa di essere una fredda cifra matematica. Perchè dentro a quelle quindici scatole di legno sai che ci sono loro
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VIAREGGIO. Dormono, uno accanto all'altro. E' qui, all'interno del palasport, che il numero dei morti cessa di essere una fredda cifra matematica. Perchè dentro a quelle quindici scatole di legno sai che ci sono loro. E sulle sedie allineate davanti alle bare, sul lato opposto a dove sfila la gente, ci sono i parenti. E' qui che Viareggio tocca davvero il suo dolore.
Quando la campana suona le persone rispondono. In fila sotto il sole delle tre di pomeriggio entrano nella camera ardente con gli occhi bassi, gonfi, e i volti straniati. Impiegati, studenti, professionisti, casalinghe. E' la partecipazione composta e continua, fino a tarda sera, di una città che comincia a fare i conti con la memoria di questa tragedia. Il silenzio e il profumo dei fiori rendono più pesanti i passi che rimangono per arrivare davanti alle bare. Sulla gradinata campeggia un grande tricolore listato a lutto. Le persono guardano le fotografie appoggiate in terra, tutti gli oggetti lasciati dagli amici delle vittime, i ricordi. Continuano ad arrivare corone e mazzi di fiori.
Al centro del palasport il grande crocifisso ha la sguardo rivolto verso l'alto. Anche chi esce dalla camera ardente non può più sentirsi come prima e guarda in cielo, ognuno cercando di rifugiarsi in un pensiero meno opprimente.
Quando la campana suona le persone rispondono. In fila sotto il sole delle tre di pomeriggio entrano nella camera ardente con gli occhi bassi, gonfi, e i volti straniati. Impiegati, studenti, professionisti, casalinghe. E' la partecipazione composta e continua, fino a tarda sera, di una città che comincia a fare i conti con la memoria di questa tragedia. Il silenzio e il profumo dei fiori rendono più pesanti i passi che rimangono per arrivare davanti alle bare. Sulla gradinata campeggia un grande tricolore listato a lutto. Le persono guardano le fotografie appoggiate in terra, tutti gli oggetti lasciati dagli amici delle vittime, i ricordi. Continuano ad arrivare corone e mazzi di fiori.
Al centro del palasport il grande crocifisso ha la sguardo rivolto verso l'alto. Anche chi esce dalla camera ardente non può più sentirsi come prima e guarda in cielo, ognuno cercando di rifugiarsi in un pensiero meno opprimente.
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