Sicurezza
Un volontario: ho visto torce umane venirmi incontro per chiedere aiuto
Seduti sull'orlo dell'inferno
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Vigili del fuoco impegnati con le macerieSono seduti in cerchio. Rivivono insieme quei frammenti di apocalisse a pochi metri dall'inferno di fuoco che ha cambiato le loro vite. Per sempre. Alcuni di loro hanno perso genitori e parenti, per altri scampati al rogo la casa non esiste più.
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VIAREGGIO. Sono seduti in cerchio. Rivivono insieme quei frammenti di apocalisse a pochi metri dall'inferno di fuoco che ha cambiato le loro vite. Per sempre. Alcuni di loro hanno perso genitori e parenti, per altri scampati al rogo la casa non esiste più.
Eppure stare là davanti, nel villaggio della solidarietà allestito all'inizio di via Ponchielli, è un modo per respirare ancora ricordi e affetti. «Ci stanno tutto il giorno, parlano, piangono, si fanno coraggio e noi proviamo ad aiutarli», parlano a bassa voce le crocerossine. Il rispetto per la tragedia, a due passi da palazzine sventrate e brandelli di vite, regna sovrano nel campo allestito dalla notte della strage. Decine e decine di volontari e forze dell'ordine che da giorni sono piazzate là. A turni. Per vigilare. Supportare. Scavare fino all'ultima pietra.
Sotto le tende girano bottiglie di acqua e sali. E' un cuore pulsante che non molla. «Anche noi siamo a pezzi, fisicamente e psicologicamente». Edoardo Palagi, maglietta blu della Croce Rossa, ha ancora negli occhi quella maledetta scena. Il giovane è tra i primi soccorritori che ha segnalato il corpicino carbonizzato nell'auto del piccolo Luca Piagentini, di 5 anni. Per poi portarlo in barella fino all'obitorio. «In 15 anni di servizio è la scena più agghiacciante che ho visto. Continuo a rivedere quel bambino sfigurato e tutte le torce umane che mi venivano incontro per chiedere aiuto. Ricordo di averne portato uno all'ospedale con ustioni al 90% del corpo che mi continuava a ripetere che stava bene. A quel punto anche il sistema nervoso viene pregiudicato», non nasconde di essere ricorso all'aiuto degli psicologi il volontario.
In questa fase, lui, insieme ai colleghi del soccorso, si occupa di fornire assistenza e generi alimentari nel villaggio. Ci sono anche i boyscout viareggini a dare una mano.
Nel camper, intanto, scorrono idee e si fanno briefing. L'assessore al sociale Vittorio Fantoni è un motore inarrestabile. In una manciata di metri quadri il micromondo del volontariato pianifica la lunga giornata di oggi al palazzetto dello sport. Con lui anche Giuseppina Tazzioli, dirigente dei servizi sociali. Fuori una schiera di vigili del fuoco è pronta ad accompagnare nella zona rossa le persone che hanno bisogno di tornare nelle case distrutte per riprendere oggetti, soldi, briciole di cuore. Una signora arriva dall'abitazione della madre che non c'è più. Riesce a recuperare la sua pensione "nascosta" tra le sue quattro mura. Oltre 3mila euro. Con lei il caposquadra Luciano Palmieri, una psicologa e un poliziotto. «Ognuno viene accompagnato per ragioni di sicurezza e supportato psicologicamente nell'operazione», spiega il vigile del fuoco. Da quasi 24 ore è là, al campo. «Ci sono ancora 2 case da controllare, sicuramente oltre 120 sono da abbattere completamente».
Intanto le persone al villaggio, lasciano nome e documenti e poi procedono. Lentamente. Con le lacrime agli occhi che diventano un fiume di disperazione appena varcano la soglia. «E' il momento più doloroso - prosegue Barbara Gemignani, una delle psicologhe - appena entrano cominciano a raccontare cosa c'era in quelle stanze, raccolgono fotografie, peluche». Lei è uno dei tanti "cuscini" su cui piangere che da giorni vegliano superstiti e familiari. Insieme ai volontari dell'Avo che presidiano la camera mortuaria. «Strazianti quelle bare piene di fiori, foto e lettere. I famigliari non si staccano un attimo dai loro cari scomparsi».
Francesca Suggi
Eppure stare là davanti, nel villaggio della solidarietà allestito all'inizio di via Ponchielli, è un modo per respirare ancora ricordi e affetti. «Ci stanno tutto il giorno, parlano, piangono, si fanno coraggio e noi proviamo ad aiutarli», parlano a bassa voce le crocerossine. Il rispetto per la tragedia, a due passi da palazzine sventrate e brandelli di vite, regna sovrano nel campo allestito dalla notte della strage. Decine e decine di volontari e forze dell'ordine che da giorni sono piazzate là. A turni. Per vigilare. Supportare. Scavare fino all'ultima pietra.
Sotto le tende girano bottiglie di acqua e sali. E' un cuore pulsante che non molla. «Anche noi siamo a pezzi, fisicamente e psicologicamente». Edoardo Palagi, maglietta blu della Croce Rossa, ha ancora negli occhi quella maledetta scena. Il giovane è tra i primi soccorritori che ha segnalato il corpicino carbonizzato nell'auto del piccolo Luca Piagentini, di 5 anni. Per poi portarlo in barella fino all'obitorio. «In 15 anni di servizio è la scena più agghiacciante che ho visto. Continuo a rivedere quel bambino sfigurato e tutte le torce umane che mi venivano incontro per chiedere aiuto. Ricordo di averne portato uno all'ospedale con ustioni al 90% del corpo che mi continuava a ripetere che stava bene. A quel punto anche il sistema nervoso viene pregiudicato», non nasconde di essere ricorso all'aiuto degli psicologi il volontario.
In questa fase, lui, insieme ai colleghi del soccorso, si occupa di fornire assistenza e generi alimentari nel villaggio. Ci sono anche i boyscout viareggini a dare una mano.
Nel camper, intanto, scorrono idee e si fanno briefing. L'assessore al sociale Vittorio Fantoni è un motore inarrestabile. In una manciata di metri quadri il micromondo del volontariato pianifica la lunga giornata di oggi al palazzetto dello sport. Con lui anche Giuseppina Tazzioli, dirigente dei servizi sociali. Fuori una schiera di vigili del fuoco è pronta ad accompagnare nella zona rossa le persone che hanno bisogno di tornare nelle case distrutte per riprendere oggetti, soldi, briciole di cuore. Una signora arriva dall'abitazione della madre che non c'è più. Riesce a recuperare la sua pensione "nascosta" tra le sue quattro mura. Oltre 3mila euro. Con lei il caposquadra Luciano Palmieri, una psicologa e un poliziotto. «Ognuno viene accompagnato per ragioni di sicurezza e supportato psicologicamente nell'operazione», spiega il vigile del fuoco. Da quasi 24 ore è là, al campo. «Ci sono ancora 2 case da controllare, sicuramente oltre 120 sono da abbattere completamente».
Intanto le persone al villaggio, lasciano nome e documenti e poi procedono. Lentamente. Con le lacrime agli occhi che diventano un fiume di disperazione appena varcano la soglia. «E' il momento più doloroso - prosegue Barbara Gemignani, una delle psicologhe - appena entrano cominciano a raccontare cosa c'era in quelle stanze, raccolgono fotografie, peluche». Lei è uno dei tanti "cuscini" su cui piangere che da giorni vegliano superstiti e familiari. Insieme ai volontari dell'Avo che presidiano la camera mortuaria. «Strazianti quelle bare piene di fiori, foto e lettere. I famigliari non si staccano un attimo dai loro cari scomparsi».
Francesca Suggi
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