Il Tirreno

Versilia

Anche i versi per raccontareil dolore della città

<strong>IMMAGINE SURREALE.</strong> Un vigile del fuoco con una chitarra
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IMMAGINE SURREALE. Un vigile del fuoco con una chitarra

L'esplosione di lunedì notte ci ha trasportato in un bombardamento Siamo tutti feriti e mortificati

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IL FUTURO
Dobbiamo
chiedere giustizia

È quasi mezzanotte, di un lunedì sera, di uno dei primi giorni di estate. Il tempo fa ancora un po' di capricci e si attende l'arrivo della vera stagione estiva. Qualcuno sta già dormendo nel suo letto, qualcun'altro, magari nella sua casa, ripensa alla giornata che ha trascorso, al lavoro che lo aspetta l'indomani o forse addirittura ai sogni della propria vita. C'è chi invece sale sul proprio scooter, per un ultimo giro prima di rincasare. Sono bambini, ragazze giovani, persone anziane, famiglie italiane e famiglie di extracomunitari, e questo ci dice che nonostante qualche seminatore di razzismo ed intolleranza, la nostra è già una società multietnica. Un treno sta passando in stazione, è un fatto normale, corre a velocità non elevata sui binari, trasporta delle cisterne...
E poi di colpo è l'inferno.
La vita di tutte queste persone viene spazzata via per sempre, sembra di essere trasportati di colpo in una città bombardata. L'intera città è ferita, mortificata da un evento che nessuno poteva immaginarsi. Sono passati alcuni giorni da quel lunedì sera, l'elenco delle vittime, purtroppo continua ad allungarsi. È il tempo del dolore ed assieme della solidarietà. Non è retorica ringraziare tutti i volontari, le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, il personale sanitario e tutti coloro che sono stati protagonisti dei soccorsi. La dimostrazione di una comunità che sa essere solidale, vicina ed al fianco di chi ha bisogno e che quindi sa farsi voler bene nel mondo per questo. Lorenzo di appena 2 anni, Rosario, Ilaria e sua sorella Michela, Imane di 3 anni, suo fratello Hamza di 17 anni, sono alcune delle persone che hanno avuto distrutta la loro vita, che non vedranno più il mare della loro città, gli amici, i propri amori, non vedranno realizzare i propri sogni. Ma Viareggio non li dimenticherà, ne siamo certi. Anche in loro nome ricostruiremo quella area di città oggi distrutta, aiuteremo chi è rimasto solo, senza famiglia, sapremo far vivere nel tempo i valori di solidarietà e di appartenenza ad una comunità. A Viareggio ripartirà, anzi giustamente ha sempre continuato, anche in questi giorni tristi, l'attività imprenditoriale e lavorativa, negli stabilimenti balneari, nei locali, negli alberghi. Ed intanto si riapre la "zona rossa" e la gente torna nelle proprie case, alle proprie attività. È un segno di forza della nostra comunità. Ma come dicevo, nessuno dimenticherà quel 29 giugno del 2009 e quella lunga lista, purtroppo, di persone che non saranno più con noi. Ed uno dei modi migliori per ricordarli, è chiedere, pretendere giustizia. A partire da Viareggio, dobbiamo far arrivare il messaggio, che mai più tragedie simili si possano ripetere, e che una volta per tutte, siano individuati e puniti i responsabili, coloro che hanno permesso che circolassero, sostanze pericolose, su carri cisterna con pezzi usurati. Un Paese civile, dopo aver pianto i suoi morti, avviato la ricostruzione, deve saper garantire giustizia e individuare i responsabili di questa tragedia.
Viareggio è questo che chiede all'Italia.
Alessandro Cerrai
PER I FUNERALI
Tutte le attività
rimangano chiuse

In riferimento a quanto scritto dal nostro Sindaco, Luca Lunardini, e nello specifico ai funerali delle vittime della strage che si terranno martedì sette luglio presso lo stadio dei Pini, tengo a precisare che l'auspicio di vedere chiuse tutte le attività commerciali viareggine durante la celebrazione delle esequie ahimè, verrà deluso. Centri commerciali quali l'Esselunga di Viareggio (con sede a pochi metri dal disastro) e di Lido di Camaiore (nel quale lavorano decine di viareggini), infatti, ad oggi, non hanno comunicato ufficialmente la propria chiusura nascondendosi dietro il paravento delle necessità di offrire comunque servizi di prima necessità quali generi alimentari, ecc... Inutile ricordare che molte delle vittime erano abituali clienti dei suddetti supermercati, che la mattina del disastro, ripeto a pochi metri dalla strage ancora in corso, nella filiale di Viareggio, si continuava a lavorare. Inutile ricordare ancora che molti dei lavoratori delle sedi di Viareggio e Lido di Camaiore, hanno amici, parenti, conoscenti tra le vittime. Inutile ricordare che la maggioranza dei lavoratori, anche se non direttamente colpiti dalla tragedia, preferirebbe vivere gli attimi delle esequie lontano dal posto di lavoro, come forma di rispetto, di partecipazione. Cgil, Cisl e Uil hanno giustamente proclamato lo sciopero generale per tutta la giornata di martedì, a Viareggio, per permettere ai lavoratori di partecipare alle esequie. Sfortunatamente si è sentita la necessità di ricorrere a quest'arma, che solo in parte tutelerà e permetterà ai lavoratori di astenersi dal lavoro martedì 7 luglio. Dico "solo in parte" poiché, come tutti sanno, esistono rapporti lavorativi, soprattutto quelli a tempo determinato o stagionale, fortemente sbilanciati a favore del datore di lavoro. Chiedo con questa lettera che il sindaco di Viareggio che in questi giorni ha "gestito" ma soprattutto vissuto in prima persona la strage, svolgendo il proprio compito in maniera eccezionale, trovi il tempo di chiarire la questione che non ha la natura della polemica fine a se stessa, bensì la ricerca, in attimi di sofferenza collettiva, di spazi di civiltà.
Serse Rattazzi
LA POESIA
Addio in versi
al "Decano"

Addio Decano / Avrei voluto dirlo a te vicino, sul corpo tuo, riverso e a capo chino / T'avrei si dato l'ultimo saluto, come convien a chi lungo ha sia vissuto / Ma il fato non è stato si clemente, strappandoti alla vita malamente / A te c'hai visto guerre e pur malanni / A te ch'ai visto glorie e pure inganni / Da Bombe e caccia Inglese eri scampato, dal Campo del Tedesco eri scappato / Poi venne l'epopea dell'emigrante, di storie quel tempo poprio tante / Passano gli anni al sol dell'equatore, con Viareggio tua e famiglia sempre in cuore / Infine quella bimba appena nata, riporta a casa la famiglia così formata / Vecchiaia arriva e infine resti il solo, di quella stirpe nata in riva al molo / Il nome di Decano t'ho affibbiato, in rispetto del più anziano si stimato / Prossimo si diceva il tuo saluto, per me altri cent'anni avresti vissuto / Finch'è la vampa vile ed assassina, t'ha dato morte infame e sibillina / Di quel che fu tua casa di sudori, solo macerie tristi ed incolori / Per noi rimasti muti ad ossservare, neanche di te salma da vegliare / La morte tua somiglia nel finale, a quella di un Re Nordico Ancestrale / Tributo a te che fosti rionorato, il poema di quel Re dimenticato: / "Ecco là Io vedo mia Madre / Ecco là Io vedo mio Padre / E i miei Fratelli, e le mie Sorelle / E i miei Parenti Tutti / Dal primo all'ultimo, dall'inizio alla fine / Essi aspettano me, / nella sala centrale del Palazzo dell'Eterna Giovinezza / Dove chi ha Cuore non muore Mai" / Così Decano caro ti saluto, stai certo non sarai dimenticato / L'immagine tua giovane e sorridente, sarà il ricordo caro e impertinente / E com'è vero il senso del saluto estremo, di certo un dì di là ci rivedremo / Saluta intanto tutti cari amati, che da qui pria che di te son ripartiti / E infine qui in chiusura te lo dico / Arrivederci a Dio, mio caro Zio
Maurizio Pucci

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