Attenzione
La strada ferita prova a ripartire
Luca Cinotti
Se guarda fuori dalla vetrina del suo magazzino di libri scolastici, il signor Lippi vede questo pezzo di via Aurelia che prova a ripartire. Ma basta voltarsi e, in fondo al magazzino, c'è un muro di bozze crollate per l'esplosione: al di là una stanza di una delle case che davano su via Ponchielli
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VIAREGGIO. Se guarda fuori dalla vetrina del suo magazzino di libri scolastici, il signor Lippi vede questo pezzo di via Aurelia che prova a ripartire. Ma basta voltarsi e, in fondo al magazzino, c'è un muro di bozze crollate per l'esplosione: al di là una stanza di una delle case che davano su via Ponchielli. «Da lì sotto abbiamo tirato fuori un cane bruciato ma vivo», spiegano i titolari di "La vela scuola".
Ecco, la mattinata di ieri nella ex zona rossa è stata questa: provare a guardare avanti ma sentirsi calamitati inesorabilmente all'indietro, verso la terribile notte di lunedì.
Sarà per questo che - come spiega Mariana, del centro estetico Isola Imea - «oggi abbiamo avuto solo due clienti». Ripartire è difficile: «Forse bisognerà aspettare il giorno del funerale. Certo è che molti non se la sentono». Non se la sentono gli abitanti: quelli che potrebbero rientrare, ma ancora non lo fanno. Come la signora Pina Adamo, spaventata dall'utilizzo dell'ascensore.
Ma non se la sente nemmeno chi ha un'attività commerciale o professionale. Al punto che tanti sono ancora chiusi. C'è chi, come il bar Pari e Dispari, annuncia che tirerà su la saracinesca solamente nella mattinata di stamani. Altri sono entrati nei loro esercizi, ma solamente per sbrigare qualche "pratica".
«Avevo la necessità di chiamare i corrieri e farli arrivare dopo giorni di chiusura - spiega Alfredo Pedonesi, che ha un negozio di antinfortunistica con la bandiera listata a lutto -. C'è davvero poca voglia di ricominciare, e non perché abbiamo subito danni: è solamente una questione psicologica». Copione del tutto simile all'armeria di Andrea Marinucci.
A dir la verità c'è anche chi i danni li ha subiti. I gestori della libreria scolastica hanno «qualche migliaia di euro di danni. Senza contare il nostro furgone, che era parcheggiato in via Pietrasanta e che è andato completamente distrutto. E nessuno, ancora, ci sa dire come fare per ottenere i rimborsi».
Nelle prime ore della mattinata di ieri c'è stato anche un po' di balletto sui permessi per rientrare nei fondi: è stato, infatti, necessario mettersi in lista per le verifiche e aspettare il nulla osta dei tecnici.
Nella corte sul retro di uno dei palazzi più nuovi di via Aurelia la dentista Paola Corbani sta spazzando via i residui neri della cenere. «I danni non ci sono stati, ma è chiaro che il quartiere faticherà per ripartire, ci vorranno giorni».
Al di là del tetto delle case si intravedono i muri carbonizzati degli edifici di via Ponchielli. E si torna con la mente a chi non c'è più: «Laggiù abitava Mario Pucci, che è morto con la sua badante - continua la dottoressa Corbani -. Ci conoscevamo tutti di vista, è un colpo fortissimo».
Pochi passi più in là la signora Rachele Martini sembra quasi indugiare sul portone di casa. Legge il foglio firmato dal sindaco, con le raccomandazioni di non accendere la luce, chiudere il gas e aerare le stanze. «Ma sarà sicuro?», si chiede. Alla fine decide di entrare: «Abbiamo avuto fortuna, vuol dire che non era la nostra ora. Il destino ci ha aiutato, continuerà a farlo...».
Ecco, la mattinata di ieri nella ex zona rossa è stata questa: provare a guardare avanti ma sentirsi calamitati inesorabilmente all'indietro, verso la terribile notte di lunedì.
Sarà per questo che - come spiega Mariana, del centro estetico Isola Imea - «oggi abbiamo avuto solo due clienti». Ripartire è difficile: «Forse bisognerà aspettare il giorno del funerale. Certo è che molti non se la sentono». Non se la sentono gli abitanti: quelli che potrebbero rientrare, ma ancora non lo fanno. Come la signora Pina Adamo, spaventata dall'utilizzo dell'ascensore.
Ma non se la sente nemmeno chi ha un'attività commerciale o professionale. Al punto che tanti sono ancora chiusi. C'è chi, come il bar Pari e Dispari, annuncia che tirerà su la saracinesca solamente nella mattinata di stamani. Altri sono entrati nei loro esercizi, ma solamente per sbrigare qualche "pratica".
«Avevo la necessità di chiamare i corrieri e farli arrivare dopo giorni di chiusura - spiega Alfredo Pedonesi, che ha un negozio di antinfortunistica con la bandiera listata a lutto -. C'è davvero poca voglia di ricominciare, e non perché abbiamo subito danni: è solamente una questione psicologica». Copione del tutto simile all'armeria di Andrea Marinucci.
A dir la verità c'è anche chi i danni li ha subiti. I gestori della libreria scolastica hanno «qualche migliaia di euro di danni. Senza contare il nostro furgone, che era parcheggiato in via Pietrasanta e che è andato completamente distrutto. E nessuno, ancora, ci sa dire come fare per ottenere i rimborsi».
Nelle prime ore della mattinata di ieri c'è stato anche un po' di balletto sui permessi per rientrare nei fondi: è stato, infatti, necessario mettersi in lista per le verifiche e aspettare il nulla osta dei tecnici.
Nella corte sul retro di uno dei palazzi più nuovi di via Aurelia la dentista Paola Corbani sta spazzando via i residui neri della cenere. «I danni non ci sono stati, ma è chiaro che il quartiere faticherà per ripartire, ci vorranno giorni».
Al di là del tetto delle case si intravedono i muri carbonizzati degli edifici di via Ponchielli. E si torna con la mente a chi non c'è più: «Laggiù abitava Mario Pucci, che è morto con la sua badante - continua la dottoressa Corbani -. Ci conoscevamo tutti di vista, è un colpo fortissimo».
Pochi passi più in là la signora Rachele Martini sembra quasi indugiare sul portone di casa. Legge il foglio firmato dal sindaco, con le raccomandazioni di non accendere la luce, chiudere il gas e aerare le stanze. «Ma sarà sicuro?», si chiede. Alla fine decide di entrare: «Abbiamo avuto fortuna, vuol dire che non era la nostra ora. Il destino ci ha aiutato, continuerà a farlo...».
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