La manifestazione
«Volevamo un muro vero»
Donatella Francesconi
Volevano un muro vero. I residenti tra il supermercato Pam e via Bottego, Ponchielli compresa, almeno da tre anni avevano fatto questa richiesta. Come racconta, furibondo, Stefano Tognocchi: «Il propano è passato liberamente tra i piloncini che separano, in via Ponchielli, la strada dalla ferrovia
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VIAREGGIO. Volevano un muro vero. I residenti tra il supermercato Pam e via Bottego, Ponchielli compresa, almeno da tre anni avevano fatto questa richiesta. Come racconta, furibondo, Stefano Tognocchi: «Il propano è passato liberamente tra i piloncini che separano, in via Ponchielli, la strada dalla ferrovia. Il muro che è davanti alle palazzine a lato della Pam, invece, si è danneggiato ma ha tenuto. Evitando che in duecento facessimo la fine del topo».
I popolati palazzi venuti su con la cooperativa Costanza sono stati investiti dalle fiamme, ma non con la violenza delle casette a due piani di via Ponchielli. Auto e motorini bruciati, le serrande piegate dal calore, qualche tenda da sole bruciata. «Niente in confronto a quello che è successo poco più avanti».
Là dove il muro si interrompe e sputano i paletti. «Quel tipo di staccionata - continua Tognocchi - è la stessa che corre lungo un gran tratto di ferrovia, quasi fino a Lido di Camaiore». Provare per credere, percorrendo le strade che corrono lungo i binari. La stessa palizzata la troviamo, per esempio, vicino al supermercato "Esselunga", sull'Aurelia. Qui, però, è in cemento armato. Lo spiegano in Comune, ricordando quando via Cei è stata ampliata, e si è dovuto decidere - insieme a Trenitalia - come separare ferrovia e viabilità.
Lunghi tratti di città densamente popolata si affacciano sui binari. E sulla palizzata che, segnalano i cittadini furibondi, «non è nemmeno un guard rail. Perché se un'auto va fuori strada finisce dritta sui binari senza che niente la trattenga evitando la tragedia nella tragedia».
Abbiamo girato il quesito a "Trenitalia". Il cui ufficio stampa, prese le informazioni del caso, ha sentenziato che le palizzate «sono la prassi in tutta Italia». Aggiungendo: «È sempre stato così nelle aree ferroviarie cittadine. Anzi, se ci sono pezzi di muro bisogna andare a vedere chi li ha costruiti...». Come a dire che non sono roba delle Fs.
«Di qua i paletti e di là il muro...», aggiunge un residente del Terminetto, quartiere ferito e furibondo: «Perché di là (lato centro, ndr) ci sono i signori...». Chissà se è vero. Certo è che in campagna, invece, non c'è zona "ricca" e zona "povera". Perché al Varignano dei condomini affollati, così come al Marco Polo lato case della Finedil, non c'è né muro né recinzione. Già, ma lì ai tempi in cui passò la ferrovia c'era la campagna. Che oggi è solo un po' di verde spelacchiato, ma sulla massicciata si arriva tranquilli senza protezione alcuna.
Altro giorno, altra corsa. Sulla "giostra" della morte nella zona storicamente conosciuta come "Bottega nuova" si incontra anche il mai risolto destino della passerella pedonale. Che dovrà essere abbattuta dopo aver subito dal fuoco l'ultimo affronto. Perché si capisce benissimo da come la guardano i vigili del fuoco che, fosse stato per loro, aveva i requisiti per andare in pensione anche senza tragedia.
Elemento del paesaggio urbano, il suo rifacimento avrebbe dovuto passare - tre anni or sono - con un costo di 50mila euro a carico della Viareggio Patrimonio. Pochi soldi, in confronto della necessità reale. Quanto bastava a tenerla in piedi, con un minimo di decenza, fino ad una delle tante maxi opere di cui a Viareggio si parla per dieci anni e poi non si realizzano: il sottopasso pedonale di via San Francesco.
La cifra necessaria era stata inserita nel bilancio di previsione 2006 del Comune, ma non sono poi stati effettivamente stanziati. E allora la mossa (come per via dei Lecci, come per l'ex passerella sul molo) è stata quella di demandare tutto alla Patrimoniale, che può pagare in avanzamento d'opera.
Nel 2007, il Piano operativo aziendale della società partecipata, stanziava per la passerella sulla ferrovia 53mila euro. Oggi, invece, in quello 2009 nella casella della cifra si legge "annullato". Esattamente come annullata è la strada che non c'è più.
I popolati palazzi venuti su con la cooperativa Costanza sono stati investiti dalle fiamme, ma non con la violenza delle casette a due piani di via Ponchielli. Auto e motorini bruciati, le serrande piegate dal calore, qualche tenda da sole bruciata. «Niente in confronto a quello che è successo poco più avanti».
Là dove il muro si interrompe e sputano i paletti. «Quel tipo di staccionata - continua Tognocchi - è la stessa che corre lungo un gran tratto di ferrovia, quasi fino a Lido di Camaiore». Provare per credere, percorrendo le strade che corrono lungo i binari. La stessa palizzata la troviamo, per esempio, vicino al supermercato "Esselunga", sull'Aurelia. Qui, però, è in cemento armato. Lo spiegano in Comune, ricordando quando via Cei è stata ampliata, e si è dovuto decidere - insieme a Trenitalia - come separare ferrovia e viabilità.
Lunghi tratti di città densamente popolata si affacciano sui binari. E sulla palizzata che, segnalano i cittadini furibondi, «non è nemmeno un guard rail. Perché se un'auto va fuori strada finisce dritta sui binari senza che niente la trattenga evitando la tragedia nella tragedia».
Abbiamo girato il quesito a "Trenitalia". Il cui ufficio stampa, prese le informazioni del caso, ha sentenziato che le palizzate «sono la prassi in tutta Italia». Aggiungendo: «È sempre stato così nelle aree ferroviarie cittadine. Anzi, se ci sono pezzi di muro bisogna andare a vedere chi li ha costruiti...». Come a dire che non sono roba delle Fs.
«Di qua i paletti e di là il muro...», aggiunge un residente del Terminetto, quartiere ferito e furibondo: «Perché di là (lato centro, ndr) ci sono i signori...». Chissà se è vero. Certo è che in campagna, invece, non c'è zona "ricca" e zona "povera". Perché al Varignano dei condomini affollati, così come al Marco Polo lato case della Finedil, non c'è né muro né recinzione. Già, ma lì ai tempi in cui passò la ferrovia c'era la campagna. Che oggi è solo un po' di verde spelacchiato, ma sulla massicciata si arriva tranquilli senza protezione alcuna.
Altro giorno, altra corsa. Sulla "giostra" della morte nella zona storicamente conosciuta come "Bottega nuova" si incontra anche il mai risolto destino della passerella pedonale. Che dovrà essere abbattuta dopo aver subito dal fuoco l'ultimo affronto. Perché si capisce benissimo da come la guardano i vigili del fuoco che, fosse stato per loro, aveva i requisiti per andare in pensione anche senza tragedia.
Elemento del paesaggio urbano, il suo rifacimento avrebbe dovuto passare - tre anni or sono - con un costo di 50mila euro a carico della Viareggio Patrimonio. Pochi soldi, in confronto della necessità reale. Quanto bastava a tenerla in piedi, con un minimo di decenza, fino ad una delle tante maxi opere di cui a Viareggio si parla per dieci anni e poi non si realizzano: il sottopasso pedonale di via San Francesco.
La cifra necessaria era stata inserita nel bilancio di previsione 2006 del Comune, ma non sono poi stati effettivamente stanziati. E allora la mossa (come per via dei Lecci, come per l'ex passerella sul molo) è stata quella di demandare tutto alla Patrimoniale, che può pagare in avanzamento d'opera.
Nel 2007, il Piano operativo aziendale della società partecipata, stanziava per la passerella sulla ferrovia 53mila euro. Oggi, invece, in quello 2009 nella casella della cifra si legge "annullato". Esattamente come annullata è la strada che non c'è più.
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