Il Tirreno

Versilia

La nostra lunga notte nel fuoco

Luca Cinotti
La delicata operazione di svuotamento di alcune delle cisterne cariche di Gpl rovesciatesi nel deragliamento del treno. Il lavor dei vigili del fuoco nelle strade (fotoservizio Paglianti)
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La delicata operazione di svuotamento di alcune delle cisterne cariche di Gpl rovesciatesi nel deragliamento del treno. Il lavor dei vigili del fuoco nelle strade (fotoservizio Paglianti)

Arrivano alla spicciolata, volti sudati, polvere fra i capelli. I vigili del fuoco sono stati in prima linea. E all'area allestita alla Pam vengono a rifocillarsi. Quello che hanno visto è tanto, troppo. Non si dimentica «la scena del bambino tirato fuori a forza di mani dalle macerie».

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VIAREGGIO. Arrivano alla spicciolata, volti sudati, polvere fra i capelli. I vigili del fuoco sono stati in prima linea. E all'area allestita alla Pam vengono a rifocillarsi. Quello che hanno visto è tanto, troppo. Non si dimentica «la scena del bambino tirato fuori a forza di mani dalle macerie».
A parlare è Daniele, pompiere lucchese che - come tutti i suoi colleghi - arriva da un massacrante doppio turno di 24 ore. «E non è che quando stacchi ti riposi... puoi dormire qualche ora, poi hai voglia di rimetterti al lavoro».
Vengono da tutte le parti d'Italia, questi uomini. Quelli che si occupano in prima persona dello sversamento del gpl arrivano da Venezia. Poche parole, davanti a un piatto di pasta: «È un momento delicato, soprattutto per due vagoni».
Emanuele Bisordi è arrivato dopo meno di quattro ore dall'esplosione. Destinazione via Ponchielli. «Un ricordo? Le case che sembravano essere pentole bollenti. Anche quando siamo riusciti a spegnere le fiamme, le pareti sono rimaste caldissime. E poi le serrande delle case, piegate dal calore».
Danni alle cose ma, soprattutto, danni alle persone. «Abbiamo tirato fuori due corpi carbonizzati - racconta Giuseppe -. Anzi, all'inizio credevamo che fosse uno solo, da tanto che era messo male l'altro. Poi abbiamo capito...».
Poche ore più tardi la stessa esperienza è toccato a Fabrizio, arrivato da Parma: «Abbiamo dovuto lavorare duro per mettere in sicurezza ed entrare in una casa. Dentro, nela prima stanza c'era un cadavere. Credo fosse una donna, ma non ci posso giurare. E vicino a lei c'era un animale di piccolo taglio, non so se un gatto o un cane».
I numeri della mobilitazione sono stati impegnativi: 300 uomini, provenienti da Toscana, Liguria, Emilia Romagna. E poi 70 mezzi, e le unità cinofile di Livorno, Pisa e Siena.
E - ancora - le squadre specializzate nel rischio nucleare, batteriologico, chimico e radioattivo.
Ma tutto questo sarebbe poco utile se non ci fosse un passaggio precedente: il sorvolo da parte dei due elicotteri che, in questi giorni hanno stazionato nel giardino di Largo Risorgimento.
«Certe cose si possono vedere solamente dall'altro - spiegano i piloti -: solo così possiamo indirizzare le squadre». Lo spettacolo che si è presentato agli occhi degli operatori sull'elicottero è stato spaventoso: una scia di devastazione che non si dimentica. Come quella del terremote in Abruzzo.
Tanti dei vigili che operano a Viareggio, infatti, hanno già prestato servizio nelle terre devastate dal sisma. «La differenza? Quaggiù ci sono stati molto meno sfollati - spiega Giovanni, vigile viareggino - che hanno avuto bisogno di un posto nelle tende: merito della nostra capacità di arrangiarci e della nostra ospitalità».

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