Proteste
Ayad e quella famiglia che non c'è più
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Volontari al lavoro sulle macerie di una casa di via PonchielliÈ salito su un treno a Parigi, non appena saputo della tragedia. Nel rogo di Viareggio lui, Abdelilah Ayad, ha perso due nipoti, una di soli 3 anni, Ymam, uno di 17 anni, Hamza. È venuto a prendere l'altra nipote, Ibtisang di 21 anni: «La voglio riportare in Marocco».
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VIAREGGIO. È salito su un treno a Parigi, non appena saputo della tragedia. Nel rogo di Viareggio lui, Abdelilah Ayad, ha perso due nipoti, una di soli 3 anni, Ymam, uno di 17 anni, Hamza. È venuto a prendere l'altra nipote, Ibtisang di 21 anni: «La voglio riportare in Marocco».
Un dolore composto, fatto di grande dignità e rispetto. La comunità marocchina di Viareggio, gli amici della famiglia Ayad, sono arrivati in ospedale in punta di piedi. Alcuni hanno aspettato all'ombra, nei giardini del Versilia per ore. Tutti sanno della tragedia che ha sconvolto la famiglia Ayad. Molti erano già qui ieri: si sono dati il cambio fuori dal reparto di rianimazione e davanti all'obitorio.
Quella famiglia la conoscono tutti. Il fratello di Abdelilah, Mohamed, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Padova. La cognata è in fin di vita nel reparto di rianimazione del Versilia. Due nipoti sono morti. È con questo strazio nel cuore che quest'uomo altissimo, con le spalle curve dal dolore, ha intrapreso il viaggio da Parii a Viareggio. Solo pochi hanno accompagnato Abdelilah nel triste pellegrinaggio alla camera mortuaria, dove si trova il nipote 17enne, Hamaz. Senza il nulla osta del magistrato non si può accedere nella camera mortuaria. Questo hanno ripetuto anche al giovane marocchino, titolare di un'agenzia di import export, a cui la bomba di fuoco ha quasi annientato la famiglia. E lui, senza dire nulla, senza fare scene (giustificate dalla più cupa disperazione), ha ringraziato. Si è allontanato per salire le scale dell'ospedale per andare a trovare la nipote 21enne scampata alla tragedia e ricoverata nel reparto di pediatria.
«Sono venuto per lei - dice Abdelilah - appena starà meglio volgio portarla a Parigi con me. O ancora meglio in Marocco dove avrà una grande famiglia ad aspettarla». E nella sala d'attesa di pediatria si incrociano due dolori. Da una parte le zie del piccolo Leonardo Piagentini, il bambino di 8 anni che nella tragedia ha perso i due fratellini. Dall'altra, passano quasi sfiorandosi e scambiandosi uno sguardo carico di tristezza, Abdelilah e i pochi amici marocchini che lo hanno accompagnato fino qui. Una cappa di angoscia si ferma per qualche istante nel reparto, dove tutti sanno. A qualcuno, nei corridoi, si inumidiscono gli occhi e, osserva i volti tirati di questi uomini e donne colpiti al cuore da una tragedia così grande, dicono a mezza voce: «Che tragedia, povera gente, quanto dolore devono sopportare».
E così, in questo inizio di luglio segnato più che dal gran caldo da un clima irreale, da città sotto choc, fra le mura del Versilia la tragedia di lunedì notte abbraccia, in uno strazio senza lacrime, fatto di dignità e di forza, due comunità intere. Quella viareggina, che al rogo del treno merci che al rogo del treno merci ha consegnato un pesante tributo di vite umane, e quella marocchina con le sue vittime, le sue storie e la stessa soffernza. In un dolrore che davvero non conosce confini. A.V.
Il vostro ricordo
Un dolore composto, fatto di grande dignità e rispetto. La comunità marocchina di Viareggio, gli amici della famiglia Ayad, sono arrivati in ospedale in punta di piedi. Alcuni hanno aspettato all'ombra, nei giardini del Versilia per ore. Tutti sanno della tragedia che ha sconvolto la famiglia Ayad. Molti erano già qui ieri: si sono dati il cambio fuori dal reparto di rianimazione e davanti all'obitorio.
Quella famiglia la conoscono tutti. Il fratello di Abdelilah, Mohamed, è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Padova. La cognata è in fin di vita nel reparto di rianimazione del Versilia. Due nipoti sono morti. È con questo strazio nel cuore che quest'uomo altissimo, con le spalle curve dal dolore, ha intrapreso il viaggio da Parii a Viareggio. Solo pochi hanno accompagnato Abdelilah nel triste pellegrinaggio alla camera mortuaria, dove si trova il nipote 17enne, Hamaz. Senza il nulla osta del magistrato non si può accedere nella camera mortuaria. Questo hanno ripetuto anche al giovane marocchino, titolare di un'agenzia di import export, a cui la bomba di fuoco ha quasi annientato la famiglia. E lui, senza dire nulla, senza fare scene (giustificate dalla più cupa disperazione), ha ringraziato. Si è allontanato per salire le scale dell'ospedale per andare a trovare la nipote 21enne scampata alla tragedia e ricoverata nel reparto di pediatria.
«Sono venuto per lei - dice Abdelilah - appena starà meglio volgio portarla a Parigi con me. O ancora meglio in Marocco dove avrà una grande famiglia ad aspettarla». E nella sala d'attesa di pediatria si incrociano due dolori. Da una parte le zie del piccolo Leonardo Piagentini, il bambino di 8 anni che nella tragedia ha perso i due fratellini. Dall'altra, passano quasi sfiorandosi e scambiandosi uno sguardo carico di tristezza, Abdelilah e i pochi amici marocchini che lo hanno accompagnato fino qui. Una cappa di angoscia si ferma per qualche istante nel reparto, dove tutti sanno. A qualcuno, nei corridoi, si inumidiscono gli occhi e, osserva i volti tirati di questi uomini e donne colpiti al cuore da una tragedia così grande, dicono a mezza voce: «Che tragedia, povera gente, quanto dolore devono sopportare».
E così, in questo inizio di luglio segnato più che dal gran caldo da un clima irreale, da città sotto choc, fra le mura del Versilia la tragedia di lunedì notte abbraccia, in uno strazio senza lacrime, fatto di dignità e di forza, due comunità intere. Quella viareggina, che al rogo del treno merci che al rogo del treno merci ha consegnato un pesante tributo di vite umane, e quella marocchina con le sue vittime, le sue storie e la stessa soffernza. In un dolrore che davvero non conosce confini. A.V.
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