Italia
Ilaria e Michela: angoscia e dolore
Lara Loreti
Orfane, vivevano in via Ponchielli. Ricerche disperate, poi la tragedia
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Una notte d’angoscia, trascorsa a pregare e cercare. Un tam tam senza fine di telefonate e i tentativi incessanti di mettersi in contatto con Ilaria e Michela. Ma delle sorelle Mazzoni, 36 e 33 anni, l’una impiegata al London Hotel e l’altra baby sitter, nessuna traccia. Un’ansia continua, sempre più grande, di ora in ora.
Un’ansia che è diventata disperazione quando, nel primo pomeriggio, s’è scoperto che le due donne erano morte carbonizzate nell’esplosione. Per amici e parenti le ore si sono susseguite lente e dolorose, piene di incertezze. «Si sa qualcosa, si sono fatte vive?», si chiedevano gli amici. Ma i telefonini di Ilaria e Michela erano spenti. Anche per l’albergo London, in passeggiata, dove Ilaria lavorava da 5 anni, sono stati momenti pesanti. Le sue colleghe, prima fra tutte Sabrina, che con lei prestava servizio alla reception, non hanno mai smesso di telefonare alla Protezione civile e all’ospedale per avere notizie.
Per ore il telefono della reception ha continuato a squillare. «Ad ogni chiamata ho sperato che fosse lei che mi diceva: “Sabri, è tutto ok, sono qui con mia sorella, ci siamo messe in salvo”. E invece niente». Un’attesa devastante. Ieri Ilaria aveva il giorno libero. A comunicarglielo era stata la stessa Sabrina, che racconta la sua ultima telefonata con la collega: «Lunedì abbiamo lavorato insieme nel pomeriggio. Lei si è trattenuta qualche minuto in più, poi è andata via. Alle 20.30, a poche ore dall’esplosione, l’ho chiamata e le ho detto che l’indomani avrebbe avuto giorno libero. Mi ha risposto che era contenta e che ci saremmo riviste a lavoro mercoledì (oggi)». Poi, il buio. «E pensare - dice un’amica disperata - che quella sera avrebbe dovuto lavorare».
Il vostro ricordo
Un’ansia che è diventata disperazione quando, nel primo pomeriggio, s’è scoperto che le due donne erano morte carbonizzate nell’esplosione. Per amici e parenti le ore si sono susseguite lente e dolorose, piene di incertezze. «Si sa qualcosa, si sono fatte vive?», si chiedevano gli amici. Ma i telefonini di Ilaria e Michela erano spenti. Anche per l’albergo London, in passeggiata, dove Ilaria lavorava da 5 anni, sono stati momenti pesanti. Le sue colleghe, prima fra tutte Sabrina, che con lei prestava servizio alla reception, non hanno mai smesso di telefonare alla Protezione civile e all’ospedale per avere notizie.
Per ore il telefono della reception ha continuato a squillare. «Ad ogni chiamata ho sperato che fosse lei che mi diceva: “Sabri, è tutto ok, sono qui con mia sorella, ci siamo messe in salvo”. E invece niente». Un’attesa devastante. Ieri Ilaria aveva il giorno libero. A comunicarglielo era stata la stessa Sabrina, che racconta la sua ultima telefonata con la collega: «Lunedì abbiamo lavorato insieme nel pomeriggio. Lei si è trattenuta qualche minuto in più, poi è andata via. Alle 20.30, a poche ore dall’esplosione, l’ho chiamata e le ho detto che l’indomani avrebbe avuto giorno libero. Mi ha risposto che era contenta e che ci saremmo riviste a lavoro mercoledì (oggi)». Poi, il buio. «E pensare - dice un’amica disperata - che quella sera avrebbe dovuto lavorare».
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