Il dolore
A processo per la zuffa sul carro
Luca Cinotti
◗
VINCITORE. Il carro “Bandana Republic”Secondo l’accusa un tifoso del Viareggio voleva rimuovere bandiere e sciarpe del Livorno
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VIAREGGIO. Quelle bandiere erano come il rosso per il toro. Anzi, come l'amaranto, visto che erano del Livorno. E allora - secondo la procura - l'ultrà viareggino Edoardo Fazzini salì sul carro di Emilio Cinquini per rimuovere gli stemmi. Causando una colluttazione ora finita in tribunale.
Il giovane tifoso è accusato di lesioni e di danneggiamento. Di quel convulso ultimo giorno di Carnevale 2005 fece le spese Simone Cerri, il dj della costruzione di Cinquini: quel "Bandana Republic" che, ironizzando su Berlusconi e l'antagonismo dei tifosi del Livorno, quell'anno vinse fra i carri di seconda. Secondo l'accusa Simone Cerri venne strattonato e fatto cadere sull'asfalto da Fazzini, procurandosi un trauma facciale, 17 punti di sutura al volto e la rottura di due denti.
Proprio Cerri, personaggio molto noto nel mondo del carnevale, è stato il primo testimone ascoltato di fronte al giudice monocratico Isabella Saba. «Ero come al solito sul carro, nella parte frontale, quando ho sentito dall'altoparlante Emilio Cinquini chiedere aiuto. Allora mi sono spostato sul retro, credendo si fosse rotto qualche movimento. Trovai Cinquini con Fazzini che lo minacciava e voleva aggredirlo. Mi misi in mezzo, e mi sentii strattonare. Alla fine caddi dal carro, insieme a lui». Secondo quanto si è potuto ricostruire sentendo un altro testimone dell'accusa, il poliziotto Roberto Cortopassi, Fazzini voleva rimuovere bandiere e sciarpe del Livorno, in omaggio al gemellaggio fra la tifoseria delle Zebre e quella del Pisa. E, in questa azione, non avrebbe agito da solo ma sarebbe stato spalleggiato da altri tifosi che lo "invitavano" a proseguire. Anzi, secondo quanto riportato dall'esponente delle forze dell'ordine, sul carro sarebbe montato un altro ragazzo, anch'esso volto noto nel mondo della tifoseria. Per il resto, la sua deposizione si è mossa sulla falsariga di quella di Cerri, spiegando che dopo aver visto i due ragazzi cadere a terra si precipitò a bloccare Fazzini che stava agendo come volesse darsela a gambe.
Nell'udienza di ieri è stato ascoltato anche lo stesso Cinquini. Che ha ricordato come, poco prima dei fatti, si trovava di fronte al carro per "coordinare" le maschere. «Poi qualcuno mi avvertì che c'erano dei problemi sul retro. Salii a bordo, andai a vedere e mi accorsi che c'era questa persona che stava prendendo a calci alcune parti del carro. Lo invitai a scendere, ma lui mi si parò contro, minacciandomi e urlando di tutto. Mi parve che fosse anche in un qualche stato di alterazione».
Cinquini, vistosi in "pericolo", decise di utilizzare il radiomicrofono che si portava sempre dietro e chiese aiuto. «Arrivò Simone (Cerri, ndr) che si mise in mezzo e, dopo una colluttazione cadde da un'altezza di tre metri-tre metri e mezzo. A quel punto siamo scesi dal carro e, insieme ad altre persone che erano presenti al corso abbiamo fatto in modo che Fazzini non andasse via».
L'avvocato Nicoletti, che tutela Fazzini, ha puntato molto sul punto se Fazzini o no fosse solo sul carro. E a questa domanda Cinquini ha ricordato le «altre persone che dal basso lo incitavano».
Il processo è stato quindi aggiornato al prossimo 1º febbraio per il completamento dell'istruttoria.
Il giovane tifoso è accusato di lesioni e di danneggiamento. Di quel convulso ultimo giorno di Carnevale 2005 fece le spese Simone Cerri, il dj della costruzione di Cinquini: quel "Bandana Republic" che, ironizzando su Berlusconi e l'antagonismo dei tifosi del Livorno, quell'anno vinse fra i carri di seconda. Secondo l'accusa Simone Cerri venne strattonato e fatto cadere sull'asfalto da Fazzini, procurandosi un trauma facciale, 17 punti di sutura al volto e la rottura di due denti.
Proprio Cerri, personaggio molto noto nel mondo del carnevale, è stato il primo testimone ascoltato di fronte al giudice monocratico Isabella Saba. «Ero come al solito sul carro, nella parte frontale, quando ho sentito dall'altoparlante Emilio Cinquini chiedere aiuto. Allora mi sono spostato sul retro, credendo si fosse rotto qualche movimento. Trovai Cinquini con Fazzini che lo minacciava e voleva aggredirlo. Mi misi in mezzo, e mi sentii strattonare. Alla fine caddi dal carro, insieme a lui». Secondo quanto si è potuto ricostruire sentendo un altro testimone dell'accusa, il poliziotto Roberto Cortopassi, Fazzini voleva rimuovere bandiere e sciarpe del Livorno, in omaggio al gemellaggio fra la tifoseria delle Zebre e quella del Pisa. E, in questa azione, non avrebbe agito da solo ma sarebbe stato spalleggiato da altri tifosi che lo "invitavano" a proseguire. Anzi, secondo quanto riportato dall'esponente delle forze dell'ordine, sul carro sarebbe montato un altro ragazzo, anch'esso volto noto nel mondo della tifoseria. Per il resto, la sua deposizione si è mossa sulla falsariga di quella di Cerri, spiegando che dopo aver visto i due ragazzi cadere a terra si precipitò a bloccare Fazzini che stava agendo come volesse darsela a gambe.
Nell'udienza di ieri è stato ascoltato anche lo stesso Cinquini. Che ha ricordato come, poco prima dei fatti, si trovava di fronte al carro per "coordinare" le maschere. «Poi qualcuno mi avvertì che c'erano dei problemi sul retro. Salii a bordo, andai a vedere e mi accorsi che c'era questa persona che stava prendendo a calci alcune parti del carro. Lo invitai a scendere, ma lui mi si parò contro, minacciandomi e urlando di tutto. Mi parve che fosse anche in un qualche stato di alterazione».
Cinquini, vistosi in "pericolo", decise di utilizzare il radiomicrofono che si portava sempre dietro e chiese aiuto. «Arrivò Simone (Cerri, ndr) che si mise in mezzo e, dopo una colluttazione cadde da un'altezza di tre metri-tre metri e mezzo. A quel punto siamo scesi dal carro e, insieme ad altre persone che erano presenti al corso abbiamo fatto in modo che Fazzini non andasse via».
L'avvocato Nicoletti, che tutela Fazzini, ha puntato molto sul punto se Fazzini o no fosse solo sul carro. E a questa domanda Cinquini ha ricordato le «altre persone che dal basso lo incitavano».
Il processo è stato quindi aggiornato al prossimo 1º febbraio per il completamento dell'istruttoria.
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