Sicurezza
«Al pirata dico: costituisciti»
Donatella Francesconi
LUNARDINI «Abbiamo alcune tracce Chiunque sia, gli stiamo dietro»
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VIAREGGIO. «Lo prenderemo». Luca Lunardini, sul sagrato della chiesa di don Bosco, poggia le mani sulle spalle di Valentina, giovanissima vedova dallo sguardo fiero, e ripete: «Lo prendiamo...stanne certa».
Cristiano Ratti, 31 anni, è nella bara coperta dalla bandiera viola della Fiorentina, la squadra che nel cuore del giovane operaio si divideva il posto con le zebre del Viareggio. Suo figlio, Samuele, è un bambino bellissimo. E orfano. Da sabato sera. Quando un automobilista, a bordo di un'auto scura, ha urtato lo scooter "Liberty" condotto da Cristiano, mandandolo a sbattere contro una Smart che proveniva in senso opposto.
«Chiunque tu sia, costituisciti». È l'appello del sindaco, mentre il feretro lascia la piazza della chiesa e viene portato a spalla lungo via Venezia, fino al cimitero. «Chiunque tu sia - ripete Lunardini - sappi che ti stiamo dietro. Se ti costituisci hai ancora la possibilità di raccontare la tua versione, spiegare come è andata. Se non lo fai, le conseguenze penali saranno pesantissime».
Non servirà a dare pace a Valentina e Samuele. Ma una traccia c'è. La macchina scura che ha urtato il motorino, lasciando a terra i vetri di un fanalino, è una "Ford Ka". Ci sono delle testimonianze, da vagliare e mettere insieme per definire il quadro completo. E, soprattutto, si attende di poter passare al setaccio il ricordo della giovane donna che era al volante della Smart. Al momento dell'impatto con il motorino ed il corpo di Cristiano, ormai in caduta, si è aperto l'airbag della piccola utilitaria. Ma qualcosa gli occupanti dell'auto potrebbero ricordare dagli attimi immediatamente precedenti.
«Un appello al pirata della strada: chiunque tu sia consegnati. Rendi in parte giustizia a chi rimane. Non restare con il peso di un omicidio, perché se sei una persona umana penso che non riuscirai a vivere sereno per il resto dei tuoi giorni». Claudio Poletti, dirigente del Cgc, scrive così nel ricordo di Cristiano che pubblichiamo in questa pagina.
Mentre don Antonio, dal pulpito della chiesa del Marco Polo, senza mandare anatemi ha però invitato al «perdono per tutti coloro che fanno del male, affinché possano assumersi le proprie responsabilità».
"Una nuova stella brilla... il tuo volto per sempre nei nostri cuori". Rosso e nero, come gli striscioni allo stadio, con i simboli dei ragazzi che erano - prima della tragedia - Cristiano, Valentina, i loro amici. Che non lo mollano e se lo portano in spalla nell'ultimo viaggio. Con tanta rabbia nel cuore. Perché non si può morire così, tornando da una cena in famiglia, alle dieci di sera. Mentre dietro ti seguono, in macchina, le gioie della vita tua.
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