La manifestazione
viareggio
Centrale, l'ultimo spettacolo
Simone Pierotti
Il gestore. «C'è solo tanta amarezza» Il parroco. «Già detto cosa ci faremo» Il sindaco: «Fatto tutto il possibile»
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VIAREGGIO. Cala il sipario: mai frase fu più calzante. Mentre scorrono i titoli di coda richeggiano le note di «The end», la canzone dei Doors che Francis Ford Coppola scelse per le sequenze iniziali di «Apocalypse now». The end, la fine: è la parola che verrà scritta sulle pareti del cinema Centrale di via Battisti. Questa sera proietterà il suo ultimo film, una pellicola di Pier Paolo Pasolini dal titolo piuttosto emblematico: «La rabbia», un sentimento comune a quanti si sono adoperati per evitare la chiusura della sala d'essai più antica della Toscana.
La storia. La vicenda che ruota attorno al Centrale è oramai nota: dopo due anni di ulteriori proroghe alla data dello sfratto, la parrocchia di Sant'Andrea (proprietaria dell'immobile) riprenderà possesso a partire da sabato della sala cinematografica, gestita dal 1948 dalla famiglia Carmignani. Il parroco, padre Francesco Bergamaschi, aveva già assicurato in una recente intervista che l'attività di sala cinematografica proseguirà e che il progetto, ancora giacente in Comune, di conversione del cinema in appartamenti e negozi è stato definitivamente accantonato.
Le reazioni. Ma le polemiche non si placano: «Avevo sperato in una ragionevolezza e in una maggior sensibilità da parte del parroco - esordisce Maria Cristina Boncompagni, ex assessore alla cultura, da sempre in prima linea nelle iniziative del comitato "Salviamo il Centrale" - soprattutto per quanto concerne la questione occupazionale: tre persone perderanno il proprio lavoro, in questi tempi difficili a causa della crisi. E dopo due anni di proroghe, costate molto in termini di energie, ci attendevamo un'assunzione di responsabilità più forte da parte di partiti ed istituzioni nello spingere la parrocchia a garantire la continuità». Con stasera, insomma, la fine di uno dei simboli culturali di Viareggio pare segnata: «A partire dalle 18 saremo davanti al cinema con una mostra che racconta questa vicenda - prosegue Boncompagni - alle 21, poi, inizierà un'assemblea pubblica sull'argomento, alla quale seguirà la proiezione del film di Pasolini. Una cosa è certa: il 30 maggio è la data dello sfratto, il cinema chiude e non sapremo quando riaprirà. Ma la storia non si chiude qui: porteremo avanti le nostre istanze attraverso una protesta seria e costante». Sulla futura destinazione dell'immobile, infine, Boncompagni non nasconde i suoi timori: «Mi preoccupa quel piano di ristrutturazione edilizia, presentato a suo tempo all'amministrazione comunale, che prevede una riduzione della capienza della sala e che, mi risulta, non è stato ritirato. Sembra che anche il cinema Eolo sia destinato a lasciar spazio ad appartamenti e negozi, mi auguro che da queste intenzioni malsane non si passi alla realtà».
Anche il sindaco Luca Lunardini interviene sulla vicenda: «Sono dispiaciuto e rammaricato, da ragazzo ero un abituale frequentatore del Centrale: l'amministrazione comunale ha fatto il possibile, ma è chiaro che è difficile inserirsi in un rapporto tra soggetti privati. C'è tuttavia uno spiraglio di speranza, un'ipotesi fattiva e reale legata al concorso regionale dei Piuss: il nostro piano prevede l'acquisto del cinema Eden, che verrebbe trasformato in teatro comunale divenendo così la soluzione permamente a questo problema».
I due contendenti. Sono stati interpellati i protagonisti di questa vicenda: da una parte padre Francesco Bergamaschi, parroco di Sant'Andrea, dall'altra Mario Carmignani, attuale gestore del cinema. Entrambi, per motivi diversi, preferiscono trincerarsi dietro un no comment. «Per evitare strumentalizzazioni non rilasceremo commenti» risponde il parroco. «Quali sono le nostre intenzioni? Sono cose dette e ridette, perché dobbiamo ripeterle? Offenderemmo soltanto l'intelligenza delle persone». Carmignani non lesina parole di fuoco: «Rabbia? C'è solo tanta amarezza e basta - risponde, riferendosi al titolo della pellicola che verrà proiettata in via Battisti - vorrei peraltro sottolineare che le proroghe non sono mai state concesse, bensì imposte a padre Bergamaschi: se fosse dipeso dalla sua volontà, a quest'ora sarei già stato cacciato».
La storia. La vicenda che ruota attorno al Centrale è oramai nota: dopo due anni di ulteriori proroghe alla data dello sfratto, la parrocchia di Sant'Andrea (proprietaria dell'immobile) riprenderà possesso a partire da sabato della sala cinematografica, gestita dal 1948 dalla famiglia Carmignani. Il parroco, padre Francesco Bergamaschi, aveva già assicurato in una recente intervista che l'attività di sala cinematografica proseguirà e che il progetto, ancora giacente in Comune, di conversione del cinema in appartamenti e negozi è stato definitivamente accantonato.
Le reazioni. Ma le polemiche non si placano: «Avevo sperato in una ragionevolezza e in una maggior sensibilità da parte del parroco - esordisce Maria Cristina Boncompagni, ex assessore alla cultura, da sempre in prima linea nelle iniziative del comitato "Salviamo il Centrale" - soprattutto per quanto concerne la questione occupazionale: tre persone perderanno il proprio lavoro, in questi tempi difficili a causa della crisi. E dopo due anni di proroghe, costate molto in termini di energie, ci attendevamo un'assunzione di responsabilità più forte da parte di partiti ed istituzioni nello spingere la parrocchia a garantire la continuità». Con stasera, insomma, la fine di uno dei simboli culturali di Viareggio pare segnata: «A partire dalle 18 saremo davanti al cinema con una mostra che racconta questa vicenda - prosegue Boncompagni - alle 21, poi, inizierà un'assemblea pubblica sull'argomento, alla quale seguirà la proiezione del film di Pasolini. Una cosa è certa: il 30 maggio è la data dello sfratto, il cinema chiude e non sapremo quando riaprirà. Ma la storia non si chiude qui: porteremo avanti le nostre istanze attraverso una protesta seria e costante». Sulla futura destinazione dell'immobile, infine, Boncompagni non nasconde i suoi timori: «Mi preoccupa quel piano di ristrutturazione edilizia, presentato a suo tempo all'amministrazione comunale, che prevede una riduzione della capienza della sala e che, mi risulta, non è stato ritirato. Sembra che anche il cinema Eolo sia destinato a lasciar spazio ad appartamenti e negozi, mi auguro che da queste intenzioni malsane non si passi alla realtà».
Anche il sindaco Luca Lunardini interviene sulla vicenda: «Sono dispiaciuto e rammaricato, da ragazzo ero un abituale frequentatore del Centrale: l'amministrazione comunale ha fatto il possibile, ma è chiaro che è difficile inserirsi in un rapporto tra soggetti privati. C'è tuttavia uno spiraglio di speranza, un'ipotesi fattiva e reale legata al concorso regionale dei Piuss: il nostro piano prevede l'acquisto del cinema Eden, che verrebbe trasformato in teatro comunale divenendo così la soluzione permamente a questo problema».
I due contendenti. Sono stati interpellati i protagonisti di questa vicenda: da una parte padre Francesco Bergamaschi, parroco di Sant'Andrea, dall'altra Mario Carmignani, attuale gestore del cinema. Entrambi, per motivi diversi, preferiscono trincerarsi dietro un no comment. «Per evitare strumentalizzazioni non rilasceremo commenti» risponde il parroco. «Quali sono le nostre intenzioni? Sono cose dette e ridette, perché dobbiamo ripeterle? Offenderemmo soltanto l'intelligenza delle persone». Carmignani non lesina parole di fuoco: «Rabbia? C'è solo tanta amarezza e basta - risponde, riferendosi al titolo della pellicola che verrà proiettata in via Battisti - vorrei peraltro sottolineare che le proroghe non sono mai state concesse, bensì imposte a padre Bergamaschi: se fosse dipeso dalla sua volontà, a quest'ora sarei già stato cacciato».
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