Sicurezza
I Migranti: vince la riflessione
Trionfa il carro che racconta il dramma di chi viene da lontano
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VIAREGGIO. Che cos’è il Carnevale? È riflessione, è divertimento, è stupore. Quando davanti a te si presenta un gigantesco carro di cartapesta, e attorno hai decine di migliaia di persone, ti comporti così: pensi, giochi, ti stupisci. Sono le tre risposte. E i primi tre carri della classifica. Prima la riflessione, secondo il divertimento, terzo lo stupore. Una enorme zattera che viene da lontano. Così Alessandro Avanzini ha immaginato il carro “Migranti”, che ha vinto il Carnevale di Viareggio. Una bellissima figura di donna africana rema, lenta, verso una salvezza o comunque una speranza, tra segni tribali e abiti africani. Secondo, lo stormo di oche anticonformiste del duo Lebigre-Roger, pronto a “beccare” i cosiddetti benpensanti. Terzo il misterioso gorilla di Franco Malfatti che sbuca da una fitta giungla e ruggisce al mondo. Una pioggia dispettosa ha accompagnato l’ultima domenica, quella dei verdetti, con 250mila euro di incasso (totale 2.217.000) e 100mila spettatori sul lungomare, secondo le stime della Fondazione Carnevale. La medaglia di legno, va a Gionata Francesconi che aveva realizzato un Andreotti curiale e teatrale, giocando con il tema delle sedie e delle poltrone.
In seconda categoria si confermano i fratelli Stefano e Umberto e Cinquini: uno ai piedi del carro, serio e manovratore, l’altro in mezzo alle maschere, a fare da impresario come lo Zidler del Moulin Rouge, vestito come un mangiafuoco; hanno messo alla berlina Berlusconi - vestendolo da chef cannibale - ma forse ancora di più i leader del centrosinistra, nudi e ridicoli, che friggono nella padella della ricetta del cavaliere, raffigurato con il volto icastico di Joker, l’avversario di Batman. Il Carnevale è ancora satira? Forse sì, a giudicare dai verdetti, ma l’evento soffre la discrasia del tempo: i carri sono ideati su un bozzetto approvato d’estate, così Obama o Alitalia, per esempio, restano ai margini di una manifestazione che dovrebbe invece raccontare la realtà. C’è, forse, anche un’idea ormai banale della satira, mirata sul solo politico nazionale; si potrebbe satireggiare su temi più ampi, dalle emergenze rifiuti al crollo delle borse, dal testamento biologico al web. In ogni caso la politica italiana, claudicante a sinistra, affiora anche nel verdetto delle mascherate isolate che premia uno straordinario Bertinotti di Luca Bertozzi.
Alle 19,30, pur sotto la pioggia, scoppiano i fuochi. Si ammaina la bandiera di Burlamacco e, con lei, anche tutta questa corrompente voglia di far festa “nonostante tutto”. Finisce tutto così, in un attimo, mentre la gente sfolla, i carristi esultano o polemizzano. Il vento, anche per quest’anno, porta via il Carnevale e la sua sfida alla vita.
In seconda categoria si confermano i fratelli Stefano e Umberto e Cinquini: uno ai piedi del carro, serio e manovratore, l’altro in mezzo alle maschere, a fare da impresario come lo Zidler del Moulin Rouge, vestito come un mangiafuoco; hanno messo alla berlina Berlusconi - vestendolo da chef cannibale - ma forse ancora di più i leader del centrosinistra, nudi e ridicoli, che friggono nella padella della ricetta del cavaliere, raffigurato con il volto icastico di Joker, l’avversario di Batman. Il Carnevale è ancora satira? Forse sì, a giudicare dai verdetti, ma l’evento soffre la discrasia del tempo: i carri sono ideati su un bozzetto approvato d’estate, così Obama o Alitalia, per esempio, restano ai margini di una manifestazione che dovrebbe invece raccontare la realtà. C’è, forse, anche un’idea ormai banale della satira, mirata sul solo politico nazionale; si potrebbe satireggiare su temi più ampi, dalle emergenze rifiuti al crollo delle borse, dal testamento biologico al web. In ogni caso la politica italiana, claudicante a sinistra, affiora anche nel verdetto delle mascherate isolate che premia uno straordinario Bertinotti di Luca Bertozzi.
Alle 19,30, pur sotto la pioggia, scoppiano i fuochi. Si ammaina la bandiera di Burlamacco e, con lei, anche tutta questa corrompente voglia di far festa “nonostante tutto”. Finisce tutto così, in un attimo, mentre la gente sfolla, i carristi esultano o polemizzano. Il vento, anche per quest’anno, porta via il Carnevale e la sua sfida alla vita.
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