Joubert, chiesti 4 rinvii a giudizio C’è anche un dipendente di Azimut
Giorgio Billeri
Udienza preliminare il 9 luglio anche per il comandante del «Romanza» e due installatori del ponteggio-killer
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VIAREGGIO. Omicidio colposo. E mancata applicazione delle misure di sicurezza. Il sostituto procuratore Sergio Garofalo ha completato il puzzle dell’indagine sull’incidente che costò la vita al marinaio sudafricano Joubert Thomson, il 22 febbraio del 2007, nel piazzale della Polo Nautico. Ed ha trasmesso la richiesta di rinvio a giudizio per quattro persone: si tratta di James Verity, 35 anni, inglese, comandante dello yacht «Romanza», sul quale il marinaio stava lavorando al momento della tragica caduta; di Attilio Fornile, 58 anni, spezzino, legale rappresentante della Euroservizi 2001, ditta che venne incaricata dell’installazione del ponteggio; di Mohamed Sai, algerino di 39 anni, addetto al montaggio del ponteggio e di Bartolomeo Giangrasso, 42 anni, viareggino, dipendente del gruppo Azimut Benetti e coordinatore dei lavori di allestimento del ponteggio accanto alla barca. Per il 9 luglio è stata fissata davanti al Gup Annarumma l’udienza preliminare, nella quale dovrà essere deciso il rinvio a giudizio oppure l’archiviazione, sulla base delle prove che le parti presenteranno. I legali viareggini Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri tuteleranno le posizioni di Giangrasso, Tacchi e Bagatti difenderanno Fornile e Sai mentre il comandante del «Romanza» si è affidato al legale genovese Raimondo Romano.
Ma cosa ha accertato l’indagine della Procura in quasi un anno e mezzo di lavoro? Le posizioni sono ovviamente differenti: il comandante Verity avrebbe disposto le opere di refitting a bordo del «Romanza» senza adottare le precauzioni necessarie. Ma è il ponteggio ad essere al centro dell’interesse del Pm Garofalo: dalle varie ispezioni è emerso infatti che era stato montato a una distanza di sessanta centimetri dal bordo della poppa, e per giunta senza alcuna protezione laterale. Proprio in quel «buco» largo sessanta centimetri il ventitreenne marinaio sarebbe precipitato da un’altezza di sette metri, andandosi a schiantare al suolo. Un altro aspetto rilevato dalla Procura è che erano presenti dei grandi teli di nylon, utilizzati per proteggere la barca da eventuali «scorie» di verniciatura, che avrebbero concorso a rendere meno visibile e percettibile il pericolo, ovvero la presenza dello spazio vuoto tra la barca e il ponteggio. Per quanto concerne Sai, installatore della Euroservice 2001, avrebbe montato il ponteggio pur in assenza di un progetto che tenesse conto delle misure di sicurezza.
Giangrasso, infine, è finito nell’inchiesta per non aver promosso adeguate misure di prevenzione e protezione dai rischi presenti. Proprio in questi giorni la comunicazione di chiusura delle indagini è stata notificata alle parti, che adesso hanno una ventina di giorni per prepararsi al primo «round» dibattimentale. Joubert Thomson, 23 anni, nella caduta riportò lesioni gravissime alla testa e agli arti inferiori e morì qualche ora dopo il trasporto all’ospedale Versilia. Gli otto membri dell’equipaggio del Romanza stavano lavorando da oltre un mese per le operazioni di refitting invernale del 45 metri varato da Benetti. Il giovane, quella mattina, stava lavorando a prua e sistamava un telo di di nylon per le operazioni di verniciatura, appaltate a una ditta della Darsena. Forse un capogiro, una maledetta scivolata, un momento di esitazione: Thomson è cadde giù dal parapetto. Senza incontrare ostacoli.
Ma cosa ha accertato l’indagine della Procura in quasi un anno e mezzo di lavoro? Le posizioni sono ovviamente differenti: il comandante Verity avrebbe disposto le opere di refitting a bordo del «Romanza» senza adottare le precauzioni necessarie. Ma è il ponteggio ad essere al centro dell’interesse del Pm Garofalo: dalle varie ispezioni è emerso infatti che era stato montato a una distanza di sessanta centimetri dal bordo della poppa, e per giunta senza alcuna protezione laterale. Proprio in quel «buco» largo sessanta centimetri il ventitreenne marinaio sarebbe precipitato da un’altezza di sette metri, andandosi a schiantare al suolo. Un altro aspetto rilevato dalla Procura è che erano presenti dei grandi teli di nylon, utilizzati per proteggere la barca da eventuali «scorie» di verniciatura, che avrebbero concorso a rendere meno visibile e percettibile il pericolo, ovvero la presenza dello spazio vuoto tra la barca e il ponteggio. Per quanto concerne Sai, installatore della Euroservice 2001, avrebbe montato il ponteggio pur in assenza di un progetto che tenesse conto delle misure di sicurezza.
Giangrasso, infine, è finito nell’inchiesta per non aver promosso adeguate misure di prevenzione e protezione dai rischi presenti. Proprio in questi giorni la comunicazione di chiusura delle indagini è stata notificata alle parti, che adesso hanno una ventina di giorni per prepararsi al primo «round» dibattimentale. Joubert Thomson, 23 anni, nella caduta riportò lesioni gravissime alla testa e agli arti inferiori e morì qualche ora dopo il trasporto all’ospedale Versilia. Gli otto membri dell’equipaggio del Romanza stavano lavorando da oltre un mese per le operazioni di refitting invernale del 45 metri varato da Benetti. Il giovane, quella mattina, stava lavorando a prua e sistamava un telo di di nylon per le operazioni di verniciatura, appaltate a una ditta della Darsena. Forse un capogiro, una maledetta scivolata, un momento di esitazione: Thomson è cadde giù dal parapetto. Senza incontrare ostacoli.
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