Sicurezza
TORRE DEL LAGO. Il teatro si impone sullo schermo televisivo, grande macchia azzurra e celeste che si fonde con l'indaco del cielo e con il colore - in verità assai sbiadito - dell'acqua del lago.
«Viva Puccini», lo special di un'ora e un quarto di Rai Tre è, soprattutto, quello che dice il titolo: un omaggio a Puccini, nel quale il nuovo Gran teatro è più che altro una chiave per aprire lo scrigno di documenti e commenti sulla vita del Maestro.
Chiave, sì, ma che poi viene rimessa in tasca. Perché del teatro («una delle più grandi arene all'aperto in Europa») ne parla Alberto Severi con Franco Moretti, mentre Cristina Di Domenico ricorda che questo è «il teatro che la sua terra gli ha dedicato». Poi ci si allontana dalla grande opera protagonista della giornata di ieri, per concentrare telecamere e microfoni in un viaggio nei luoghi e nei tempi del Maestro.
Lucca, innanzitutto, terra di nascita e formazione. Poi Milano e il conservatorio. Fino all'approdo del 1891 a Torre del Lago: non per lasciare dietro di sé il rumori e distrazioni di un mondo in evoluzione, ma per amore nei confronti di quello che allora era solo un piccolo villaggio.
Si susseguono - a questo punto - le immagini di Viareggio, dal Margherita (ma tristemente chiuso), al molo, al faro. E poi una gemma: la possibilità, per la prima volta, di vedere l'interno della villa che il Maestro si fece costruire sulle colline di Chiatri, sopra Quiesa, dove Puccini lavorò a Bohème e Madama Butterfly e oggi destinata a recupero e a diventare un centro per giovani musicisti, grazie all'impegno di un'altra Fondazione. Altra perla preziosa, qualche secondo del filamento ritrovato durante le riprese del film di Paolo Benvenuti dalla quale è stata "ricavata" una melodia originale che l'attore Riccardo Moretti - look pucciniano d'ordinanza - suona sul palco (a proposito: Severi cade nel "trabocchetto", drammaticamente in agguato, di scambiare i nomi di Franco e Riccardo Moretti, entrambi intervistati).
Altre scene, stavolta più moderne, sono quelle dal set del film girato da Paolo Benvenuti, con il saloon ricostruito, che farà da ispirazione per il locale de "La fanciulla del West". E visto che siamo in casa di Mamma Rai, non può mancare un reportage sulla fiction interpretata da Alessio Boni e diretta da Giorgio Capitani, che andrà in onda a dicembre: anche qui più Lucca che Versilia (ci sono anche immagini delle Terme di Montecatini), ma tant'è.
Una vera chicca è quella delle immagini originali, finalmente a colori, dello sceneggiato anni Settanta di Sandro Bolchi con Alberto Lionello nei panni del compositore.
La seconda parte dello special di Rai Tre, prodotto dalla sede regionale Toscana, è dedicata in gran parte agli interpreti, a tutte le latitudini artistiche, dell'opera Pucciniano. Il grande Pavarotti e il suo (inflazionato) "Nessun dorma" ai tempi dei Tre tenori, Placido Domingo con la Tosca iper-realista sui tetti di Roma, poi una interessante disquisizione con Alberto Veronesi sul "verismo" delle interpretazioni pucciniane.
A questo punto tocca a Manrico Nicolai, il presidente della Fondazione Pucciniano, che ripercorre l'arte nelle scenografie del Festival degli ultimi anni e le immagini che snocciolano i grandi interpreti che hanno calcato le assi in legno del palco del (vecchio) teatro all'aperto.
Non possono mancare (ma arrivano dopo quasi un'ora di trasmissione) gli interventi istituzionali: quelli del sindaco Luca Lunardini e del presidente della Provincia Stefano Baccelli. All'unisono, parlano di «opportunità» e di «promozione» dell'opera di Puccini e delle sue terre.
Coprendo anche quei dissidi che, durante la costruzione del teatro, si sono registrati e ai quali, nella trasmissione, si sono dedicati solo fugaci accenni. «Promozionale» è invece la parola che definisce l'intervista a Bruno Ermolli, presidente del comitato per le celebrazioni di Puccini, che snocciola qualche appuntamento organizzato per l'anniversario.
Bisogna aspettare le 11 perché venga alzato il sipario, con un bel servizio di Marco Hagge, su uno dei copratagonisti di questa vicenda: il Lago di Massaciuccoli. Del quale si ripercorrono bellezza e storia, fino alla preoccupazione di Puccini, vicino alla morte, per lo sfruttamento delle torbiere. E fino ai problemi di oggi, quelli dell'inquinamento, che ci si augura di risolvere grazie «alla memoria di Giacomo Puccini».
Un momento toccante, uno dei migliori di questa bella trasmissione curata dal caporedattore della sede di Firenze Franco De Felice e resa possibile grazie ai buoni uffici di Guido Nicolai dell'Apt.
Che però, viene interrotto in maniera un po' bruta da un lungo spezzone dello spettacolo teatrale sulla figura del Maestro in scena a San Casciano: un appesantimento forse inutile dello scorrere delle immagini, che fa correre al telespettatore il rischio di perdere il filo del pensiero che - almeno oggi - dovrebbe essere focalizzato sul nuovo teatro.
Mentre passano i titoli di coda, il filo si riavvolge e si torna al «Viva Puccini» che aveva aperto il collegamento della diretta nazionale, assumendone il titolo: è l'urlo e poi il coro che si alzò in sala, quando Toscanini diresse la prima rappresentazione di Turandot nel 1926, alla Scala. Ripercorso con le immagini dello sceneggiato di Bolchi, testimoni di un'epoca dell'Italia che sembra lontana anni luce che - però - si collega a questo 2008 nel nome di un genio della musica.
«Viva Puccini», lo special di un'ora e un quarto di Rai Tre è, soprattutto, quello che dice il titolo: un omaggio a Puccini, nel quale il nuovo Gran teatro è più che altro una chiave per aprire lo scrigno di documenti e commenti sulla vita del Maestro.
Chiave, sì, ma che poi viene rimessa in tasca. Perché del teatro («una delle più grandi arene all'aperto in Europa») ne parla Alberto Severi con Franco Moretti, mentre Cristina Di Domenico ricorda che questo è «il teatro che la sua terra gli ha dedicato». Poi ci si allontana dalla grande opera protagonista della giornata di ieri, per concentrare telecamere e microfoni in un viaggio nei luoghi e nei tempi del Maestro.
Lucca, innanzitutto, terra di nascita e formazione. Poi Milano e il conservatorio. Fino all'approdo del 1891 a Torre del Lago: non per lasciare dietro di sé il rumori e distrazioni di un mondo in evoluzione, ma per amore nei confronti di quello che allora era solo un piccolo villaggio.
Si susseguono - a questo punto - le immagini di Viareggio, dal Margherita (ma tristemente chiuso), al molo, al faro. E poi una gemma: la possibilità, per la prima volta, di vedere l'interno della villa che il Maestro si fece costruire sulle colline di Chiatri, sopra Quiesa, dove Puccini lavorò a Bohème e Madama Butterfly e oggi destinata a recupero e a diventare un centro per giovani musicisti, grazie all'impegno di un'altra Fondazione. Altra perla preziosa, qualche secondo del filamento ritrovato durante le riprese del film di Paolo Benvenuti dalla quale è stata "ricavata" una melodia originale che l'attore Riccardo Moretti - look pucciniano d'ordinanza - suona sul palco (a proposito: Severi cade nel "trabocchetto", drammaticamente in agguato, di scambiare i nomi di Franco e Riccardo Moretti, entrambi intervistati).
Altre scene, stavolta più moderne, sono quelle dal set del film girato da Paolo Benvenuti, con il saloon ricostruito, che farà da ispirazione per il locale de "La fanciulla del West". E visto che siamo in casa di Mamma Rai, non può mancare un reportage sulla fiction interpretata da Alessio Boni e diretta da Giorgio Capitani, che andrà in onda a dicembre: anche qui più Lucca che Versilia (ci sono anche immagini delle Terme di Montecatini), ma tant'è.
Una vera chicca è quella delle immagini originali, finalmente a colori, dello sceneggiato anni Settanta di Sandro Bolchi con Alberto Lionello nei panni del compositore.
La seconda parte dello special di Rai Tre, prodotto dalla sede regionale Toscana, è dedicata in gran parte agli interpreti, a tutte le latitudini artistiche, dell'opera Pucciniano. Il grande Pavarotti e il suo (inflazionato) "Nessun dorma" ai tempi dei Tre tenori, Placido Domingo con la Tosca iper-realista sui tetti di Roma, poi una interessante disquisizione con Alberto Veronesi sul "verismo" delle interpretazioni pucciniane.
A questo punto tocca a Manrico Nicolai, il presidente della Fondazione Pucciniano, che ripercorre l'arte nelle scenografie del Festival degli ultimi anni e le immagini che snocciolano i grandi interpreti che hanno calcato le assi in legno del palco del (vecchio) teatro all'aperto.
Non possono mancare (ma arrivano dopo quasi un'ora di trasmissione) gli interventi istituzionali: quelli del sindaco Luca Lunardini e del presidente della Provincia Stefano Baccelli. All'unisono, parlano di «opportunità» e di «promozione» dell'opera di Puccini e delle sue terre.
Coprendo anche quei dissidi che, durante la costruzione del teatro, si sono registrati e ai quali, nella trasmissione, si sono dedicati solo fugaci accenni. «Promozionale» è invece la parola che definisce l'intervista a Bruno Ermolli, presidente del comitato per le celebrazioni di Puccini, che snocciola qualche appuntamento organizzato per l'anniversario.
Bisogna aspettare le 11 perché venga alzato il sipario, con un bel servizio di Marco Hagge, su uno dei copratagonisti di questa vicenda: il Lago di Massaciuccoli. Del quale si ripercorrono bellezza e storia, fino alla preoccupazione di Puccini, vicino alla morte, per lo sfruttamento delle torbiere. E fino ai problemi di oggi, quelli dell'inquinamento, che ci si augura di risolvere grazie «alla memoria di Giacomo Puccini».
Un momento toccante, uno dei migliori di questa bella trasmissione curata dal caporedattore della sede di Firenze Franco De Felice e resa possibile grazie ai buoni uffici di Guido Nicolai dell'Apt.
Che però, viene interrotto in maniera un po' bruta da un lungo spezzone dello spettacolo teatrale sulla figura del Maestro in scena a San Casciano: un appesantimento forse inutile dello scorrere delle immagini, che fa correre al telespettatore il rischio di perdere il filo del pensiero che - almeno oggi - dovrebbe essere focalizzato sul nuovo teatro.
Mentre passano i titoli di coda, il filo si riavvolge e si torna al «Viva Puccini» che aveva aperto il collegamento della diretta nazionale, assumendone il titolo: è l'urlo e poi il coro che si alzò in sala, quando Toscanini diresse la prima rappresentazione di Turandot nel 1926, alla Scala. Ripercorso con le immagini dello sceneggiato di Bolchi, testimoni di un'epoca dell'Italia che sembra lontana anni luce che - però - si collega a questo 2008 nel nome di un genio della musica.
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