Il dolore
DATI CATASTALI CHIESTI DALLE AZIENDE DI SERVIZI
Un rinvio per i moduli con i dati catastali
Bollette della luce, dell'acqua e del gas più pesanti. Non perché più salate ma - stavolta - in senso materiale: nella buste in arrivo in questi giorni ci sono un paio di paginette che si sono trasformate nel calvario di tanti cittadini, soprattutto anziani. Tutti alle prese con la richiesta del Fisco di indicare i dati catastali della propria abitazione, e con la necessità di evitare pesanti sanzioni. Dopo le proteste dei cittadini e del Tirreno Gaia ha spostato il termine a fine anno
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Contrordine compagni. I famosi (famigerati) questionari allegati con le bollette di Gaia che richiedevano i nostri dati catastali non dovranno più essere consegnati entro il 31 di marzo: la società che gestisce il servizio idrico ha deciso lo slittamento della data al 31 dicembre. Nove mesi in più resi possibili da una recente circolare dell’Agenzia delle entrate, che ha fatto a sua volta slittare al prossimo anno la consegna dei moduli da parte delle società dei servizi pubblici.
Anche se altre aziende (Sermas e SeaCom, ad esempio) avevano chiesto prima d’ora i dati, il grosso del problema era arrivato con le bollette di Gaia, che riguardano tutti gli utenti della Versilia. Ma non solo, come hanno dimostrate le code infinite agli sportelli della società che si trovano a Carrara. E proprio l’altro ieri i sindaci versiliesi avevano fatto balenare l’idea che il compito di girare i dati catastali al fisco (che li dovrebbe usare per scovare gli affitti in nero) spetta alle aziende.
Una visione che Gaia non condivide. Come non condivide nemmeno la possibilità che siano i comuni e non i residenti a fornire i dati: «Gli adempimenti, che lo Stato ha posto a carico dei cittadini-utenti - spiega la società dell’acqua in una nota - sono ad essi ascrivibili anche riguardo alle eventuali responsabilità di errata e omessa dichiarazione. Il che non li esime dall’essere ritenuti personalmente responsabili anche quando ciò sia predisposto da terzi». Insomma: le sanzioni (da 103 a 2.065 euro) nel caso che qualcosa non quadri rimarrebbero comunque in capo agli utenti.
Insomma, Gaia e i Comuni, seppure garbatamente continuano a incrociare le lame. Per questo la società spiega che «le difficoltà di compilazione non possono essere ascrivibili a Gaia in quanto, come per tutti gli altri gestori di servizi, tutto ciò discende da disposizioni di legge emanate ormai da tempo e quindi pienamente conosciute da tutte le amministrazioni pubbliche. Le informazioni inviate agli utenti sono state predisposte in accordo e collaborazione con l’Ato, facendo seguire appositi incontri con gli Urp comunali».
Capitolo code. Gaia si dice dispiaciuta per i disagi che gli utenti hanno dovuto sopportare, ma ricorda che «ciò è dovuto al fatto che Gaia ha dovuto sobbarcarsi, con oneri molto gravosi, di un’attività impropria, che non attiene al servizio gestito, ed è stata obbligata a sostituirsi ad altri organi e agenzie dello stato e delle amministrazioni pubbliche. Non facciamo altro che applicare una legge che lo obbliga a fare il passacarte».
Tutt’è bene quel che finisce bene, allora? Sì e no. Se Gaia, infatti, ha dato più tempo agli utenti, non è detto che questo avvenga per eventuali altre società che dovessero richiedere i dati catastali.
Una possibilità, quest’ultima, non solo di scuola se, come ha fatto ventilare il consigliere provinciale Lucio Lucchesi, nel giro di qualche giorno potrebbero arrivare moduli del tutto simili da parte dell’Enel. In quel caso il calvario, per i poveri cittadini utenti, ripartirebbe da capo.
Anche se altre aziende (Sermas e SeaCom, ad esempio) avevano chiesto prima d’ora i dati, il grosso del problema era arrivato con le bollette di Gaia, che riguardano tutti gli utenti della Versilia. Ma non solo, come hanno dimostrate le code infinite agli sportelli della società che si trovano a Carrara. E proprio l’altro ieri i sindaci versiliesi avevano fatto balenare l’idea che il compito di girare i dati catastali al fisco (che li dovrebbe usare per scovare gli affitti in nero) spetta alle aziende.
Una visione che Gaia non condivide. Come non condivide nemmeno la possibilità che siano i comuni e non i residenti a fornire i dati: «Gli adempimenti, che lo Stato ha posto a carico dei cittadini-utenti - spiega la società dell’acqua in una nota - sono ad essi ascrivibili anche riguardo alle eventuali responsabilità di errata e omessa dichiarazione. Il che non li esime dall’essere ritenuti personalmente responsabili anche quando ciò sia predisposto da terzi». Insomma: le sanzioni (da 103 a 2.065 euro) nel caso che qualcosa non quadri rimarrebbero comunque in capo agli utenti.
Insomma, Gaia e i Comuni, seppure garbatamente continuano a incrociare le lame. Per questo la società spiega che «le difficoltà di compilazione non possono essere ascrivibili a Gaia in quanto, come per tutti gli altri gestori di servizi, tutto ciò discende da disposizioni di legge emanate ormai da tempo e quindi pienamente conosciute da tutte le amministrazioni pubbliche. Le informazioni inviate agli utenti sono state predisposte in accordo e collaborazione con l’Ato, facendo seguire appositi incontri con gli Urp comunali».
Capitolo code. Gaia si dice dispiaciuta per i disagi che gli utenti hanno dovuto sopportare, ma ricorda che «ciò è dovuto al fatto che Gaia ha dovuto sobbarcarsi, con oneri molto gravosi, di un’attività impropria, che non attiene al servizio gestito, ed è stata obbligata a sostituirsi ad altri organi e agenzie dello stato e delle amministrazioni pubbliche. Non facciamo altro che applicare una legge che lo obbliga a fare il passacarte».
Tutt’è bene quel che finisce bene, allora? Sì e no. Se Gaia, infatti, ha dato più tempo agli utenti, non è detto che questo avvenga per eventuali altre società che dovessero richiedere i dati catastali.
Una possibilità, quest’ultima, non solo di scuola se, come ha fatto ventilare il consigliere provinciale Lucio Lucchesi, nel giro di qualche giorno potrebbero arrivare moduli del tutto simili da parte dell’Enel. In quel caso il calvario, per i poveri cittadini utenti, ripartirebbe da capo.
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