Sicurezza
I guerrieri di Vannucci e Lombardi verso la vittoria
Claudio Vecoli
«In nome di chi» una spanna sopra gli altri. Un bel sortilegio per Malfatti
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VIAREGGIO. Un carro sopra tutti. Anzi, due. Il primo corso mascherato - pur con le dovute cautele del caso - è già servito a dare una prima ma significativa idea sui candidati alla vittoria finale. E, trionfatori assoluti di questo primo round, sono senza dubbio Roberto Vannucci e Carlo Lombardi con il loro «Per colpa di chi», nettamente una spanna davanti a tutti gli altri carri. Più in generale fa però piacere sottolineare come il livello medio delle costruzioni di prima categoria si sia spostato verso l'alto. E non mancano gradite sorprese, come il ritorno ad alti livelli di Franco Malfatti, nelle ultime edizioni un po' sottotono.
Per colpa di chi di Roberto Vannucci e Carlo Lombardi Dopo due edizioni fuori concorso, i due costruttori tornano in gara con un «doppio carro» davvero spettacolare. I due giganteschi guerrieri che si fronteggiano armati di spada e scimitarra riempiono la scena, sono ben modellati, sono cromaticamente complementari. E - grazie alla quinta rialzata sul retro che raggiunge altezze forse mai viste sui viali a mare - hanno una imponenza fuori dal comune. Anche lo spazio fra i due carri è sapientemente riempito con quattro carrelli sormontati ciascuno da un figurante, in modo da colmare eventuali vuoti di maschere a terra. Certo, l'aver modificato il tema iniziale del bozzetto (Islam contro Cristianesimo) ha indubbiamente annacquato l'efficacia del messaggio. Ma il carro ne risente relativamente. Il vero ostacolo verso il primo premio, per Vannucci e Lombardi, sarà semmai quale metro di giudizio adotterà la giuria: come valutare due carri distinti ma che vanno letti necessariamente insieme?
Voto: 9
Sortilegio di Franco Malfatti È forse la più lieta sorpresa di questo Carnevale 2008. La coloratissima testa di pagliaccio che si trasforma in teschio (e viceversa) all'aprirsi e allo schiudersi della torre circolare che li racchiude è una trovata scenica assolutamente riuscita. Così come di grande effetto è il contrasto cromatico fra il grigio piatto della torre e i colori elettrici del pagliaccio/teschio. Splendidi poi per modellatura e movimenti i due grandi draghi che proteggono la torre, resi ancor più spettacolari dal fumo che esce loro dalle narici. Malfatti, poi, non ha voluto tralasciare neppure il retro, realizzando delle finestre con balconi da cui si affacciano alcune maschere, creando così un gioco di vuoti e pieni che alleggerisce la struttura.
Voto: 8,5
Pranzo di gala di Alessandro Avanzini Il vincitore delle ultime due edizioni continua il suo percorso di maturazione verso uno stile sempre più personale. I suoi personaggi - il grosso maiale che domina la scena e ancor più i loschi figuri che rappresentano i poteri forti che mangiano avidamente al pranzo di gala - sono sempre più stilizzati (un esperimento che lo scorso anno si era limitato al cavallo di Prodi). E la realizzazione è come sempre impeccabile. Tuttavia il carro - proprio rispetto al Prodi della passata edizione - comunica meno emozioni. Ed è di più complessa lettura. Una freddezza che non riescono a scaldare neppure la colonna sonora e le coreografie.
Voto: 8
Un se ne po' più... di Massimo Breschi I guai alla struttura che sorreggeva la carriola (e che hanno messo il carro ko dopo meno di mezzo giro) rinviano necessariamente ad una miglior lettura al secondo corso. Finché ha funzionato, però, il Re Carnevale che porta Prodi e Berlusconi in carriola verso l'ospizio è sembrato un carro ben costruito, di lettura immediata e di grande movimento. Azzeccato anche il gioco di mascherine che trasforma Prodi in Berlusconi e Berlusconi in Prodi, mentre da un punto di vista puramente scenografico è sicuramente d'effetto il lunghissimo mantello rosso che cala dalle spalle di Re Carnevale fin sul pubblico.
Voto: 7,5
Troppi grilli per la testa di Renato Verlanti e fratelli Bonetti E' un carro d'impianto molto (troppo?) tradizionale, di lettura quasi esclusivamente frontale, senza particolari inventive strutturali (salvo l'idea di inserire due maxischermi ai fianchi del carro con le immagini degli spettacoli di Beppe Grillo). Tuttavia il ritratto del comico genovese è ben riuscito, così come sono discretamente modellati anche i personaggi di contorno. Immediata anche la lettura complessiva, con una satira che colpisce a destra e a sinistra.
Voto: 7,5
È qui la festa di Gilbert Lebigre e Corinne Roger La satira è vera, autentica, pungente, dissacratoria. Con gli scranni di Montecitorio occupati dapprima dagli onorevoli che rappresentano il peggio della classe politica e, quando calano le loro foto, da vecchi parrucconi e personaggi dei cartoon. Il tutto è poi arricchito dalle belle coreografie danzanti sul palcoscenico. Tuttavia il carro è... poco carro, con scarsissimo utilizzo della cartapesta (i tre grossi bambini arrampicati sul davanti/dietro e le teste dei personaggi seduti nell'emiciclo) ed eccessivo ricorso a fotografie e manifesti. Dalla coppia Lebigre-Roger è lecito attendersi di più.
Voto: 7
Autoritratto di Gionata Francesconi Ha cambiato il proprio registro stilistico: non più la poesia dei Pulcinella, ma il più giocoso autoritratto di Gionata Francesconi che calza sulle mani due burattini di Burlamacco. Il palcoscenico, poi, invece delle struggenti rappresentazioni di poche maschere si è trasformato in una pedana dove si esibisce la Libecciata. A nostro avviso, però, il cambiamento non giova. E il risultato è inferiore alle attese. Come per la coppia Lebigre-Roger, da Gionata ci aspettiamo qualcosa di meglio.
Voto: 7
Ogni scarrafone è bel a mamma soia di Alfredo Ricci Il carro - e in particolar modo lo scarrafone - è come sempre molto curato fin nei più piccoli particolari. E ottimamente modellato. Ricercati i movimenti, sinuosi e morbidi. Sarà forse per il soggetto scelto come figura principale, sarà per la colorazione monocorde, fatto sta l'effetto complessivo della costruzione non è dei più riusciti. E il carro non riesce a «bucare».
Voto: 7
Per colpa di chi di Roberto Vannucci e Carlo Lombardi Dopo due edizioni fuori concorso, i due costruttori tornano in gara con un «doppio carro» davvero spettacolare. I due giganteschi guerrieri che si fronteggiano armati di spada e scimitarra riempiono la scena, sono ben modellati, sono cromaticamente complementari. E - grazie alla quinta rialzata sul retro che raggiunge altezze forse mai viste sui viali a mare - hanno una imponenza fuori dal comune. Anche lo spazio fra i due carri è sapientemente riempito con quattro carrelli sormontati ciascuno da un figurante, in modo da colmare eventuali vuoti di maschere a terra. Certo, l'aver modificato il tema iniziale del bozzetto (Islam contro Cristianesimo) ha indubbiamente annacquato l'efficacia del messaggio. Ma il carro ne risente relativamente. Il vero ostacolo verso il primo premio, per Vannucci e Lombardi, sarà semmai quale metro di giudizio adotterà la giuria: come valutare due carri distinti ma che vanno letti necessariamente insieme?
Voto: 9
Sortilegio di Franco Malfatti È forse la più lieta sorpresa di questo Carnevale 2008. La coloratissima testa di pagliaccio che si trasforma in teschio (e viceversa) all'aprirsi e allo schiudersi della torre circolare che li racchiude è una trovata scenica assolutamente riuscita. Così come di grande effetto è il contrasto cromatico fra il grigio piatto della torre e i colori elettrici del pagliaccio/teschio. Splendidi poi per modellatura e movimenti i due grandi draghi che proteggono la torre, resi ancor più spettacolari dal fumo che esce loro dalle narici. Malfatti, poi, non ha voluto tralasciare neppure il retro, realizzando delle finestre con balconi da cui si affacciano alcune maschere, creando così un gioco di vuoti e pieni che alleggerisce la struttura.
Voto: 8,5
Pranzo di gala di Alessandro Avanzini Il vincitore delle ultime due edizioni continua il suo percorso di maturazione verso uno stile sempre più personale. I suoi personaggi - il grosso maiale che domina la scena e ancor più i loschi figuri che rappresentano i poteri forti che mangiano avidamente al pranzo di gala - sono sempre più stilizzati (un esperimento che lo scorso anno si era limitato al cavallo di Prodi). E la realizzazione è come sempre impeccabile. Tuttavia il carro - proprio rispetto al Prodi della passata edizione - comunica meno emozioni. Ed è di più complessa lettura. Una freddezza che non riescono a scaldare neppure la colonna sonora e le coreografie.
Voto: 8
Un se ne po' più... di Massimo Breschi I guai alla struttura che sorreggeva la carriola (e che hanno messo il carro ko dopo meno di mezzo giro) rinviano necessariamente ad una miglior lettura al secondo corso. Finché ha funzionato, però, il Re Carnevale che porta Prodi e Berlusconi in carriola verso l'ospizio è sembrato un carro ben costruito, di lettura immediata e di grande movimento. Azzeccato anche il gioco di mascherine che trasforma Prodi in Berlusconi e Berlusconi in Prodi, mentre da un punto di vista puramente scenografico è sicuramente d'effetto il lunghissimo mantello rosso che cala dalle spalle di Re Carnevale fin sul pubblico.
Voto: 7,5
Troppi grilli per la testa di Renato Verlanti e fratelli Bonetti E' un carro d'impianto molto (troppo?) tradizionale, di lettura quasi esclusivamente frontale, senza particolari inventive strutturali (salvo l'idea di inserire due maxischermi ai fianchi del carro con le immagini degli spettacoli di Beppe Grillo). Tuttavia il ritratto del comico genovese è ben riuscito, così come sono discretamente modellati anche i personaggi di contorno. Immediata anche la lettura complessiva, con una satira che colpisce a destra e a sinistra.
Voto: 7,5
È qui la festa di Gilbert Lebigre e Corinne Roger La satira è vera, autentica, pungente, dissacratoria. Con gli scranni di Montecitorio occupati dapprima dagli onorevoli che rappresentano il peggio della classe politica e, quando calano le loro foto, da vecchi parrucconi e personaggi dei cartoon. Il tutto è poi arricchito dalle belle coreografie danzanti sul palcoscenico. Tuttavia il carro è... poco carro, con scarsissimo utilizzo della cartapesta (i tre grossi bambini arrampicati sul davanti/dietro e le teste dei personaggi seduti nell'emiciclo) ed eccessivo ricorso a fotografie e manifesti. Dalla coppia Lebigre-Roger è lecito attendersi di più.
Voto: 7
Autoritratto di Gionata Francesconi Ha cambiato il proprio registro stilistico: non più la poesia dei Pulcinella, ma il più giocoso autoritratto di Gionata Francesconi che calza sulle mani due burattini di Burlamacco. Il palcoscenico, poi, invece delle struggenti rappresentazioni di poche maschere si è trasformato in una pedana dove si esibisce la Libecciata. A nostro avviso, però, il cambiamento non giova. E il risultato è inferiore alle attese. Come per la coppia Lebigre-Roger, da Gionata ci aspettiamo qualcosa di meglio.
Voto: 7
Ogni scarrafone è bel a mamma soia di Alfredo Ricci Il carro - e in particolar modo lo scarrafone - è come sempre molto curato fin nei più piccoli particolari. E ottimamente modellato. Ricercati i movimenti, sinuosi e morbidi. Sarà forse per il soggetto scelto come figura principale, sarà per la colorazione monocorde, fatto sta l'effetto complessivo della costruzione non è dei più riusciti. E il carro non riesce a «bucare».
Voto: 7
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